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Bisignano è uno dei centri calabresi dove sopravvive la tradizione della liuteria artigianale, con maestri che costruiscono strumenti a corda secondo tecniche tramandate nei secoli.
Nel rione della Giudecca, a Bisignano — comune della provincia di Cosenza adagiato sulle colline che guardano verso la valle del Crati — la lavorazione del legno per la costruzione di strumenti a corda ha una storia documentata almeno dal Settecento. Non si tratta di una tradizione generica: il *Dictionnaire Universel des Luthiers* di René Vannes, pubblicato a Bruxelles nel 1951, cita esplicitamente il maestro Vincenzo De Bonis I (1780–1850) come esponente di una famiglia la cui attività è attestata in modo continuo da quella data. Lo studioso di acustica musicale e storia della liuteria Gioacchino Pasqualini ha definito i De Bonis la "dinastia di liutai più antica d'Italia", una qualifica che rimanda non a un primato celebrativo ma a una questione di documentazione archivistica: se le fonti scritte risalissero più indietro, il casato risulterebbe probabilmente ancora più antico.
Le radici di questa tradizione affondano, secondo la memoria locale, nella presenza ebraica nel quartiere della Giudecca, dove le botteghe di costruzione di strumenti a corda erano concentrate già in epoca medievale. Il legame tra comunità ebraiche e liuteria non è peculiare di Bisignano — si ritrova in diversi centri del Meridione — ma qui ha lasciato una traccia ininterrotta, sedimentata nei materiali, nelle tecniche e nei nomi di famiglia. Nella bottega del rione, i legni venivano scelti, invecchiati e trattati con resine e vernici secondo procedure tramandate internamente: ogni elemento costruttivo, comprese le decorazioni e gli intarsi, era concepito in funzione della risposta acustica dello strumento, non come ornamento separato dalla sua voce.
Vincenzo De Bonis, scomparso nel dicembre del 2013, rappresenta l'ultimo anello documentato di questa catena. Chi lo conobbe negli anni Settanta del Novecento — e un articolo di Lia Sogri pubblicato su *Calabria Illustrata* nel 1972-73 ne offre una testimonianza diretta — descrive un artigiano capace di costruire strumenti le cui linee differivano l'una dall'altra, ciascuna rispondente a un calcolo preciso di proporzioni e materiali. I legni rari, invecchiati con metodo, e le vernici di composizione non standardizzata erano parte di un sapere che non si trasmetteva attraverso manuali ma per osservazione e pratica prolungata.
Bisignano si inserisce in un contesto territoriale — la provincia cosentina — dove la liuteria artigianale ha avuto storicamente più di un centro attivo, tra cui Acri, Scilla e Rende. Ma la specificità bisignanese risiede nella continuità familiare e nella precocità della documentazione, elementi che distinguono questa realtà da un artigianato diffuso e anonimo. Che una piccola città calabrese compaia in un dizionario internazionale della liuteria pubblicato a metà del Novecento è, di per sé, un dato che misura la portata di quella presenza.
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