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Il territorio di Orani custodisce una trentina di resti nuragici, tra cui il poderoso nuraghe quadrilobato di Nurdole con pozzo sacro interno, oltre a domus de janas e tombe dei giganti sparse nel paesaggio rurale.
Nel territorio di Orani, comune della provincia di Nuoro posto nell'entroterra barbaricino, la densità di monumenti preistorici e protostorici non ha eguali nel raggio di molti chilometri. Una trentina di strutture nuragiche, distribuite tra altopiani basaltici e vallate percorse da corsi d'acqua, testimoniano una frequentazione ininterrotta che va dal Neolitico fino all'età romana. La presenza abbondante di risorse idriche ha reso questo territorio favorevole all'insediamento fin dalle fasi più antiche, determinando una stratificazione di culture materiali che il paesaggio rurale ancora conserva, almeno in parte, alla vista.
Il nuraghe Nurdole rappresenta il punto di maggiore complessità architettonica dell'intero comprensorio. La sua pianta quadrilobata — quattro torri secondarie disposte attorno a un mastio centrale — lo colloca tra le tipologie costruttive più elaborate dell'età del Bronzo sarda. Ciò che lo distingue ulteriormente è la presenza di un pozzo sacro all'interno del complesso: una struttura ipogeica a tholos destinata al culto delle acque, elemento che in Sardegna ricorre in siti di particolare rilievo cultuale come Santa Cristina di Paulilatino o Su Tempiesu di Orune. L'associazione tra funzione difensiva e funzione rituale nello stesso monumento è documentata raramente, e rende Nurdole un caso di studio rilevante per la comprensione dell'organizzazione sociale e religiosa delle comunità nuragiche del Nuorese.
Intorno a Nurdole, il territorio di Orani conserva una serie di sepolture che coprono un arco cronologico ancora più ampio. Le domus de janas — letteralmente "case delle fate" nella tradizione popolare sarda, in realtà tombe ipogeiche scavate nella roccia durante il Neolitico e l'Eneolitico — compaiono in più punti del territorio con i nomi di S'Arrandau, Littos e Nidu 'e corvu. Le tombe dei giganti di Liscoi e Oddocaccaro appartengono invece all'età nuragica: grandi sepolture collettive a camera, precedute dal caratteristico esedra semicircolare, che riunivano i defunti di intere comunità. Nel complesso di Ligula, noto anche come Campi Valeri, si concentra una delle aree più ricche di monumenti prenuragici e nuragici dell'intera zona, oggetto di attenzione da parte della ricerca archeologica per la continuità delle sue fasi insediative.
Ciò che rende questo patrimonio particolarmente leggibile è il fatto che i monumenti non siano isolati in riserve recintate, ma si inseriscano ancora in un paesaggio rurale che li circonda con una certa naturalezza. Il passaggio da un sito all'altro avviene attraverso terreni agricoli e pascoli, lungo tracciati che in molti casi ricalcano percorsi antichi. La trasformazione del territorio negli ultimi decenni — con la progressiva riduzione di oliveti, vigneti e frutteti tradizionali — ha modificato il contorno visivo di questi luoghi, ma non ne ha alterato la sostanza. I blocchi di basalto e di granito lavorati dalle mani di costruttori dell'età del Bronzo continuano a stare fermi dove furono posati, indifferenti alle variazioni del paesaggio che li circonda.
Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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