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Borgo sulla sponda orientale del ramo di Como del Lago di Como, tra Como e Bellagio, con strette viuzze in pietra e un paesaggio lacustre autentico e poco frequentato. Le sue origini risalgono all'epoca preistorica, rendendolo un luogo di stratificazione storica oltre che naturale.
Sulla sponda orientale del ramo di Como, a metà strada tra la città capoluogo e Bellagio, Nesso occupa uno dei tratti più ripidi e meno percorsi del Triangolo Lariano. Il borgo si stringe intorno alla confluenza di due torrenti, il Tuf e il Nosè, che scendono dalle pendici boscose del monte e si uniscono prima di gettarsi nel lago. Questa doppia presenza dell'acqua — quella ferma e profonda del Lario, quella rapida e verticale dei torrenti — definisce la fisionomia del luogo in modo più netto di qualsiasi architettura.
Il nome stesso porta tracce di una frequentazione antichissima: l'ipotesi più accreditata lo riconduce a una radice celtica legata al concetto di ormeggio, o alla divinità celtica delle acque Ness, a conferma che il sito era abitato e nominato già prima della romanizzazione. I ritrovamenti preistorici nell'area documentano una continuità insediativa che attraversa millenni, rendendo le case in pietra locale e i vicoli che scendono verso il molo non semplici elementi pittoreschi ma strati di una sedimentazione lunga.
L'elemento paesaggistico che distingue Nesso dagli altri borghi lacustri è l'Orrido, la gola naturale scavata dal torrente Nosè nel calcare e nella roccia metamorfica del versante. Le pareti si stringono fino a formare un corridoio verticale attraverso cui l'acqua precipita in cascata prima di raggiungere il lago. La luce vi entra obliqua, la vegetazione cresce sulle pareti umide, e il rumore dell'acqua copre ogni altro suono. Non è un fenomeno raro in senso assoluto — le Prealpi lombarde ne contano diversi — ma la posizione di questo, a pochi metri dal lungolago e dall'abitato, crea una giustapposizione insolita tra la scala domestica del borgo e la forza erosiva della natura.
Il tessuto edilizio di Nesso è rimasto sostanzialmente compatto: le abitazioni in sasso grigio si appoggiano le une alle altre lungo vicoli che in certi punti non lasciano spazio a due persone affiancate. Il lungolago conserva la proporzione di un approdo di lavoro, non di una passeggiata costruita per il turismo. Questa condizione — che deriva più dalla morfologia difficile del terreno che da una scelta consapevole di conservazione — ha tenuto il borgo fuori dai circuiti principali del lago, nonostante la distanza da Como sia di circa trenta chilometri e il collegamento via strada statale sia diretto.
Leonardo da Vinci menzionò l'Orrido di Nesso nel Codice Atlantico, annotando la cascata come esempio di fenomeno naturale degno di studio. È un dettaglio che colloca questo angolo di sponda orientale dentro una storia più ampia dell'osservazione scientifica del paesaggio italiano, ben prima che il lago diventasse meta di viaggiatori nordeuropei e poi di turismo di massa.
Andrea stillone · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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