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Piccolo borgo barbaricino noto per la tradizione delle maschere rituali dei Mamuthones e degli Issohadores, legate a riti ancestrali di origine preistorica che sopravvivono nella cultura locale ben oltre il periodo carnevalesco.
Mamoiada sorge a 650 metri sul livello del mare, nell'entroterra nuorese, a circa 15 chilometri dalla città di Nuoro percorrendo la statale 389. Il territorio, di poco meno di 4.900 ettari, è segnato da pascoli e vigneti che alimentano da secoli due produzioni fondamentali per l'economia locale: il vino e il formaggio. Il borgo conta oggi circa 2.700 abitanti e porta con sé una stratificazione storica densa: già parte del Giudicato di Arborea intorno all'XI secolo, poi della Curatoria della Barbagia di Ollolai, quindi ceduto durante la dominazione aragonese-spagnola a Pietro Massa di Arborea e in seguito, nel 1604, incorporato nel Ducato di Mandas sotto i Tellez-Giron. Nei documenti d'archivio medievali il nome compare nelle varianti Marmoiada, Mamoyata, Mamujata: una genealogia linguistica che riflette i passaggi di mano e di cultura che hanno attraversato questa parte della Barbagia.
Al centro della vita simbolica del paese stanno i Mamuthones e gli Issohadores, due figure rituali la cui origine rimane oggetto di discussione tra etnologi e storici. I Mamuthones indossano pelli ovine scure e portano sul dorso un carico di campanacci — i sonagli grandi detti sa carriga — il cui peso può superare i trenta chilogrammi; il volto è coperto da una maschera lignea nera, il portamento curvato in avanti sotto il peso. Gli Issohadores, in numero minore, li affiancano vestiti di abiti tradizionali più chiari, armati di funi — sa soha — con cui catturano simbolicamente gli spettatori. Il movimento dei Mamuthones è ritmico, cadenzato, quasi ipnotico: avanzano in due file, ruotando il busto per far risuonare i campanacci in un fragore che scandisce il passo collettivo. Nessuna interpretazione univoca ha mai chiuso il dibattito sulle origini: si è parlato di riti propiziatori legati alla pastorizia, di cerimonie di caccia preistoriche, di influenze nuragiche. L'incertezza stessa fa parte della natura di queste figure.
La tradizione non si esaurisce nel periodo carnevalesco, benché le uscite più note avvengano tra gennaio e febbraio. Il Museo delle Maschere Mediterranee, ospitato nel centro storico di Mamoiada, raccoglie e contestualizza le maschere rituali della Sardegna e di altre culture del bacino mediterraneo, offrendo un quadro comparativo che situa i Mamuthones all'interno di un fenomeno più ampio di mascheratura rituale europea. Il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale ha consolidato istituzionalmente ciò che la comunità locale ha trasmesso per generazioni senza interruzione. Mamoiada non è un luogo che conserva una tradizione: è un luogo in cui quella tradizione continua a essere praticata da chi la abita, con la stessa materia — legno, pelle, ferro — e con la stessa cadenza collettiva di sempre.
Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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