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Percorso rituale che attraversa il borgo di Albano di Lucania, paese legato agli studi etnografici di Ernesto De Martino, tra rocce, storia e pratiche magico-popolari.
Albano di Lucania sorge a 899 metri sul monte San Leonardo, nella parte centro-occidentale della provincia di Potenza, a meno di venti chilometri in linea d'aria dai calanchi di Pietrapertosa e Castelmezzano. Il borgo conta oggi poco più di 1.300 abitanti e porta nel nome — Albánë in dialetto lucano — una delle tante incertezze che ne avvolgono le origini: le fonti storiche sono scarse, e le ipotesi sul toponimo si moltiplicano senza risolversi. Ciò che è documentato è la successione dei feudatari: la contessa Filippa D'Alba fino al 1301, poi i Pipino, poi i Sanseverino nei secoli XV e XVI, infine i duchi Ruggiero fino all'Ottocento. Una stratificazione di poteri che ha lasciato tracce nell'architettura religiosa del paese, dalla Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore — edificata tra il XII e il XIII secolo in stile romanico su un probabile precedente paleocristiano — alla Cappella dell'Annunziata, che conserva un altare ligneo del XVII o XVIII secolo e una scultura lignea del Cinquecento.
È però nel Novecento che Albano di Lucania acquista una risonanza che travalica i confini della Basilicata. Negli anni Cinquanta, l'etnologo Ernesto De Martino scelse questo territorio come campo di ricerca per le sue spedizioni dedicate alla magia e al mondo contadino del Sud Italia. Quelle indagini confluirono in opere fondamentali per la cultura italiana, e il legame tra il borgo e il pensiero demartiniano è rimasto abbastanza radicato da guadagnargli la denominazione di "Paese della Magia". Non si tratta di una suggestione folkloristica: De Martino documentò qui pratiche rituali, credenze e forme di resistenza simbolica al dolore e alla morte che costituivano un sistema coerente di risposta al mondo, non una sopravvivenza arcaica da museo.
Il percorso denominato La Rocca del Cappello si muove dentro questo doppio registro — naturale e antropologico. Il cammino attraversa il territorio del borgo tra formazioni rocciose e punti panoramici, seguendo una logica che non è solo escursionistica ma anche interpretativa: i luoghi attraversati sono quelli che De Martino e la sua équipe frequentarono, e il paesaggio fisico si sovrappone a quello delle pratiche magico-popolari lucane. L'itinerario si inserisce in un sistema più ampio che collega Albano ad altri centri della Basilicata legati alla stessa tradizione, tra cui Colobraro — paese a cui la superstizione locale attribuisce poteri nefasti — e Agromonte, nel territorio del Parco Nazionale del Pollino.
Camminare su questo tracciato significa attraversare una geografia che non ha mai separato il visibile dall'invisibile. Le rocce, il profilo del monte, la vegetazione rada dell'Appennino lucano: tutto appartiene a un paesaggio che le comunità contadine hanno a lungo letto come testo, carico di presenze e di significati da negoziare. Il cammino non richiede attrezzatura specialistica, ma chiede una certa disponibilità a rallentare, a leggere il territorio con più di uno sguardo.
DinaBenedettoFerrandina · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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