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Piccolo comune lucano che custodisce luoghi sacri, tradizioni popolari e una natura incontaminata, poco conosciuto al di fuori della regione.
San Fele sorge a 864 metri di altitudine nella provincia di Potenza, nel settore settentrionale della Basilicata, in un territorio che storicamente ricadeva nella Valle di Vitalba. Le case si stringono attorno a un rilievo tra due monti, secondo quella morfologia arroccata che caratterizza molti insediamenti dell'Appennino lucano. Il nome deriva dall'originario Santo Felice, contratto nel tempo prima in Santo Fele e poi nella forma attuale. Oggi il comune conta circa tremila abitanti, i sanfelesi, e la sua economia poggia sull'agricoltura e su un turismo rurale che resta contenuto nei numeri e circoscritto nella stagionalità.
La figura che lega San Fele alla storia religiosa più ampia è quella di San Giustino de Jacobis, nato qui nel 1800, missionario vincenziano beatificato nel 1975 da Paolo VI e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1975 — uno dei pochi santi originari della Basilicata settentrionale. Ma il luogo di culto che più profondamente radica il borgo nella devozione popolare regionale è il Santuario di Santa Maria di Pierno, considerato tra i più antichi e storicamente stratificati della Basilicata. La sua presenza sul territorio non è un fatto meramente architettonico: attorno ad esso si sono sedimentate nei secoli pratiche devozionali, pellegrinaggi e riti che appartengono a quella religiosità di confine tra fede ufficiale e tradizione orale che la Basilicata ha conservato con particolare tenacia.
Il paesaggio che circonda il borgo completa il quadro con una presenza naturale di rilievo. Le cascate di San Fele, formate dai corsi d'acqua che scendono dai versanti appenninici, sono raggiungibili attraverso percorsi che attraversano boschi e vallate poco frequentate. L'acqua, il bosco e la pietra costituiscono qui un sistema coerente, non separabile dalla storia del luogo: per secoli queste risorse hanno determinato l'economia locale e la forma stessa dell'insediamento umano. Osservare le cascate significa anche leggere il territorio nella sua stratificazione, non soltanto nella sua superficie visibile.
San Fele rimane un comune che la circolazione turistica di massa non ha ancora raggiunto in modo strutturale. Questa condizione non è né un merito né un limite in sé, ma un dato che consente ancora di percepire il borgo nella sua misura ordinaria: il ritmo delle stagioni, la continuità delle pratiche devozionali, il paesaggio che non è stato riorganizzato per essere mostrato. Per chi si muove nella Basilicata interna con attenzione alle tracce della cultura materiale e della religiosità popolare, San Fele offre riferimenti precisi e verificabili, non scenografie.
Aldo Montemarano · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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