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Piccolo centro del Campidano noto per i murales che trasformano le sue vie in una galleria d'arte a cielo aperto, espressione di un'identità comunitaria costruita attorno all'arte pubblica e alla memoria contadina.
San Sperate sorge nella pianura del Campidano, a una ventina di chilometri da Cagliari, in un territorio che ha scandito per secoli i ritmi dell'agricoltura cerealicola sarda. Il paese conta poco più di seimila abitanti e conserva l'impianto compatto dei borghi rurali campidanesi: vie strette, case basse in mattoni crudi, cortili chiusi. È in questo contesto di quotidianità contadina che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, prese forma un'esperienza culturale destinata a ridefinire il rapporto tra arte e spazio pubblico in Sardegna.
L'impulso venne da Pinuccio Sciola, scultore nato a San Sperate nel 1942, che dopo la formazione a Cagliari, Firenze, Barcellona e in Germania tornò nel suo paese con l'idea di trasformare le pareti degli edifici in superfici narrative. Il primo murales risale al 1968, anno in cui Sciola coinvolse artisti e abitanti in un progetto collettivo che intendeva restituire visibilità alla cultura rurale sarda in un momento di profonde tensioni sociali. Non si trattava di decorazione: i dipinti murali affrontavano temi di protesta, memoria del lavoro nei campi, identità linguistica e resistenza culturale. Negli anni successivi altri artisti — sardi e non — aggiunsero opere alle pareti del borgo, e il paese acquisì la denominazione informale di paese museo.
Oggi le pareti di San Sperate ospitano oltre trecento murales, distribuiti lungo le vie del centro storico senza un percorso obbligato. I soggetti spaziano dalle scene di mietitura e vendemmia alle figure mitologiche della tradizione sarda, dai ritratti di anziani del paese alle composizioni astratte. Accanto ai murales, il nome di Sciola è legato a un'altra opera destinata a diventare punto di riferimento: il Giardino Sonoro, uno spazio nel quale lo scultore ha collocato le sue pietre sonore, blocchi di basalto e calcare lavorati in modo da produrre suoni al contatto con l'acqua o con le mani. Sciola è scomparso nel 2016; il giardino, curato dalla famiglia, rimane aperto al pubblico.
Il borgo mantiene la sua funzione agricola e residenziale. Non esiste una regia turistica visibile: i murales convivono con i panni stesi, le porte socchiuse, i gatti sui gradini. Questa sovrapposizione tra opera e vita ordinaria è probabilmente la cifra più precisa di ciò che San Sperate rappresenta nel panorama dell'arte pubblica italiana — non un allestimento, ma un processo sedimentato nel tempo che ha modificato la percezione che una comunità ha di sé stessa e del proprio passato.
https://www.flickr.com/photos/grego1402/ · CC BY 2.5 — Wikimedia Commons
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