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La più piccola delle Isole Egadi, Levanzo conserva un paesaggio marino incontaminato e un'identità storica legata alle antiche rotte del Mediterraneo. Custodisce la Grotta del Genovese, con incisioni rupestri risalenti al Paleolitico.
Levanzo misura poco più di cinque chilometri quadrati e conta qualche centinaio di abitanti stabili. Il suo unico centro abitato è un piccolo porto con case basse affacciate sul mare, senza strade percorribili da automobili, senza il rumore di motori che non siano quelli dei traghetti in arrivo da Trapani. In questo contesto di rarefazione materiale, la storia si è depositata con una densità che contrasta con l'apparente semplicità del luogo.
La Grotta del Genovese, raggiungibile soltanto via mare o attraverso un sentiero a piedi lungo la costa occidentale dell'isola, custodisce alcune delle testimonianze rupestri più antiche del Mediterraneo centrale. Le pitture parietali risalgono al Paleolitico superiore — si collocano indicativamente tra i diecimila e i quattordicimila anni fa — e raffigurano figure animali, tra cui bovidi e cervi, tracciate con una sicurezza di segno che gli studiosi hanno messo in relazione con tradizioni iconografiche diffuse nell'Europa preistorica. Accanto a queste, incisioni di epoca neolitica aggiungono uno strato ulteriore: figure umane stilizzate e rappresentazioni di pesci che documentano il passaggio da una cultura di cacciatori a una di pescatori e agricoltori. La grotta fu scoperta nel 1949 da Casimiro Tusa, che ne intuì il valore e avviò le prime campagne di documentazione sistematica.
Il mare che circonda Levanzo porta un'altra data incisa nella memoria storica: il 10 marzo del 241 a.C. Fu qui, nelle acque tra le Egadi, che la flotta romana comandata dal console Gaio Lutazio Catulo affrontò e sconfisse quella cartaginese, ponendo fine alla Prima Guerra Punica. La Battaglia delle Egadi è considerata dagli storici la più grande battaglia navale dell'antichità per numero di navi coinvolte e per le sue conseguenze geopolitiche: la vittoria romana aprì la strada al dominio sul Mediterraneo occidentale e segnò l'inizio del declino della potenza cartaginese. I fondali di quest'area hanno restituito nel corso degli ultimi decenni rostri in bronzo appartenenti alle navi affondate nel combattimento — reperti oggi oggetto di ricerche condotte in collaborazione con istituzioni internazionali, tra cui la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e università americane.
Ciò che rende Levanzo una questione storica di rilievo, più che una semplice destinazione, è la stratificazione temporale compressa in uno spazio così ridotto: dalla preistoria dipinta sulle pareti di una grotta calcarea alla guerra che ridisegnò i confini del mondo antico, fino all'isolamento contemporaneo che ha preservato entrambe le memorie quasi per inerzia geografica. L'isola non ha cercato di valorizzarsi: è rimasta com'era, e proprio per questo ciò che contiene è arrivato fino a noi.
Norbert Nagel, Mörfelden-Walldorf, Germany · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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