La tradizione modicana del cioccolato segue un antico metodo di origine azteca, trasmesso attraverso la dominazione spagnola, che produce una tavoletta granulosa senza aggiunta di burro di cacao né latte.
Modica sorge nella Sicilia sud-orientale, nel cuore degli Iblei, su colline che scendono a formare una valle stretta e profonda. È una città barocca riconosciuta dall'UNESCO, già capitale di una delle Contee più estese dell'isola durante il dominio spagnolo. Ed è proprio da quella stagione storica — il Cinquecento — che discende una delle produzioni più singolari dell'artigianato alimentare italiano: un cioccolato che non somiglia a nessun altro, lavorato secondo un metodo rimasto sostanzialmente immutato per cinque secoli.
Il cacao giunse in Sicilia attraverso la Spagna, che lo aveva a sua volta ricevuto dalle civiltà mesoamericane. Gli Aztechi preparavano una bevanda densa a base di semi di cacao macinati e spezie, senza alcun processo di raffinazione che alterasse la struttura naturale degli ingredienti. Quella tecnica — ridotta ai suoi elementi fondamentali — è ciò che i maestri cioccolatieri di Modica praticano ancora oggi: pasta di cacao e zucchero, lavorati a una temperatura che non supera i quaranta gradi, senza aggiunta di burro di cacao, latte o emulsionanti. Il calore controllato scioglie il cacao ma non intacca i cristalli di zucchero, che restano intatti all'interno della massa e conferiscono alla tavoletta finita una consistenza granulosa, quasi sabbiosa, che si sfalda al morso invece di fondersi.
Il risultato è un prodotto che appartiene a una categoria a sé. La superficie è opaca, il colore scuro e uniforme, la frattura netta. Il sapore è diretto: amaro e dolce insieme, senza la rotondità burrosa del cioccolato industriale o artigianale convenzionale. Le varianti tradizionali prevedono l'aggiunta di cannella o vaniglia, in continuità con le spezie che accompagnavano il cacao nelle preparazioni originarie; nel tempo si sono affiancate versioni con peperoncino, scorza d'arancia, carruba, sale marino. Nessuna di queste aggiunte altera la logica del processo: tutto avviene a freddo, tutto resta riconoscibile.
Nel 2018 il Cioccolato di Modica ha ottenuto la registrazione IGP — Indicazione Geografica Protetta — a livello europeo, prima volta in assoluto per un prodotto di cioccolato. Il disciplinare fissa i parametri della lavorazione e circoscrive la produzione al territorio del comune di Modica. Tra i laboratori che custodiscono questa tradizione, la Dolceria Bonajuto, fondata nel 1880 in Corso Umberto I, è spesso citata come la più antica della città ancora in attività.
Ciò che rende questa produzione degna di attenzione non è soltanto la sua antichità, ma la coerenza con cui un metodo pre-industriale ha resistito alla modernizzazione. Mentre il resto della filiera mondiale del cioccolato si orientava verso la concaggio prolungato, l'aggiunta di grassi vegetali e la standardizzazione del gusto, Modica ha conservato una tecnica che tratta il cacao come materia prima da rispettare, non da trasformare. La tavoletta modicana è, in questo senso, un documento materiale: porta con sé la traccia di una trasmissione lunga e precisa, avvenuta di mano in mano attraverso generazioni di artigiani in una città di provincia della Sicilia orientale.
Auregann · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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