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Antico nucleo urbano su promontorio vulcanico affacciato sul Golfo di Pozzuoli, parzialmente evacuato negli anni Ottanta e oggi in parte recuperato come sito di visita. Offre scorci di archeologia stratificata e un contesto paesaggistico raro nel panorama dei Campi Flegrei.
Il promontorio tufaceo su cui sorge il Rione Terra si eleva circa trentotto metri sul livello del mare, affacciandosi sul porto di Pozzuoli con una verticalità che ha sempre avuto una funzione prima ancora che un significato. Qui si insediarono i coloni sami di Dicearchia — il cui nome, «governo dei giusti», era già di per sé una dichiarazione politica contro il tiranno di Samo — e qui, nel 194 a.C., Roma fondò la colonia di Puteoli, destinata a diventare per secoli il principale scalo commerciale del Mediterraneo occidentale. Il nome «Rione Terra», attribuito nell'alto Medioevo dai Bizantini, riprende una denominazione topografica ricorrente nel paesaggio campano — la stessa usata a Procida — e indica semplicemente la terraferma elevata, la parte solida e difendibile di fronte al mare.
La stratificazione che si legge nel promontorio è quasi letterale: sotto il Duomo seicentesco dedicato a San Procolo si trovano i resti del tempio di Augusto, costruito in età imperiale e poi inglobato nella fabbrica cristiana con una continuità d'uso che dice molto sul modo in cui le civiltà mediterranee hanno sempre riciclato il sacro. Prima ancora, sul medesimo asse, sorgeva un'edicola dedicata a Poseidone, poi a Eubone. Il Capitolium di Puteoli, i magazzini, le strade basolate dell'impianto romano: tutto questo è rimasto sepolto sotto i secoli successivi, conservato per paradosso proprio dall'abbandono.
Nel 1970, a seguito delle prime crisi bradisismiche che avevano già segnato il territorio flegreo nel decennio precedente, la popolazione del Rione Terra fu evacuata. L'abitato — un tessuto di edifici storici compresi tra il XVI e il XIX secolo, costruiti direttamente sulle strutture romane — rimase disabitato per decenni. Fu un abbandono lungo e silenziante, che tuttavia impedì ulteriori manomissioni e consentì, a partire dagli anni Novanta, campagne di scavo sistematiche. I lavori hanno restituito una città sotterranea di età imperiale percorribile in parte: strade, botteghe, ambienti produttivi che formano un reticolo coerente a quota inferiore rispetto al piano attuale del promontorio.
Il contesto dei Campi Flegrei aggiunge una variabile che nessun altro sito italiano possiede nella stessa misura: il suolo si muove. Il bradisismo — sollevamento e abbassamento lento della crosta terrestre in risposta all'attività vulcanica sottostante — ha modellato la storia fisica di Pozzuoli in modo documentabile. Il Serapeo, il celebre macellum romano visibile nel centro cittadino, porta incisi sui propri pilastri i segni delle oscillazioni del suolo attraverso i secoli, con i fori dei molluschi litodomi che testimoniano i periodi di sommersione. Il Rione Terra partecipa della stessa dinamica: la sua quota attuale è il risultato di movimenti plurimillenari che continuano.
Oggi una parte del sito sotterraneo è visitabile attraverso percorsi guidati che conducono lungo il decumano romano, tra pareti di tufo e pavimentazioni originali. La città in superficie — il rione storico con le sue facciate scrostate, i vicoli stretti, la cattedrale in restauro — resta in una condizione di transizione, né pienamente restituita alla vita quotidiana né definitivamente musealizzata. È questa sospensione, più che qualsiasi elemento singolo, a rendere il Rione Terra un luogo difficile da classificare e per questo fedele alla complessità del territorio flegreo.
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