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Zuppa tradizionale valdostana a base di riso, fontina e pane di segale, piatto identitario del borgo di Cogne nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Cogne si trova al termine di una valle laterale che si apre verso sud dalla Dora Baltea, incastonata tra le pareti del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il borgo ha mantenuto nel tempo una propria fisionomia culturale distinta, fatta di merletti al tombolo, di pascoli d'alta quota e di una cucina che riflette la logica dell'economia montana: nulla si spreca, tutto si trasforma. In questo contesto nasce la seupetta, termine patois che indica semplicemente una minestra, ma che a Cogne designa una preparazione precisa e riconoscibile, distinta dalle zuppe di pane e fontina diffuse nel resto della Valle d'Aosta.
L'elemento che differenzia la seupetta cogneintze — come la chiamano gli abitanti della valle — è il riso, ingrediente insolito per una cucina alpina. La sua presenza racconta qualcosa di concreto sulla storia degli scambi tra le comunità montane e le pianure piemontesi: i valichi e i percorsi commerciali che attraversavano le Alpi portavano merci nelle due direzioni, e il riso delle risaie vercellesi e novaresi trovò nel tempo posto nelle dispense delle famiglie di Cogne. Unito alla fontina valdostana fusa nel brodo caldo, al burro e talvolta a qualche fetta di pane di segale raffermo, il riso dà alla minestra una consistenza densa, quasi un passaggio tra la zuppa e il risotto, con la fontina che si fila e si amalgama lentamente al calore.
La ricetta appartiene alla categoria dei piatti di sussistenza, quelli costruiti con ciò che era disponibile nei mesi invernali, quando la valle restava isolata e le scorte dovevano bastare fino al disgelo. La fontina, prodotta durante l'alpeggio estivo e stagionata nei mesi successivi, era la risorsa casearia per eccellenza; il burro, ricavato dalla lavorazione del latte delle vacche di razza Valdostana, completava il profilo grasso e calorico necessario al freddo di montagna. Non si tratta di una ricetta codificata in un unico modo: come accade spesso con i piatti di tradizione orale, ogni famiglia custodisce proporzioni proprie e piccole varianti tramandate senza essere mai scritte.
Ciò che distingue la seupetta da molte altre preparazioni regionali è la sua permanenza geografica. Rimasta legata quasi esclusivamente al territorio di Cogne, non ha conosciuto la diffusione commerciale di altri piatti valdostani. La si trova nei ristoranti del borgo, ma soprattutto nelle cucine domestiche, dove continua a essere preparata con gli stessi ingredienti di base e la stessa logica di un tempo. Questa circoscrizione non è un limite: è la misura della sua specificità, il segno che certi saperi restano vivi proprio perché non vengono diluiti nell'adattamento.
Dominicus Johannes Bergsma · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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