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Strutture difensive preromane a pianta circolare o ovale, disseminate tra Ventimiglia e Sarzana, che testimoniano la presenza degli antichi Liguri sul territorio già dal IV secolo a.C. Molti luoghi ne conservano ancora il ricordo nel toponimo.
Lungo la fascia collinare che si estende tra Ventimiglia e Sarzana, il paesaggio ligure custodisce una rete di strutture preistoriche note come castellari: insediamenti protostorici degli antichi Liguri, databili almeno al IV secolo a.C. e in alcuni casi a epoche ancora precedenti. Non si tratta di rovine isolate o di ritrovamenti occasionali, ma di un sistema diffuso e coerente di presidi abitativi che rivela una presenza umana organizzata su questo territorio molto prima dell'arrivo di Roma.
La forma caratteristica del castellaro è quella circolare o ovale, talvolta quadrangolare, con una o più cinte murarie a secco che cingono il pianoro sommitale di un rilievo. La scelta del sito non era casuale: le alture garantivano controllo visivo sul territorio circostante, protezione naturale sui versanti più ripidi e accesso alle risorse pastorali e agricole dei fondovalle. In molti casi queste strutture non erano semplici rifugi temporanei, ma veri e propri centri abitati con un'economia articolata, capaci di ospitare comunità stabili per generazioni.
Ciò che rende i castellari un fenomeno di particolare interesse storico è la loro capillare distribuzione geografica. Dall'estremo ponente ligure fino alla Lunigiana, decine di siti conservano tracce di queste cinte murarie, spesso ridotte a filari di pietra affioranti tra la vegetazione. La toponomastica locale ne ha preservato il ricordo con una fedeltà quasi involontaria: numerosi comuni e frazioni della Liguria portano nel nome la radice "castellaro" o varianti affini, segno che la memoria di questi luoghi si è trasmessa attraverso i secoli anche quando la loro funzione originaria era ormai dimenticata.
L'archeologia ligure ha documentato in questi siti materiali ceramici, strumenti in bronzo e resti faunistici che permettono di ricostruire, almeno parzialmente, le abitudini di vita delle popolazioni che li abitarono. I Liguri preromani erano organizzati in tribù distinte — Intemelii, Ingauni, Genuates, tra le altre — e i castellari rappresentavano probabilmente i nuclei territoriali attorno ai quali si strutturava l'identità di ciascun gruppo. Con la progressiva romanizzazione del territorio, avvenuta tra il III e il I secolo a.C., molti di questi insediamenti vennero abbandonati o inglobati in nuovi centri di fondazione romana, perdendo la loro funzione originaria ma non la loro impronta sul paesaggio.
Oggi i castellari rimangono in larga parte al di fuori dei circuiti di visita ordinari. Alcuni siti sono stati oggetto di campagne di scavo sistematiche, altri attendono ancora un'indagine approfondita. La vegetazione mediterranea — macchia, leccio, pino marittimo — ha spesso ripreso possesso dei pianori sommitali, rendendo la lettura delle strutture murarie un esercizio che richiede attenzione e conoscenza del contesto. È proprio questa condizione di relativa inaccessibilità a mantenere intatta, in molti casi, la stratificazione del sito e a rendere questi luoghi una fonte ancora aperta per la ricerca sulla protostoria del Mediterraneo nord-occidentale.
Mike is Michi · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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