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Prodotto ortofrutticolo di nicchia coltivato lungo le rive del Piave, apprezzato fin dall'antichità per la sua dolcezza e tenerezza. Rappresenta un'eccellenza agricola del trevigiano poco conosciuta fuori dalla zona di produzione.
Lungo la sponda sinistra del Piave, nel tratto che attraversa il comune di Cimadolmo in provincia di Treviso, il suolo racconta una storia di depositi alluvionali accumulati nel tempo. La pianura qui è sabbiosa, drenante, povera di argilla: condizioni che altrove sarebbero considerate uno svantaggio agronomico, e che invece determinano le caratteristiche di uno dei prodotti ortofrutticoli più circoscritti del Veneto. L'Asparago Bianco di Cimadolmo IGP cresce in un'area di produzione rigorosamente delimitata, che comprende alcuni comuni della Marca Trevigiana lungo il corso del fiume, e deve la propria identità tanto alla geologia del terreno quanto a una tecnica colturale tramandata con continuità.
Il colore bianco non è una varietà botanica distinta, ma il risultato di una scelta deliberata: i turioni vengono tenuti al riparo dalla luce durante tutta la fase di crescita, ricoperti da cumuli di terra che impediscono la fotosintesi e con essa la produzione di clorofilla. La raccolta avviene manualmente, prima che il germoglio affiori in superficie, con un utensile apposito che recide il turione sottoterra. Questo metodo richiede attenzione quotidiana e tempi stretti, poiché la finestra di raccolta è breve e la qualità si deteriora rapidamente dopo il taglio. La stagione si concentra tra aprile e maggio, e la brevità di questo intervallo contribuisce a mantenere il prodotto quasi invisibile al di fuori del mercato locale.
Sul piano organolettico, la composizione sabbiosa del suolo del Piave incide in modo diretto: la consistenza risulta tenera, la fibrosità ridotta, il sapore orientato verso note dolci con un'amarezza contenuta. Sono caratteristiche che i produttori della zona attribuiscono all'interazione tra il sottosuolo ghiaioso, la falda freatica superficiale e le escursioni termiche primaverili tipiche della pianura veneta. Il riconoscimento IGP, ottenuto a livello europeo, ha fissato in un disciplinare preciso i parametri di produzione, il territorio ammesso e i requisiti minimi del prodotto, consolidando un legame tra luogo e qualità che prima esisteva solo nella pratica agricola locale.
Cimadolmo è un comune di poco più di tremila abitanti, privo di attrattive monumentali di rilievo, e proprio per questo il rapporto tra la comunità e la coltivazione dell'asparago ha assunto nel tempo una valenza identitaria concreta. La Sagra dell'Asparago Bianco, che si tiene annualmente in primavera, è uno dei momenti in cui la produzione diventa visibile anche per chi viene da fuori, ma la vera circolazione del prodotto avviene attraverso i canali brevi: mercati locali, vendita diretta, ristoranti del trevigiano che costruiscono i propri menu stagionali attorno alla disponibilità di poche settimane. Fuori da questo raggio, l'Asparago Bianco di Cimadolmo IGP rimane sostanzialmente sconosciuto, non per mancanza di qualità, ma per la struttura stessa di una filiera che non ha mai cercato la scala industriale.
Marchetto da Trieste · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
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