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Mestiere rarissimo sopravvissuto in Basilicata: la lavorazione della balestra tradizionale con lama intarsiata e manico in corno di bufalo, legata a leggende di brigantaggio e riscatto popolare.
Ad Avigliano, comune dell'Appennino lucano in provincia di Potenza, sopravvive una delle pratiche artigianali più rare della penisola: la costruzione della balestra tradizionale, detta localmente *valestra*. Non si tratta di una rievocazione né di una riproduzione ornamentale. Vito Aquila, artigiano aviglianese, lavora questa arma secondo tecniche tramandate oralmente, ricavando la lama con intarsi eseguiti a mano e il manico dal corno di bufalo. Ogni pezzo porta con sé la logica di un oggetto fatto per durare, non per essere esposto.
La balestra aviglianese ha radici che affondano nel periodo del brigantaggio postunitario, quando la Basilicata fu teatro di una resistenza contadina e popolare che la storiografia ufficiale ha a lungo marginalizzato. La tradizione orale locale attribuisce l'origine dell'arma a un fabbro che la forgiò per difendere l'onore della propria compagna, e vuole che fu la donna stessa a impugnarla contro il feudatario. Che si tratti di leggenda o di memoria trasfigurata, la figura della donna lucana armata di balestra è entrata nel repertorio identitario della regione con una tenacia che resiste ai secoli. L'arma non era dunque solo strumento di offesa: era un segno di posizione, di rifiuto, di appartenenza a una comunità che si riconosceva nel gesto della resistenza.
Il lavoro di Aquila ha trovato una forma di riconoscimento pubblico nel giugno 2025, quando ad Avigliano è stata inaugurata presso il Palazzo di Città una balestra di 6,70 metri di lunghezza, interamente realizzata dall'artigiano. L'opera detiene il primato di balestra più grande del mondo e, per le sue dimensioni, anche quello di coltello più grande del mondo. Collocata negli spazi del municipio e aperta alla visita quotidiana, rappresenta un caso raro in cui un record di dimensioni non esaurisce il senso dell'oggetto: dietro la misura straordinaria resta la stessa grammatica costruttiva delle pezze più piccole, lo stesso rapporto tra materiale e gesto.
Ciò che rende questa tradizione degna di attenzione non è la singolarità del primato, ma la continuità di un sapere che non ha trovato istituzioni a custodirlo — e che tuttavia non si è interrotto. La balestra aviglianese non figura nei grandi cataloghi dell'artigianato italiano, non ha una scuola né un consorzio. Esiste perché un uomo ha scelto di non smettere di farla. In questo, rispecchia una condizione più ampia della Basilicata: una regione che conserva pratiche antiche non per vocazione museale, ma per una forma di ostinazione silenziosa che appartiene al carattere del suo territorio.
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