Vasta pianura ai piedi delle colline molisane nei pressi di Venafro, caratterizzata da un paesaggio agricolo aperto e da una lunga stratificazione storica che ne arricchisce la lettura territoriale. È uno dei fondovalle più leggibili e meno turisticizzati del Molise.
La Piana di Venafro si apre dove la media valle del Volturno allarga il suo corso tra le propaggini del massiccio del Matese e le colline che reggono l'abitato di Venafro, in provincia di Isernia. È un fondovalle ampio, leggibile nella sua geometria agricola, che la strada statale attraversa senza cerimonie lasciando ai lati distese di oliveti e campi coltivati. Il profilo della città — campanili, cupole, il Castello Pandone — si staglia sul pendio del monte Sant'Angelo come una quinta che non ha bisogno di essere cercata: è lì, ferma, mentre la pianura si distende davanti.
La coltivazione dell'olivo è la cifra dominante di questo paesaggio. Le varietà autoctone presenti nella piana hanno radici che risalgono all'epoca romana: Venafro era già nell'antichità celebre per la qualità del suo olio, tanto che Orazio e Columella ne fecero menzione esplicita nei loro scritti. Quella continuità non è retorica: gli oliveti che punteggiano la pianura sono in parte formazioni plurisecolari, con piante dalla chioma espansa e il tronco contorto che segnano il terreno come elementi fissi di una mappa rimasta sostanzialmente invariata nei secoli.
La stratificazione storica del territorio non si esaurisce nella romanità. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Piana di Venafro fu teatro di operazioni militari legate alla linea Gustav, il sistema difensivo tedesco che attraversava l'Italia centrale. La presenza di un cimitero militare francese nei dintorni — il Cimitero Militare Francese di Venafro, che raccoglie le salme di soldati caduti tra il 1943 e il 1944 — restituisce alla pianura una dimensione più recente e meno frequentata dalla memoria collettiva.
Ciò che rende questo paesaggio rilevante come oggetto di osservazione è proprio la sua misura: non è uno scenario costruito per essere guardato, ma un territorio che ha continuato a funzionare secondo le proprie logiche agricole e insediative. La pianura non è stata trasformata in attrazione, e questo la mantiene in una condizione di leggibilità diretta, dove il rapporto tra il suolo coltivato, il corso del Volturno e il rilievo circostante rimane percepibile senza mediazioni.
PeterBoc · CC BY 2.0 — Wikimedia Commons
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