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Il Carnevale di Fano è considerato uno dei più antichi d'Italia, con origini documentate al XV secolo, e si distingue per la tradizione del lancio dei dolciumi dal carro allegorico.
La prima testimonianza scritta del Carnevale di Fano risale al 1347 e si conserva presso la Sezione dell'Archivio di Stato della città. Un documento, non una leggenda: questo distingue Fano dalla maggior parte delle altre manifestazioni carnevalesche italiane, che fondano le proprie origini su tradizioni orali o su datazioni approssimative. Quella carta medievale colloca la città adriatica della provincia di Pesaro-Urbino in una posizione singolare nella storia del folklore peninsulare.
La manifestazione si articola attorno ai Grandi Corsi mascherati, sfilate di carri allegorici che percorrono le vie del centro storico nei giorni clou della stagione. Ogni carro è il risultato di mesi di lavoro artigianale e progettuale, con strutture che possono raggiungere dimensioni considerevoli e che traducono in forme plastiche i temi scelti per l'edizione corrente. La componente visiva e quella sonora si intrecciano: la Musica Arabita, banda rumorosa e volutamente cacofonica composta da strumenti di fortuna e oggetti improvvisati, accompagna il corteo con un frastuono rituale che ha radici profonde nella tradizione locale e che costituisce uno degli elementi identitari più riconoscibili della festa.
Il momento che più definisce il carattere popolare del Carnevale fanese è il getto, il lancio di dolciumi e caramelle dai carri verso la folla. Non si tratta di una concessione moderna al gusto dello spettacolo: il getto è parte integrante della struttura della festa, un gesto di redistribuzione e partecipazione che coinvolge il pubblico in modo diretto, trasformando gli spettatori in destinatari attivi del rito. Nel corso degli anni le norme di sicurezza hanno regolamentato le modalità del lancio, ma la sostanza dell'usanza è rimasta invariata.
Tra le figure che hanno lasciato un segno nella storia visiva del Carnevale di Fano figura Federico Seneca, grafico e illustratore originario di Fossombrone, noto per la sua collaborazione con la Perugina nella creazione di alcune delle immagini più iconiche della comunicazione italiana del Novecento. Il suo contributo alla manifesti ca del carnevale fanese rappresenta un punto di contatto tra la tradizione popolare locale e la cultura visiva del paese. Un'altra figura caratteristica è El Vulón, maschera tipica del carnevale cittadino, espressione di un immaginario locale che non si è dissolto nel repertorio standardizzato delle maschere nazionali.
Fano stessa offre il contesto adeguato a una manifestazione di questa durata storica: città romana — Fanum Fortunae, con il suo Arco di Augusto ancora in piedi — poi signoria dei Malatesta, poi città pontificia, porta d'ingresso alle Marche lungo la via Flaminia. Il carnevale si svolge in questo tessuto urbano stratificato, dove le strade medievali e rinascimentali fungono da palcoscenico naturale per una festa che, dal XIV secolo, ha attraversato dominazioni, guerre e trasformazioni sociali senza interrompersi.
Giorgio Eusebio Petetti · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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