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Samugheo custodisce una delle tradizioni tessili più radicate della Sardegna, con tecniche tramandate di generazione in generazione e riconoscimento di borgo autentico d'Italia. Il centro storico in trachite offre un contesto visivo coerente con questa vocazione artigiana.
Samugheo sorge nella regione storica del Mandrolisai, in provincia di Oristano, lungo quella linea di confine che un tempo separava il Campidano dalla Barbagia e che le fonti locali ricordano come "porta della Barbagia". Il paese conta poco più di tremila abitanti, è costruito in gran parte con la trachite grigio-rosata estratta dai rilievi circostanti, e porta nel tessuto edilizio la stessa coerenza materica che si ritrova nei manufatti prodotti nei suoi laboratori. Non è una coincidenza: a Samugheo il territorio e il mestiere parlano la stessa lingua da secoli.
La tradizione tessile del borgo è legata soprattutto a due tecniche distinte. La prima è la lavorazione "a pibiones", termine sardo che indica i piccoli nodi rilevati, simili a grani, che formano motivi geometrici sulla superficie del tappeto: ogni punto è inserito a mano, uno per uno, su un ordito già montato al telaio. La seconda è la tessitura a telaio tradizionale, con trame lavorate secondo schemi tramandati oralmente e per osservazione diretta, in cui i colori e le proporzioni dei motivi variano da famiglia a famiglia e da laboratorio a laboratorio. Il risultato sono tessuti — tappeti, arazzi, tessuti da corredo — nei quali la geometria non è decorazione aggiunta ma struttura del tessuto stesso.
Il MURATS, Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile Sarda, ha sede a Samugheo e raccoglie manufatti che documentano l'evoluzione di queste tecniche nel contesto isolano. Ogni anno, tra settembre e ottobre, il paese ospita Tessingiu, mostra dell'artigianato sardo allestita nell'ex cantina sociale, che riunisce circa settanta artigiani provenienti da tutta la Sardegna. La manifestazione non è una fiera generica: è il momento in cui la produzione tessile del borgo si confronta con il resto della tradizione isolana e con un pubblico che include acquirenti, designer e operatori del settore.
Alcuni laboratori di Samugheo hanno scelto negli ultimi decenni di affiancare ai telai tradizionali macchine a controllo numerico, senza abbandonare le rifiniture manuali. L'azienda Maria Antonia Orrù, fondata nel 1981, lavora con più di venti telai e collabora con designer sardi, nazionali e internazionali, collocando i propri prodotti in mercati che vanno dall'Australia agli Emirati Arabi agli Stati Uniti. Questo percorso non è isolato: rappresenta una risposta concreta alla pressione del mercato tessile industriale, che ha ridotto drasticamente la produzione artigianale in molte altre aree d'Italia, mentre a Samugheo i laboratori sono rimasti aperti e attivi.
Ciò che distingue Samugheo da altri centri legati all'artigianato è la continuità non museale della produzione: i telai funzionano, le tessitrici lavorano, i manufatti escono dai laboratori per essere venduti e usati. Il riconoscimento di Borgo Autentico d'Italia ha formalizzato un'identità che il paese non aveva costruito per il turismo, ma che esisteva già come pratica quotidiana. La trachite delle case, i murales sulle facciate, il ritmo del legno dei telai: sono elementi di uno stesso paesaggio, in cui il mestiere non è memoria conservata ma attività in corso.
Dega180 · CC0 — Wikimedia Commons
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