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La zona collinare e montana del Cilento, lontana dalla costa, offre paesaggi silenziosi e borghi autentici frequentati principalmente dagli italiani, quasi ignorati dal turismo internazionale.
Nel cuore della Campania meridionale, oltre la fascia costiera che concentra la maggior parte dei flussi estivi, si apre un territorio di dimensioni considerevoli e densità abitativa tra le più basse del Mezzogiorno. Il Cilento interno — quello che sale dai fondovalle verso le dorsali degli Alburni, verso il Vallo di Diano e i rilievi che sfiorano il confine con la Basilicata — appartiene a una geografia che il turismo di massa ha sostanzialmente ignorato. Qui i borghi medievali di Sanza, Caselle in Pittari, Casaletto Spartano e decine di altri centri minori conservano una struttura urbana e un ritmo quotidiano rimasti quasi invariati nel corso dei decenni.
L'intero territorio rientra nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio culturale e paesaggistico dell'umanità. Il riconoscimento non riguarda soltanto i siti archeologici di Paestum e Velia — le due città della Magna Grecia che restano tra i complessi monumentali più rilevanti del Mediterraneo — ma l'insieme del paesaggio costruito nei secoli dall'interazione tra comunità umane e territorio. È un paesaggio che si legge ancora nella trama dei sentieri, nella disposizione dei campi, nella pietra locale usata per le case e per i muri a secco.
Il silenzio è la prima cosa che si registra arrivando nell'entroterra. Non il silenzio assoluto, che sarebbe un'astrazione, ma quello specifico dei luoghi dove il traffico di attraversamento è scarso e le attività umane procedono a una scala ridotta. Le foreste di querce, carpini e castagni coprono i versanti collinari senza interruzioni per chilometri. Le grotte di Castelcivita, un sistema carsico di notevole sviluppo, si aprono nella roccia calcarea con una sequenza di ambienti che documentano milioni di anni di erosione idrica. La cascata dei Capelli di Venere, nel comune di Casaletto Spartano, è un salto d'acqua che scende su una parete di tufo ricoperta di capelvenere, la felce da cui prende il nome.
Ancel Keys, il fisiologo americano che trascorse lunghi periodi a Pioppi, nel comune di Pollica, elaborò qui le basi scientifiche di quella che sarebbe diventata la dieta mediterranea. Lo fece osservando le abitudini alimentari delle popolazioni cilentane, la loro longevità, il rapporto diretto con la produzione agricola locale. Quella ricerca, condotta a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, ha lasciato una traccia concreta nel territorio: Pollica è oggi uno dei comuni italiani associati al modello del cosiddetto sindaco pescatore, un approccio alla gestione locale fondato sulla tutela delle risorse naturali e sulla filiera corta.
Chi percorre l'interno del Cilento fuori stagione — in primavera o in autunno, quando le temperature sono miti e la luce radente — trova un paesaggio che non ha bisogno di essere allestito per essere percepito. Le strade secondarie che collegano i borghi offrono viste sui crinali e sulle valli che cambiano con ogni curva. I centri storici, spesso arroccati su speroni rocciosi per ragioni difensive, conservano chiese, palazzi nobiliari e piazze che non hanno subito interventi di modernizzazione invasivi. È un territorio che si presta alla lentezza non come scelta ideologica ma come condizione strutturale: le distanze si percorrono in modo diverso, i tempi si adeguano al contesto.
Donpriviano · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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