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Borgo murato della collina imolese, sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna ospitata nella Rocca Sforzesca, che raccoglie e promuove i vini regionali. Le sue mura sono decorate da murales realizzati durante la Biennale del Muro Dipinto.
Dozza sorge a circa trecento metri sul livello del mare, sul crinale delle colline imolesi, a una ventina di chilometri da Bologna e altrettanti da Imola. Il borgo medievale conserva intatta la sua struttura compatta entro le mura, con la Rocca Sforzesca che domina il profilo dall'alto. È una presenza discreta nel paesaggio dell'Emilia-Romagna collinare, lontana dai circuiti più frequentati della pianura, eppure portatrice di una doppia vocazione — vinicola e artistica — che ne definisce il carattere in modo preciso.
La Rocca Sforzesca ospita l'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna, istituzione che raccoglie e promuove la produzione vinicola dell'intera regione. Dentro le sale della fortezza, che risale nella sua forma attuale al Quattrocento, trovano posto etichette provenienti da denominazioni distanti tra loro per geografia e carattere: dai Colli Bolognesi ai Colli Piacentini, dal Lambrusco nelle sue diverse declinazioni ai vini bianchi della Romagna. La funzione dell'enoteca non è meramente commerciale — è di documentazione e rappresentanza di un territorio vitivinicolo tra i più articolati d'Italia, che fatica a essere percepito nella sua complessità proprio per la varietà interna che lo compone. La rocca, con le sue cantine e i suoi ambienti voltati, offre a questa funzione una cornice di pietra che non ha bisogno di aggiunte.
Le facciate del borgo raccontano un'altra storia, parallela e visivamente immediata. A partire dal 1960, Dozza ospita con cadenza biennale la Biennale del Muro Dipinto, manifestazione che ha trasformato le superfici esterne delle abitazioni in un archivio di pittura murale a cielo aperto. Nel corso delle edizioni si sono succeduti artisti italiani e stranieri, lasciando opere che si sovrappongono alla pietra e all'intonaco senza cancellare la struttura del borgo sottostante. Il risultato non è un museo a tema, ma una convivenza stratificata tra architettura medievale e intervento contemporaneo, dove ogni vicolo può riservare un'opera inaspettata sul fianco di un edificio privato.
Il legame tra le due anime di Dozza — il vino e la pittura murale — non è casuale né puramente decorativo. Entrambe le vocazioni nascono da una scelta deliberata di valorizzazione culturale del borgo, avviata nella seconda metà del Novecento quando molti centri minori dell'Appennino emiliano cercavano una propria identità riconoscibile. Dozza ha costruito la sua su elementi concreti: una struttura medievale ben conservata, una posizione geografica favorevole tra due città storiche, e la capacità di fare della Rocca uno spazio vivo anziché un reperto.
Wwikiwalter · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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