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Borgo medievale della Locride considerato una delle perle della Magna Grecia, con una cattedrale normanna tra le più grandi della Calabria e un centro storico di straordinaria integrità.
Gerace occupa uno sperone di roccia a circa 500 metri sul livello del mare, nell'entroterra della Locride, con l'Aspromonte che chiude l'orizzonte a ovest e il Mar Ionio che si apre a est. La posizione non è casuale: il borgo nacque come rifugio. Quando le incursioni saracene resero insostenibile la vita sulla costa, gli abitanti dell'antica Locri Epizefiri abbandonarono la città greca e risalirono verso le alture, cercando nella roccia una difesa naturale che le mura da sole non avrebbero potuto garantire. Da quel movimento di popolazioni, collocabile intorno al IX-X secolo, prese forma un insediamento destinato a durare.
La stratificazione che ne derivò è leggibile ancora oggi nel tessuto urbano. Gerace attraversò il dominio bizantino, poi quello normanno, poi quello svevo, assorbendo da ciascuna stagione forme architettoniche e influenze culturali che non si cancellarono a vicenda ma si depositarono, come sedimenti, le une sulle altre. Il monumento che sintetizza con maggiore evidenza questa complessità è la Cattedrale, edificata in epoca normanna nell'XI secolo e rimasta la chiesa più grande della Calabria. La sua navata custodisce colonne di spoglio provenienti direttamente da Locri Epizefiri: fusti di marmo e granito che erano già antichi quando i Normanni li reimpiegarono, e che portano nel corpo della cattedrale cristiana la memoria fisica della città greca abbandonata.
Il centro storico si articola in un dedalo di vicoli stretti, scalinate e piazze raccolte che hanno conservato una coerenza formale rara. Gerace è inclusa nel circuito dei Borghi più belli d'Italia, riconoscimento che riflette proprio l'integrità di questo impianto medievale, rimasto in larga parte integro nonostante i secoli e i terremoti che hanno segnato profondamente la storia sismica della Calabria meridionale. Le chiese disseminate nel borgo — la tradizione locale ne conta un numero elevato, da cui la denominazione popolare di "borgo delle cento chiese" — testimoniano una densità religiosa che era anche densità demografica e civile, in un centro che per secoli fu sede vescovile di rilievo.
Ciò che Gerace conserva non è soltanto un repertorio di edifici storici, ma la logica di un insediamento che ha risposto a condizioni precise: la necessità di difesa, la disponibilità della roccia, la memoria di una città più antica di cui si era eredi. Ogni elemento del paesaggio urbano rimanda a quella catena di scelte e di eredità, rendendo il borgo un documento stratificato della storia del Mediterraneo meridionale.
Phyrexian · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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