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Sotto le case bianche del basso Salento si aprono antichi ambienti scavati nella roccia dove per secoli si è prodotto l'olio d'oliva. Un sistema ipogeo che racconta la civiltà contadina e olearia del Salento profondo.
Presicce-Acquarica è un comune del basso Salento, nella provincia di Lecce, nato dalla fusione amministrativa di due centri storici distinti. Sotto le sue strade lastricate e i cortili silenziosi si estende un sistema di cavità artificiali che per secoli ha costituito il cuore produttivo dell'intero territorio: i frantoi ipogei, ambienti interamente ricavati nel banco di tufa calcarea su cui il paese è edificato. Non si tratta di cantine o depositi, ma di veri e propri opifici sotterranei, concepiti e organizzati per la trasformazione delle olive in olio secondo un processo che richiedeva spazi precisi, strumenti pesanti e una forza lavoro — umana e animale — capace di operare per settimane consecutive.
La scelta di scavare in profondità non era casuale né puramente difensiva. La roccia calcarea del Salento meridionale mantiene una temperatura pressoché costante durante tutto l'anno, condizione che si rivelava determinante in due momenti distinti del ciclo oleario: durante la molitura, quando il calore eccessivo avrebbe compromesso la qualità del prodotto, e durante la conservazione, quando l'olio doveva restare stabile prima di essere commercializzato o consumato. I frantoi ipogei di Presicce-Acquarica sfruttavano questa proprietà geologica con una razionalità che non aveva bisogno di essere dichiarata: era scritta nella forma stessa degli ambienti.
Negli spazi sotterranei lavoravano insieme uomini e muli. I muli azionavano le macine in pietra — le cosiddette molazze — percorrendo percorsi circolari nell'oscurità, guidati da operai specializzati che si alternavano in turni prolungati. La pasta di olive così ottenuta veniva poi pressata con torchi a vite o a leva, e l'olio raccolto in grandi cisterne scavate direttamente nel pavimento roccioso. L'intera sequenza produttiva si svolgeva in un ambiente chiuso, privo di luce naturale, dove il tempo era scandito dal ritmo delle macine e dall'odore denso della frangitura.
Questo sistema produttivo appartiene a una tradizione diffusa nel Salento, ma Presicce-Acquarica conserva una concentrazione e uno stato di conservazione che rendono il sito particolarmente leggibile. Alcuni dei frantoi ipogei sono oggi visitabili, e la visita consente di percorrere fisicamente gli ambienti, osservare le attrezzature ancora in situ e comprendere la logica spaziale di un'organizzazione del lavoro che non ha lasciato quasi nulla al caso. La pietra porta ancora i segni del passaggio dei muli, le pareti mostrano le nicchie per le lampade a olio, le cisterne conservano la forma esatta che la funzione imponeva.
La civiltà olearia del Salento profondo non si esaurisce nella qualità del prodotto: si sedimenta nelle scelte architettoniche, nei materiali, nei gesti ripetuti per generazioni. I frantoi ipogei di Presicce-Acquarica ne sono una testimonianza concreta e misurabile, sottratta all'erosione del tempo proprio dalla roccia che li contiene.
Lupiae · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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