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Itinerario a piedi che ripercorre i luoghi legati allo scrittore Antonio Fogazzaro attraverso le valli vicentine, tra borghi, ville e paesaggi collinari poco frequentati dal turismo di massa.
Tra la Val Chiampo e la Val d'Agno, nel tratto di Prealpi vicentine che scende verso la pianura senza mai perdersi in essa, esiste un percorso a piedi che porta il nome di due uomini legati da sangue e da una comune fedeltà a questi luoghi: Antonio Fogazzaro, scrittore vicentino tra i più letti nell'Italia di fine Ottocento, e il marchese Giuseppe Roi, suo pronipote, che ha dedicato parte della propria vita a custodire e diffondere la memoria culturale del Veneto. Il cammino che ne porta i nomi collega Montegalda, nella pianura a sud di Vicenza, a Tonezza del Cimone, sull'altopiano prealpino, attraversando un territorio che raramente compare nelle mappe del turismo organizzato.
Il percorso è il primo nato all'interno della rete dei Cammini Veneti, promossa dall'Associazione Cammini Veneti con il contributo della Regione Veneto, ed è frutto del lavoro di un gruppo di volontari che conoscono il territorio palmo a palmo. Questa origine non istituzionale si percepisce nel carattere del tracciato: non una via costruita per il visitatore, ma un filo che segue la logica interna del paesaggio, passando per borghi minori, ville di campagna, tratti boscosi e fondovalle ancora segnati dall'economia rurale. Le ville che il percorso incontra non sono monumenti isolati ma edifici ancora inseriti nel loro contesto agricolo, come lo erano quando Fogazzaro le frequentava e le trasformava in scenari dei suoi romanzi.
Il paesaggio che accompagna il camminatore è quello delle colline vicentine nella loro forma più discreta: versanti coperti di bosco misto, piccoli centri storici dove l'architettura veneta minore — portici, corti, oratori campestri — si affianca senza stridore agli insediamenti più recenti. La Val d'Agno, che ospita tra l'altro Valdagno, conserva tracce di un passato industriale tessile che ha modellato il territorio senza cancellarne la struttura preesistente. Più in quota, avvicinandosi a Tonezza del Cimone, il paesaggio si apre e il bosco lascia spazio a praterie e a vedute sull'altopiano di Tonezza, dove l'aria cambia consistenza e la pianura padana appare in lontananza come un'astrazione geometrica.
Il cammino si percorre in più tappe, con una struttura che consente di modulare il ritmo secondo le proprie possibilità. Non richiede attrezzatura alpinistica né preparazione tecnica specifica, ma chiede attenzione al territorio e disponibilità a rallentare. È in questa lentezza che il senso del percorso si rivela: non nell'accumulo di mete, ma nella capacità di leggere un paesaggio che ha stratificato secoli di presenza umana senza mai imporsi con monumentalità.
Unknown photographer · Public domain — Wikimedia Commons
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