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Torre del Greco è da secoli il centro mondiale della lavorazione del corallo rosso e dei camei, una tradizione artigiana tramandata di generazione in generazione che ha reso la città un riferimento unico nel panorama dell'oreficeria italiana.
Per secoli, prima che qualcuno pensasse di lavorarla in loco, la città di Torre del Greco si limitava a pescarla. Le flotte di "coralline" — imbarcazioni appositamente attrezzate — partivano dal porto vesuviano verso tutto il bacino del Mediterraneo, affrontando traversate lunghe mesi e dai ritorni incerti. Il corallo estratto veniva poi rivenduto ai centri di lavorazione del Nord Italia, Genova e Livorno in testa, dove artigiani specializzati lo trasformavano in oggetti di valore. Torre del Greco restava ai margini della filiera produttiva, fornitrice di materia prima per manifatture altrui.
La svolta ha una data e un nome precisi. Il 27 marzo 1805 Paolo Bartolomeo Martin, marsigliese di origini genovesi, ottenne dal re Ferdinando IV di Borbone il consenso per aprire il primo laboratorio di lavorazione del corallo in città. Martin aveva appreso il mestiere nelle botteghe di Marsiglia, tra le più stimate d'Europa in quel campo, ed era giunto a Torre del Greco spinto dalla Rivoluzione francese, in cerca di un nuovo contesto dove impiantare la propria competenza. Riconobbe nel luogo una convergenza rara: la disponibilità diretta della materia prima, la manodopera locale già avvezza alla pesca, e la protezione di una corte borbonica incline a sostenere le manifatture di pregio. Da quel momento la città smise di essere semplice fornitrice e divenne sede di produzione autonoma.
Nel corso dell'Ottocento la lavorazione si estese dalla scultura del corallo rosso all'intaglio dei camei su conchiglia — principalmente la *Cassis rufa* e la *Cassis madagascariensis*, importate dall'Africa e dai Caraibi — e su pietre dure come l'agata. Le botteghe si moltiplicarono, trasmettendo le tecniche di generazione in generazione attraverso un apprendistato diretto che non prevedeva manuali né scuole formali. L'intagliatore lavorava — e in molti casi ancora lavora — con strumenti a mano, leggendo la stratificazione cromatica della conchiglia per ricavarne figure in rilievo: profili classici, scene mitologiche, ritratti. Ogni pezzo porta con sé la variabile del materiale naturale, che non si ripete mai identico.
Oggi Torre del Greco concentra la quota più consistente della produzione mondiale di camei e corallo lavorato. Il distretto conta decine di laboratori attivi, alcuni dei quali mantengono una struttura familiare, altri hanno sviluppato una dimensione più strutturata orientata all'export. Il riconoscimento internazionale non ha però uniformato le tecniche: l'intaglio a mano rimane il metodo distintivo, quello che separa il prodotto torrese dalla replica industriale. È questa continuità del gesto — più che qualsiasi certificazione — a definire l'identità del mestiere.
Simone Di Somma · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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