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Il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio, segna in Alta Valtellina l'inizio del Carnevale con una ricorrenza di origini incerte ma radicata nel folklore locale. La celebrazione favorisce incontro e scambio comunitario nel cuore dell'inverno valtellinese.
Il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, l'Alta Valtellina segna una soglia. Non è ancora Carnevale, ma quella data funziona da cerniera tra il pieno dell'inverno e il primo allentarsi del ciclo festivo, un momento in cui le comunità di montagna si ritrovano secondo un'abitudine consolidata nel tempo, le cui radici esatte restano difficili da datare con precisione. Bormio, capoluogo dell'Alta Valtellina in provincia di Sondrio, è il centro attorno a cui questa ricorrenza prende forma, in un territorio che per secoli ha mantenuto una propria identità culturale distinta, favorita dall'isolamento geografico e dalla posizione di crocevia tra nord e sud Europa lungo le vie alpine.
La figura di Sant'Antonio Abate è presente a Bormio in modo tutt'altro che marginale. La chiesa a lui originariamente intitolata — edificata a partire dal 1356 e oggi comunemente nota come chiesa del Santo Crocifisso di Combo — custodisce al suo interno un dipinto raffigurante il santo, opera di Eugenio Ponzio realizzata nel 1873, oltre a una serie di affreschi di epoche diverse e a numerose tavolette votive. È un edificio che stratifica devozione popolare e produzione artistica su un arco di secoli, e che costituisce il riferimento materiale più diretto per comprendere quanto il culto antoniano sia radicato nel tessuto locale.
Nel calendario delle tradizioni alpine, il 17 gennaio occupa una posizione precisa: è il giorno in cui, secondo la consuetudine diffusa in molte aree dell'arco alpino e prealpino lombardo, si accendono i fuochi rituali che segnano l'apertura del periodo carnevalesco. In Alta Valtellina questa funzione simbolica si intreccia con la dimensione comunitaria propria delle società di montagna, dove l'inverno ha storicamente ridotto i contatti tra i nuclei abitati e ogni occasione di incontro collettivo ha assunto un peso specifico. La ricorrenza non è quindi soltanto un atto devozionale, ma un momento in cui la comunità si riconosce e si misura con la propria continuità.
Bormio porta con sé una storia lunga, citata già da Plinio il Vecchio per le sue acque termali, e vissuta tra il XIV e il XV secolo una stagione di notevole autonomia politica e floridezza commerciale. Questo passato ha lasciato tracce nel centro storico e ha contribuito a formare una cultura locale capace di conservare pratiche e usi che altrove si sono dissolti. La festa di Sant'Antonio Abate è parte di questo patrimonio non scritto, trasmesso attraverso la ripetizione e il riconoscimento collettivo più che attraverso documenti o codifiche ufficiali.
Sauro Sisti · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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