Che pasta, pane e pizza siano uno dei vanti della tradizione gastronomica italiana è indubbio. Spesso e volentieri, tuttavia, si tende a dimenticare l'ingrediente portante di queste leccornie: il grano. Fortunatamente, tuttavia, il Bel Paese ultimamente ha riscoperto la qualità e la bontà delle antiche sementi del nostro territorio. Lo certifica un'analisi Coldiretti presentata insieme alla SIS, la Società Italiana Sementi.

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Più nello specifico, quest'ultima ha recentemente ottenuto l'esclusiva della riproduzione e certificazione del grano duro “Senatore” Cappelli, dalla semina fino alla tavola. Per chi non lo sapesse, il “Senatore” Cappelli vanta una storia centenaria, ed è stato responsabile della rivoluzione che ha interessato la produzione di pane e pasta in Italia durante tutto il secolo scorso. La sua diffusione era talmente ampia da coprire più della metà della coltivazione di grano nel nostro Paese.






Alla fine degli anni '90, tuttavia, esso iniziò lentamente a scomparire. Poi, nell'ultimo periodo, la prorompente ripresa: la sua produzione, infatti, è aumentata del 250 per cento rispetto a quella degli ultimi 20 anni. Hanno inciso particolarmente le sue grandi qualità nutrizionali e il suo basso contenuto di glutine, diametralmente opposti alle sementi geneticamente modificate che, purtroppo, si sono diffuse a macchia d'olio. L'auspicio è che le coltivazioni dagli elevati standard organolettici, ambasciatrici del mangiare bene e della sana alimentazione, continuino su questa strada.
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