Pretoro è uno dei borghi abruzzesi dove la tradizione dell'intaglio del legno è ancora viva, tramandata da artigiani locali che lavorano questa materia prima con tecniche antiche.
Pretoro si aggrappa alle pendici della Maiella come molti borghi della provincia di Chieti: case in pietra calcarea, vicoli stretti, un orizzonte che sale verso i tremila metri del massiccio. In questo contesto di montagna appenninica, dove per secoli le risorse erano quelle che il territorio offriva direttamente — la pietra, il bosco, la lana — il legno ha rappresentato una materia di necessità prima ancora che di espressione. Faggi, aceri e carpini della Maiella entravano nelle case come utensili, suppellettili, arredi: oggetti che qualcuno doveva saper fare, e che qualcun altro doveva saper riparare.
La tradizione dell'intaglio a Pretoro si è sviluppata all'interno di questa logica di economia chiusa, propria dei borghi montani abruzzesi fino alla metà del Novecento. I maestri intagliatori non erano figure separate dalla comunità contadina e pastorale: erano spesso gli stessi uomini che conoscevano il ciclo delle stagioni, che sapevano quale legno tagliare in quale periodo dell'anno per evitare che si spaccasse asciugandosi, quale essenza resistesse meglio all'umidità delle stalle e quale si prestasse alla lavorazione fine. Questo sapere non era scritto: circolava attraverso la bottega, l'osservazione, la ripetizione.
Ciò che distingue la produzione di questi artigiani dalla semplice falegnameria è la presenza del gesto decorativo: l'intaglio, appunto, che trasforma una superficie liscia in un campo di segni. Motivi geometrici, figure vegetali, talvolta animali stilizzati — un repertorio formale che riflette influenze pastorali e devozione popolare, e che si ritrova in molti oggetti della cultura materiale abruzzese: conocchie, fusi, cassapanche, cornici. A Pretoro questa pratica ha mantenuto una continuità che in altri centri si è interrotta con lo spopolamento degli anni Sessanta e Settanta.
Il borgo conta oggi poche centinaia di abitanti, ma la presenza di artigiani attivi nell'intaglio resta documentata. La trasmissione del mestiere avviene ancora in forma diretta, da persona a persona, senza la mediazione di scuole o istituti formali. È una modalità fragile, esposta all'interruzione ogni volta che una generazione non trova chi raccogliere quanto ha accumulato. Eppure è anche la stessa modalità che ha permesso a queste tecniche di sopravvivere per secoli, adattandosi senza dissolversi.
Zitumassin · CC BY 3.0 — Wikimedia Commons
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