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Vitigno storico della Val di Non, recuperato e valorizzato nel tempo, rappresenta una delle produzioni viticole più rare e meno conosciute del Trentino.
La Val di Non è una delle valli trentine più riconoscibili per un solo prodotto: la mela. Eppure, lungo i versanti che scendono verso il lago di Santa Giustina, sopravvive una viticoltura antica che la monocoltura del melo aveva quasi cancellato. Il Groppello di Revò — conosciuto localmente come Gropél — è un vitigno a bacca nera autoctono della zona di Revò, nel Trentino settentrionale, iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite e tutelato dall'Indicazione Geografica Tipica Vigneti delle Dolomiti. La sua presenza in valle è documentata almeno dalla fine del XVI secolo, e non va confuso con altri vitigni che portano il nome Groppello, come quello diffuso nell'area di Riva del Garda: si tratta di varietà distinte, senza legame genetico accertato.
La storia recente di questo vitigno è quella di un recupero condotto con ostinazione da pochi produttori locali. Tra questi, l'azienda agricola El Zeremia, guidata da Lorenzo Zadra, erede di una famiglia cui si attribuisce in larga parte la riscoperta del vitigno. A Revò, nel 1893, era sorta la prima cantina cooperativa del Trentino, segno che quella zona aveva una vocazione viticola consolidata prima che l'economia agricola della valle si orientasse quasi interamente verso la frutticoltura. I vigneti sopravvissuti si trovano oggi a circa 700 metri di quota, sulle sponde del lago di Santa Giustina, con esposizione sud-ovest su suoli di dolomia, calcarei e sabbiosi — condizioni che segnano in modo diretto il carattere del vino.
Il Groppello di Revò produce grappoli di dimensione medio-piccola, con acini arrotondati e una compattezza media. Il vino che ne deriva ha una colorazione rossa tendente al violetto, vivacità acidica pronunciata, tannini presenti ma non aggressivi, e aromi fruttati accompagnati da una componente speziata. Tra le caratteristiche che hanno attirato l'attenzione degli enologi c'è la presenza del rotundone, il composto organico responsabile dell'aroma caratteristico del pepe nero, che conferisce al vino una nota distintiva non comune tra i rossi di montagna. La vendemmia avviene manualmente nella prima decade di ottobre; la vinificazione prevede una macerazione di circa due settimane a temperatura controllata, con maturazione in acciaio.
La produzione rimane contenuta, rivolta a un mercato di nicchia che guarda alla biodiversità viticola alpina con interesse crescente. In un contesto enologico italiano dove la valorizzazione dei vitigni minori è diventata una tendenza consolidata, il Groppello di Revò occupa una posizione periferica non per mancanza di qualità, ma per la scarsità di vigneti e di produttori attivi. Questo lo rende uno dei casi in cui la sopravvivenza di un patrimonio genetico e culturale dipende ancora, in modo diretto, dalla scelta di singole famiglie di continuare a coltivare dove sarebbe più semplice non farlo.
Flodur63 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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