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Area protetta che abbraccia la foresta di Gallipoli Cognato e le Dolomiti Lucane, con boschi di cerro tra i più estesi del Sud Italia e formazioni rocciose di rara suggestione. Un paesaggio doppio, tra natura forestale e morfologia alpina, poco frequentato rispetto ai parchi nazionali vicini.
Tra le province di Matera e Potenza, il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si estende su circa 27.000 ettari di territorio che riunisce due nature distinte, quasi inconciliabili a prima vista. Da un lato la foresta di Gallipoli Cognato, una delle cerrete più integre e continue dell'Italia meridionale, con alberi pluricentenari che formano una volta chiusa capace di alterare la luce e il silenzio sottostanti. Dall'altro, le Piccole Dolomiti Lucane, un sistema di pinnacoli e creste calcaree che si leva brusco sopra i borghi di Pietrapertosa e Castelmezzano, con una verticalità che contrasta la morbidezza del bosco come se due geografie diverse avessero scelto di occupare lo stesso spazio.
La foresta di cerro — Quercus cerris — costituisce il nucleo ecologico del parco. Il cerro è una quercia robusta e longeva, adatta ai suoli argillosi dell'Appennino lucano, e qui raggiunge densità e continuità rare nel panorama forestale del Sud Italia. Percorrere i sentieri che attraversano questa foresta significa muoversi in un ambiente dove la successione stagionale è leggibile nei dettagli: la corteccia screpolata degli esemplari più vecchi, il sottobosco che cambia composizione con l'altitudine, le radure dove la luce torna improvvisa. Il parco ospita il lupo appenninico, il capriolo e diverse specie di rapaci, la cui presenza è indice di un equilibrio faunistico che molte aree protette più celebrate faticano a mantenere.
Le Piccole Dolomiti Lucane devono il nome alla morfologia delle loro formazioni rocciose, modellate dall'erosione su substrati di flysch e conglomerati. I borghi di Pietrapertosa, a circa 1.088 metri sul livello del mare, e Castelmezzano, poco più in basso, sono letteralmente incastonati nella roccia, con case che si appoggiano alla parete o ne seguono le irregolarità. Questa relazione tra abitato e substrato geologico non è ornamentale: è il risultato di secoli di adattamento a un territorio che non concedeva pianura. I due borghi sono collegati da un sentiero escursionistico noto come il Sentiero delle Sette Pietre, che percorre il crinale tra le due formazioni rocciose principali.
Il parco rimane meno frequentato rispetto ai parchi nazionali del Pollino e dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese, che pure appartengono alla stessa regione. Questa relativa marginalità rispetto ai circuiti consolidati ha preservato una qualità dell'esperienza difficile da trovare altrove: sentieri dove l'incontro con altri escursionisti è raro, borghi dove la stagione turistica non ha ancora ridisegnato l'economia locale in modo irreversibile. La Basilicata, regione tra le meno densamente popolate d'Italia, offre in questo parco uno dei suoi paesaggi più stratificati — nel senso letterale della geologia e in quello figurato della storia umana che vi si è depositata sopra.
Tiziana12 · CC BY 4.0 — Wikimedia Commons
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