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Il Gennargentu è il cuore montuoso della Sardegna, un massiccio che custodisce paesaggi di rara austerità con boschi, altopiani e vette che superano i 1800 metri, lontano dalle rotte costiere più frequentate.
Nel cuore geografico della Sardegna, il massiccio del Gennargentu forma un sistema orografico che non assomiglia a nulla di ciò che le coste dell'isola lasciano immaginare. Le sue vette principali — Punta La Marmora a 1.834 metri, la quota più alta dell'intera Sardegna, e il Bruncu Spina a 1.829 — emergono da un altopiano ondulato dove il granito affiora tra distese di erica, ginepro e leccio. Il nome, in sardo, significa "porta d'argento": un riferimento alla neve che in inverno copre i crinali, trasformando il paesaggio in qualcosa di radicalmente estraneo all'immagine mediterranea dell'isola.
Desulo, comune della provincia di Nuoro, si trova a circa 900 metri di quota sul versante nord-occidentale del massiccio. È uno dei borghi che il Gennargentu tiene stretti intorno a sé, costruito su un territorio ripido dove le case seguono la morfologia del terreno senza tentare di correggerla. Da qui partono i sentieri che risalgono verso le vette, attraversando foreste di roverella e pascoli d'alta quota dove il cervo sardo — sottospecie endemica, Cervus elaphus corsicanus — si muove con una discrezione che rende il suo avvistamento tutt'altro che garantito. Il muflone, altra specie simbolo di questo territorio, frequenta le zone più rocciose e scoscese, là dove la vegetazione si dirada e il granito prende il sopravvento.
Il Parco Nazionale del Gennargentu, istituito formalmente nel 1998 anche se la sua storia istituzionale è stata complessa e non priva di contraddizioni, tutela un'area che comprende diversi comuni della Barbagia e dell'Ogliastra. La biodiversità del massiccio non si misura solo in termini faunistici: la flora include specie adattate a condizioni climatiche che, a queste altitudini, si discostano sensibilmente dalla media isolana, con inverni rigidi e precipitazioni che alimentano piccoli corsi d'acqua stagionali. L'isolamento geografico ha favorito nel tempo processi evolutivi che rendono questo territorio un caso di studio per la biologia insulare.
Ciò che distingue il Gennargentu da altri massicci appenninici o alpini è la sua posizione nel contesto di un'isola che ha costruito la propria identità culturale proprio attorno a questa durezza del territorio. I paesi della Barbagia — Desulo, Tonara, Aritzo, Belvì — hanno sviluppato nei secoli economie basate sulla pastorizia transumante, sulla lavorazione del legno e su produzioni alimentari legate all'altitudine, come il torrone di Tonara o le castagne di Aritzo. Queste non sono curiosità folkloristiche ma tracce di un sistema economico che ha risposto per secoli alle condizioni imposte dalla montagna, e che in parte persiste ancora oggi.
Guardare il Gennargentu dalla cresta che separa il versante nuorese da quello ogliastrino significa trovarsi in un punto dove la Sardegna mostra la propria struttura profonda: a est il terreno scende verso il Flumendosa e poi verso il Tirreno, a ovest si apre verso le pianure del Campidano. Il massiccio non è uno sfondo ma un asse, il punto attorno al quale l'isola si organizza geologicamente e, per certi aspetti, culturalmente. Quella distanza dalle coste che può sembrare un limite è, a guardare bene, la condizione che ha preservato questo paesaggio nella sua forma più intatta.
Fabiocarboni · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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