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Torcello è un'isola della laguna veneziana pressoché disabitata, celebre per il suo Ponte del Diavolo, uno dei pochi ponti senza parapetti rimasti in Italia. Conserva testimonianze di un passato medievale florido oggi quasi del tutto silenzioso.
Nell'arcipelago lagunare che precede Venezia, Torcello occupa una posizione singolare: è l'isola che venne prima. Fondata, secondo la tradizione, nel 452 d.C. da popolazioni fuggite dalle invasioni barbariche che devastavano la terraferma veneta, essa fu per secoli uno dei centri più vitali dell'intera laguna. Nel Medioevo contava decine di migliaia di abitanti, ospitava mercati, chiese, monasteri e una vita civile organizzata che Venezia, allora ancora in formazione, guardava come a un modello. Poi, lentamente, il silenzio.
Il declino di Torcello fu graduale e inesorabile: l'impaludamento dei canali, le epidemie di malaria, lo spostamento progressivo dei commerci verso Rialto svuotarono l'isola nel corso dei secoli XIV e XV. Oggi vi risiedono stabilmente meno di una decina di persone. Di quell'antico tessuto urbano rimangono pochi edifici, ma di peso straordinario: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 639 e più volte rimaneggiata, conserva mosaici bizantini del XII secolo tra i più integri del Veneto, con il celebre Giudizio Universale che occupa l'intera controfacciata. Accanto sorge la chiesa di Santa Fosca, a pianta centrale con portico pentagonale, risalente all'XI-XII secolo.
Il Ponte del Diavolo attraversa uno dei canali interni dell'isola ed è una delle strutture che più colpisce per la sua essenzialità: un arco in pietra d'Istria privo di parapetti, senza ringhiere né protezioni laterali. Non è l'unico ponte di questo tipo sopravvissuto in Italia, ma è tra i più noti e meglio conservati. La leggenda popolare che gli attribuisce un'origine diabolica — il diavolo avrebbe preteso come compenso l'anima del primo essere vivente ad attraversarlo, ricevendo invece quella di un gatto — appartiene al repertorio folklorico lagunare, ma dice qualcosa di reale sul rapporto che le comunità insulari intrattenevano con questi manufatti: strutture necessarie, talvolta pericolose, sempre cariche di significato collettivo.
Il paesaggio che circonda i monumenti è fatto di canneti, acqua ferma, sentieri in terra battuta. L'assenza di traffico motorizzato e la rarefazione degli edifici restituiscono una percezione dello spazio lagunare che nelle isole più frequentate è ormai impossibile ritrovare. Torcello non è rimasta intatta per scelta, ma per abbandono — e questa distinzione cambia il modo in cui la si percorre.
Didier Descouens · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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