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Borgo medievale abbandonato dopo una frana negli anni Sessanta, oggi città fantasma sospesa su un costone argilloso, con un paesaggio spettrale e affascinante unico nel suo genere.
Craco sorge su uno sperone argilloso a circa quaranta chilometri da Matera, nel cuore della Basilicata interna, a dominare la valle del Cavone con una presenza che il tempo ha reso sempre più silenziosa. Il borgo medievale — abitato con continuità per secoli, tappa documentata lungo le vie dei pellegrini e dei crociati diretti in Terra Santa — fu evacuato a partire dal 1963, quando i movimenti franosi del sottosuolo resero il costone instabile oltre ogni soglia di sicurezza. Gli abitanti si trasferirono in un insediamento moderno nelle vicinanze, e il nucleo antico rimase in piedi, disabitato, esposto alle stagioni.
Il paesaggio che circonda Craco appartiene alla morfologia tipica della Basilicata argillosa: i calanchi, solchi profondi incisi dall'erosione delle acque piovane nel terreno cretoso, segnano il territorio con una geometria aspra e irregolare. Questo stesso paesaggio caratterizza la zona di Aliano, a pochi chilometri, e costituisce uno degli ambienti geologici più riconoscibili del Mezzogiorno interno. Le pareti del costone su cui poggia il borgo sono composte di argille scagliose, materiale che si deforma lentamente sotto il proprio peso e sotto l'azione dell'acqua, rendendo qualsiasi insediamento permanente una scommessa contro la geologia.
Ciò che rimane del centro storico è un insieme di strutture in diversi stadi di cedimento: palazzi con le facciate ancora leggibili, la Torre Normanna che si alza ancora visibile sull'orizzonte, la Chiesa Madre con la sua navata aperta al cielo, vicoli dove il selciato è ancora in parte riconoscibile sotto la vegetazione. L'accesso è regolato e avviene esclusivamente con visita guidata, con obbligo di casco protettivo, dato il rischio concreto di distacco di materiale dalle strutture. Il borgo è gestito come Parco Museale Scenografico di Craco, un riconoscimento che ne ha formalizzato la fruizione pubblica senza alterarne lo stato di conservazione — o di abbandono, secondo il punto di vista.
Craco ha attirato l'attenzione del cinema internazionale proprio per questa sua condizione: le rovine su sfondo di calanchi hanno fatto da scenografia a produzioni di diversa natura, tra cui il film di James Bond *Quantum of Solace* del 2008. La sovrapposizione tra rovina reale e set cinematografico ha contribuito a costruire un'immagine del luogo che circola ben oltre i confini regionali, portando visitatori da contesti geografici e culturali molto distanti dalla Basilicata rurale.
Quel che la visita restituisce, al di là di qualsiasi mediazione, è la misura concreta di quanto rapidamente un insediamento umano possa essere riconsegnato alla natura quando viene meno la presenza che lo teneva in vita. Le case di Craco non sono rovine antiche: molte erano abitate da persone ancora in vita. Il borgo non è crollato per guerra o abbandono progressivo, ma per una decisione collettiva imposta dalla terra stessa. Questa prossimità temporale — il fatto che l'abbandono sia avvenuto nell'arco di una generazione — conferisce al luogo una qualità diversa da quella delle rovine storiche: non distanza, ma riconoscibilità.
Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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