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Ospitato nel castello dei Doria, il museo documenta l'antica arte della cestineria e dell'intreccio, mestiere ancora praticato dalle artigiane del borgo medievale.
Il castello dei Doria si erge sulla sommità del promontorio su cui Castelsardo è costruita, a strapiombo sul mare del Nord-Ovest della Sardegna. La struttura medievale, eretta dai Doria genovesi a partire dal XII secolo e poi contesa tra le signorie liguri e la Corona d'Aragona, ha attraversato secoli di storia militare e politica prima di trovare, nei restauri contemporanei, una vocazione diversa: ospitare il Museo dell'Intreccio Mediterraneo, uno dei pochi musei italiani dedicati interamente alla lavorazione delle fibre vegetali.
Le sale del castello raccolgono manufatti provenienti dalla Sardegna e da altri paesi del bacino mediterraneo, accomunati dalla tecnica dell'intreccio. I materiali di base sono quelli che il territorio offre da sempre: l'asfodelo, pianta erbacea diffusa nelle campagne sarde, e la palma nana, l'unica palma spontanea d'Europa, presente lungo le coste e nelle zone interne dell'isola. Con queste fibre le artigiane di Castelsardo producono cesti, canestri, cofanetti e oggetti d'uso quotidiano secondo schemi tramandati oralmente e per imitazione diretta, senza supporto di disegni o istruzioni scritte.
La particolarità del museo sta nel fatto che la tradizione che documenta non è conclusa. Nel borgo medievale, tra i vicoli che scendono verso il porto, non è raro incontrare donne sedute davanti alle proprie abitazioni intente a lavorare le fibre con le mani. La gestualità è precisa, rapida, quasi automatica: un sapere incorporato che si trasmette ancora oggi per via diretta, da una generazione all'altra. Il museo non archivia dunque una pratica estinta, ma offre un contesto storico e comparativo a qualcosa che accade ancora fuori dalle sue mura.
Il confronto con le produzioni mediterranee allarga la prospettiva. Accostare i manufatti sardi a quelli provenienti da altre sponde del Mediterraneo rivela come tecniche analoghe si siano sviluppate in modo indipendente in contesti geografici e culturali distanti, rispondendo alle stesse necessità materiali con soluzioni formali spesso sorprendentemente simili. Questa dimensione comparativa è il tratto che distingue il museo da una semplice raccolta etnografica locale, collocando la cestineria di Castelsardo all'interno di una storia più lunga e condivisa.
Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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