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La lavorazione del ferro battuto in Sicilia affonda le radici nel periodo barocco, quando i fabbri plasmavano cancelli, balconi e arredi con tecniche tramandate di generazione in generazione. Una tradizione artigianale ancora viva in alcuni centri dell'isola.
Caltagirone è nota in tutto il mondo per la ceramica, e questa fama ha finito per oscurare un'altra tradizione che la città condivide con il barocco siciliano più ampio: la lavorazione del ferro battuto. Mentre le botteghe di maiolica colorata occupano le vetrine lungo la Scala di Santa Maria del Monte, in alcune vie laterali sopravvivono ancora officine dove l'incudine e il martello scandiscono un ritmo antico, ereditato dai fabbri che nel Settecento decoravano i palazzi nobiliari del Val di Noto.
Il contesto storico è inseparabile dalla stagione barocca che investì la Sicilia orientale dopo il terremoto del 1693. La ricostruzione delle città — Caltagirone inclusa, oggi patrimonio UNESCO insieme ad altri sette centri del tardo barocco siciliano — richiese non soltanto scalpellini e stuccatori, ma anche fabbri capaci di forgiare cancellate, balconi aggettanti e lampioni da facciata. Il ferro battuto diventò così parte integrante del vocabolario decorativo dell'epoca: volute, foglie d'acanto e motivi fitomorfi in metallo si integravano con le facciate in pietra calcarea, dialogando con i mascheroni e i fregi scolpiti.
La tecnica di base non è cambiata nei secoli. Il ferro viene portato all'incandescenza in una fornace alimentata tradizionalmente a carbone, fino a raggiungere la temperatura necessaria perché il metallo ceda alla pressione degli attrezzi. A quel punto il fabbro lavora rapidamente: ogni colpo di martello sull'incudine deve essere preciso, perché il ferro si raffredda in pochi secondi e la finestra di lavorazione è stretta. Le forme complesse — spirali, raccordi, terminazioni a foglia — si ottengono attraverso passaggi successivi di riscaldo e battitura, ciascuno dei quali modifica leggermente la struttura del materiale.
Ciò che distingue la tradizione siciliana da altre scuole italiane di ferratura artistica è la tendenza a intrecciare il rigore formale del barocco con soluzioni decorative di derivazione arabo-normanna, sedimento di una stratificazione culturale che in Sicilia non è mai del tutto scomparsa. Certi motivi geometrici che ricorrono nelle grate di alcune chiese calatine rimandano a un repertorio ornamentale più antico di quello barocco, assorbito e reinterpretato dai fabbri locali nel corso dei secoli.
Oggi le officine attive sono poche. Il mestiere richiede anni di apprendistato, una resistenza fisica non comune e una disponibilità a lavorare in condizioni di calore e rumore che scoraggiano le nuove generazioni. Eppure alcune botteghe continuano a ricevere commesse per restauri di edifici storici, producendo elementi che devono essere compatibili — per forma, spessore e finitura — con gli originali settecenteschi. È in questo lavoro di replica fedele, più che nelle produzioni decorative destinate al mercato, che la trasmissione del sapere tecnico trova ancora una ragione concreta di esistere.
User95041 · CC0 — Wikimedia Commons
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