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Tratto di costa cilentana con sentieri nascosti tra calette, borghi sospesi e mare poco frequentato, lontano dai circuiti turistici di massa. Un paesaggio autentico che unisce macchia mediterranea, falesie e piccole insenature raggiungibili a piedi.
La costa che scende da Camerota verso il mare non segue linee morbide. Le falesie calcaree cadono a picco, interrotte da insenature strette che il sole raggiunge solo in certi momenti del giorno, e i sentieri che le collegano attraversano una macchia mediterranea densa, dove il lentisco e il rosmarino selvatico crescono fino al bordo della roccia. Marina di Camerota si trova nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni — riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 1998, Riserva della Biosfera dal 1997 e primo parco nazionale italiano a ottenere il titolo di Geoparco nel 2010 — in un tratto di costa dove la pressione del turismo di massa si attenua con rapidità non appena ci si allontana dal lungomare principale.
Il territorio porta su di sé strati di storia che risalgono ben oltre l'epoca moderna. Secondo la tradizione, Camerota fu fondata nel VI secolo a.C. dai Focei, e il nome deriverebbe dal greco *kamaroton*, costruzione ad arco, di cui il borgo conserva ancora tracce nell'impianto edilizio. Il castello medievale che dominava l'abitato fu conteso da normanni, svevi, angioini e aragonesi; nel 1552 la cittadina fu devastata dalle truppe turche del comandante Bessà, e in risposta vennero erette lungo la costa diverse torri di avvistamento. Camerota fu governata, nel corso dei secoli, dai Sanseverino, dai Di Sangro e dai Marchese. Ancora oggi gli abitanti distinguono la parte interna del borgo con l'espressione dialettale *ind'alli mura* — dentro le mura — da quella esterna, *for'alli mura*, a testimoniare quanto la cinta difensiva abbia segnato la memoria collettiva e la geografia quotidiana del luogo.
I sentieri che scendono verso la costa attraversano un paesaggio che alterna grotte marine, piccole spiagge di ciottoli e calette raggiungibili solo a piedi o via mare. La Baia degli Infreschi, compresa nell'Area Marina Protetta degli Infreschi e della Masseta, è tra i tratti più integri di questo litorale: l'acqua vi mantiene una trasparenza che dipende direttamente dall'assenza di insediamenti stabili nelle immediate vicinanze. I percorsi escursionistici del parco collegano la costa con l'entroterra, scendendo dal Monte Bulgheria — che supera i 1.200 metri — fino al livello del mare, attraverso dislivelli che cambiano radicalmente la vegetazione e la luce nel giro di pochi chilometri.
Quello che distingue questo tratto cilentano da altri contesti costieri del Mezzogiorno è la continuità tra dimensione naturale e sedimentazione storica: le grotte della zona hanno restituito reperti del Paleolitico, e le rotte commerciali greche che percorrevano questo mare hanno lasciato tracce nei toponimi e nell'impianto di alcuni insediamenti. Il paesaggio non è mai solo scenografico — porta con sé una stratificazione che richiede tempo per essere letta, e che il passo lento dell'escursione a piedi permette di avvertire con una precisione che altri mezzi non consentono.
OpenStreetMap contributors · CC BY-SA 2.0 — Wikimedia Commons
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