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Calvello è uno dei centri lucani più antichi nella lavorazione della ceramica, con una tradizione documentata dal 1500 che ebbe diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.
Calvello, borgo arroccato sulle pendici dell'Appennino lucano in provincia di Potenza, porta nel proprio nome una delle tradizioni artigiane più radicate della Basilicata. La lavorazione della ceramica vi è documentata almeno dal XVI secolo, ma le tracce di una cultura vascolare locale rimandano a epoche più remote: ritrovamenti di crateri e frammenti riconducibili alla tradizione della Magna Grecia suggeriscono una continuità che attraversa i secoli senza mai spezzarsi del tutto. Da quelle cave di argilla nei dintorni del paese, artigiani di generazione in generazione hanno estratto la materia prima per dar forma a oggetti che circolarono, in età moderna, lungo le rotte commerciali del Mediterraneo.
Il processo produttivo tradizionale si articola in fasi precise e lente. L'argilla viene lavorata al tornio, foggiata a mano, lasciata asciugare e poi sottoposta a una prima cottura. Segue la maiolicatura: il pezzo di terracotta viene immerso nello smalto, decorato con i motivi caratteristici della scuola calvellese — fronde stilizzate, figure alate, campiture cromatiche dominate da verdi e gialli su fondo bianco — e poi ricotto a temperature intorno ai 920 gradi. È in questa seconda cottura che il colore si fissa e la superficie acquista quella lucentezza opaca che distingue la maiolica lucana dalle produzioni di altri centri. Famiglie come quella del ceramista Giuseppe Caruso hanno portato avanti questo sapere per oltre centocinquant'anni, con le donne della casa spesso protagoniste delle fasi di decorazione.
Calvello è oggi riconosciuta tra le undici città della ceramica in Italia, un riconoscimento che attesta la continuità e la specificità della sua produzione nel panorama nazionale. All'interno del Castello Carafa-Ruffo, parzialmente restaurato, ha trovato sede un laboratorio con funzione formativa e museale: una sala è dedicata alla lavorazione dell'argilla, un'altra al decoro e alla smaltatura, mentre uno spazio multimediale racconta la storia della tradizione locale attraverso installazioni interattive. La struttura accoglie scolaresche, visitatori e artigiani in formazione, cercando di trasmettere tecniche che, negli anni Ottanta del Novecento, rischiarono di interrompersi con la contrazione delle botteghe attive.
Ciò che rende la ceramica di Calvello un caso degno di attenzione nel panorama dell'artigianato meridionale non è soltanto la longevità della tradizione, ma la sua capacità di mantenere un lessico formale riconoscibile pur attraversando epoche e mercati diversi. I motivi decorativi non sono stati standardizzati per compiacere il gusto turistico contemporaneo, ma restano legati a un repertorio iconografico che affonda le radici nella cultura contadina e nella memoria visiva del territorio lucano. In questo senso Calvello offre un esempio di come un mestiere possa costituire, nel tempo, una forma di identità collettiva più duratura di molte altre.
Anna Maria Masini · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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