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Vitigno autoctono laziale dalle note agrumate e di erbe aromatiche, tra i più identitari della regione e protagonista dei vini dei Castelli Romani e della denominazione Roma DOC.
Sui Colli Albani, a pochi chilometri da Roma, la vite cresce su suoli di origine vulcanica che i secoli hanno reso porosi e minerali. È in questo paesaggio che la Malvasia Puntinata ha trovato il proprio ambiente elettivo: un vitigno a bacca bianca distinto, per carattere e per storia, dalle numerose altre varietà che portano il nome "malvasia" nella penisola. Il termine "puntinata" rimanda alla caratteristica morfologica del grappolo, i cui acini presentano piccole macchie scure sulla buccia a maturazione avvenuta — un segno di riconoscimento botanico che distingue questa varietà dalla Malvasia di Candia, con cui spesso condivide i vigneti dell'area dei Castelli Romani.
Il profilo aromatico della Malvasia Puntinata è preciso e riconoscibile: note agrumate, erbe aromatiche, a volte un accenno floreale che non scivola mai nell'eccessivo. In bocca tende alla freschezza, con una struttura leggera che la rende adatta ai climi caldi della campagna laziale. Nel disciplinare della Castelli Romani DOC, approvato con decreto ministeriale nel novembre 1996, figura tra i vitigni ammessi per la produzione del Bianco, insieme al Trebbiano Toscano e alla Malvasia di Candia, con una quota minima complessiva del settanta per cento. La sua presenza è prevista anche nel disciplinare della Roma DOC, denominazione più recente che ha consolidato il legame tra la produzione vinicola del territorio e la città che ne è stata per secoli il principale mercato di consumo.
La storia di questo vitigno si intreccia con quella dell'enologia laziale in modo che raramente emerge nei circuiti della comunicazione enogastronomica nazionale. Mentre altre denominazioni italiane hanno costruito narrazioni forti e riconoscibili, i Castelli Romani hanno mantenuto una vocazione produttiva legata al consumo locale, alla trattoria, alla tavola quotidiana. La Malvasia Puntinata è rimasta dentro questa cornice: un vino di territorio nel senso più letterale del termine, che ha accompagnato i piatti della cucina romana — dalle paste con i legumi agli arrosti di abbacchio — senza aspirare a palcoscenici internazionali. Questa posizione defilata ha preservato, almeno in parte, la continuità colturale del vitigno in un'area dove la pressione urbana ha ridotto progressivamente la superficie vitata.
Negli ultimi anni alcuni produttori dell'area hanno scelto di valorizzare la Malvasia Puntinata in versione varietale, uscendo dalla logica del blend tradizionale per restituirle una voce autonoma. È un movimento ancora contenuto, ma significativo: indica una presa di coscienza sul patrimonio ampelografico locale e una volontà di costruire un'identità enologica più definita per un territorio che, per posizione geografica e storia, avrebbe ogni ragione per occupare uno spazio più visibile nel panorama dei vini italiani a denominazione.
NikonZ7II · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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