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Gavoi, borgo a 800 metri di quota tra i monti del Gennargentu, conserva una tradizione di artigianato manifatturiero legata alla pastorizia e alla tessitura, con produzioni che riflettono l'identità culturale della Barbagia. I caratteristici balconi in legno intagliato sono un tratto architettonico distintivo del centro storico.
Gavoi si trova a quasi 800 metri di quota, nel cuore della Barbagia, e le sue case di granito a vista si dispongono ad anfiteatro su un pendio che scende verso una conca boscosa. Il paesaggio circostante — lecci, castagni, noci, e più in basso lo specchio del lago di Gusana — definisce un contesto di isolamento geografico che ha storicamente plasmato tanto l'economia quanto la cultura materiale del borgo. Prima di diventare meta di villeggiatura estiva per chi abita nel nuorese, Gavoi era un villaggio di pastori e allevatori di cavalli, noto in tutta la Sardegna per la produzione di morsi, speroni e finimenti equestri che i commercianti locali portavano di paese in paese. A questa vocazione si affiancava la lavorazione di canestri in fibre vegetali, segno di una manifattura radicata nell'uso diretto delle risorse del territorio.
La tessitura appartiene a questo stesso ordine di saperi. In Sardegna, la tradizione tessile si articola in tecniche distinte — la tessitura a pibiones, a lizzos, a tela, a pùntu a traccu — e ogni centro della Barbagia ha sviluppato nel tempo varianti proprie, legate ai materiali disponibili, alla pastorizia ovina e alle preferenze cromatiche locali. La lana, materia prima diretta dell'allevamento, costituisce il filo conduttore di questa produzione: dalla tosatura alla filatura, dalla tintura con pigmenti naturali alla tessitura al telaio, ogni passaggio era tradizionalmente affidato alle donne, in una trasmissione che avveniva all'interno delle famiglie, di generazione in generazione. Gavoi si inserisce in questo quadro regionale con una propria identità, che riflette il carattere chiuso e coeso della comunità barbaricina.
Le facciate del centro storico portano un'altra traccia di questa cultura artigianale: i balconi in legno intagliato che sporgono sulle vie strette del borgo. Non si tratta di un elemento decorativo importato, ma di una lavorazione locale che richiedeva competenze specifiche nella scelta e nella stagionatura del legno, nell'intaglio e nell'assemblaggio. Questi balconi sono parte integrante dell'architettura di tipo barbaricino, e la loro presenza diffusa nelle abitazioni di Gavoi testimonia come la maestria manuale non fosse confinata a un unico settore produttivo, ma attraversasse materiali e funzioni diverse.
La storia del borgo ha radici documentate almeno dal Medioevo: nel 1388 Gavoi partecipò, insieme ad altri centri della Barbagia, alla firma del trattato di pace tra Eleonora d'Arborea e Giovanni I d'Aragona, un atto che coinvolse anche il vicino Ollolai, allora di maggiore rilievo. La chiesa parrocchiale di San Gavino rimane tra gli edifici storici di riferimento del centro. Questo passato ha contribuito a formare un'identità comunitaria solida, che oggi si esprime anche nella capacità di iniziativa culturale — Gavoi ha saputo farsi conoscere oltre i confini dell'isola attraverso eventi e presenze che hanno portato attenzione su un borgo altrimenti lontano dai circuiti principali.
Ciò che resta, al di là delle stagioni turistiche, è la continuità di un rapporto tra territorio e lavoro manuale che non si è mai interamente spezzato. I tessuti, i canestri, i balconi intagliati: oggetti diversi accomunati dalla stessa logica, quella di trasformare le risorse del luogo in forme durevoli, attraverso tecniche che il tempo ha affinato senza stravolgere.
Gianni Careddu · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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