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Salume DOP prodotto nell'entroterra pesarese, tra i più antichi e pregiati delle Marche, ottenuto da una lavorazione artigianale tramandata nei secoli nel borgo di Carpegna.
Carpegna è un borgo di poco più di mille abitanti che sorge nell'alto Montefeltro, nella provincia di Pesaro e Urbino, al confine tra Marche, Emilia-Romagna e Toscana. Il territorio è compreso nel Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, un altopiano calcareo che determina condizioni climatiche precise: venti che scendono dall'Appennino, escursioni termiche marcate, umidità controllata. È in questo quadro geografico che la produzione del prosciutto ha trovato, nel corso dei secoli, le condizioni per consolidarsi come pratica identitaria prima ancora che economica.
La prima attestazione documentata risale al 1463, quando Malatesta Novello, signore di Cesena, cedette alla Repubblica di Venezia le saline di Cervia conservando però il diritto di utilizzo del sale per la salatura delle cosce di maiale. Il dettaglio non è marginale: rivela quanto la produzione fosse già allora sufficientemente strutturata da comparire in un atto di rilevanza politica e commerciale. Da quella data in poi, la lavorazione si è tramandata attraverso pratiche artigianali che il disciplinare della Denominazione di Origine Protetta — riconosciuta dall'Unione Europea — ha poi codificato senza snaturare.
Il Prosciutto di Carpegna DOP è uno dei cinque prodotti marchigiani a fregiarsi di questa certificazione. Il disciplinare stabilisce che le cosce debbano provenire da suini nati e allevati in Lombardia, Emilia-Romagna e Marche, ma che la trasformazione — dalla salatura alla stagionatura — avvenga esclusivamente nel comune di Carpegna. La stagionatura dura almeno tredici mesi. Durante questo periodo il microclima locale agisce sul prodotto in modo che nessuna riproduzione in altro contesto potrebbe replicare fedelmente: l'aria che circola tra i rilievi del Sasso Simone asciuga e aromatizza la carne secondo tempi propri, non accelerabili.
Il risultato è un prosciutto dalla fetta rosso vivo, con una venatura di grasso bianco che non è ornamento ma parte integrante del profilo aromatico. Il sapore è dolce, con una sapidità contenuta che lo distingue da altri crudi italiani più noti. Questa misura è in parte conseguenza della tecnica di salatura, tradizionalmente sobria nell'uso del sale marino, e in parte effetto della lunga maturazione che sviluppa complessità senza ricorrere a correzioni esterne.
Carpegna rimane un territorio poco attraversato dai flussi turistici ordinari. La sua economia è silenziosa, costruita su filiere corte e su una consapevolezza del luogo che non ha cercato amplificazione mediatica. Il Consorzio del Prosciutto di Carpegna DOP tutela oggi i produttori e vigila sulla corretta applicazione del disciplinare, mantenendo viva una denominazione che appartiene a una delle aree interne più integre dell'Appennino centrale. In questo senso il prosciutto non è soltanto un prodotto alimentare: è la forma concreta in cui un territorio ha scelto di rendersi riconoscibile.
Maddy16869 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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