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Piccolo arcipelago al largo di Portovenere, raggiungibile via mare, composto da tre isole di cui Tino e Tinetto sono quasi inaccessibili e custodiscono rovine monastiche medievali in un contesto naturale intatto.
Al largo di Portovenere, nel tratto di mare che separa il Golfo della Spezia dalle acque aperte del Tirreno settentrionale, tre isole formano un arcipelago di dimensioni contenute ma di peso storico e naturale considerevole. Palmaria, Tino e Tinetto compongono un sistema insulare riconosciuto dall'UNESCO come parte del sito seriale delle Cinque Terre, e ricadono interamente nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere. La loro prossimità alla costa — il canale delle Bocche che separa Palmaria da Portovenere è largo poco più di cento metri — non attenua la sensazione di distanza dal mondo continentale che si avverte non appena si sale su un'imbarcazione e ci si allontana dal molo.
Palmaria è la più estesa del gruppo, con una superficie di circa 1,89 chilometri quadrati, e l'unica su cui sia possibile muoversi liberamente lungo sentieri che attraversano la macchia mediterranea — erica, lentisco, corbezzolo — fino agli affacci sul golfo. La costa orientale, rivolta verso Portovenere, è segnata da falesie calcaree e da alcune grotte marine, tra cui la Grotta dei Colombi, che ha restituito resti paleontologici e tracce di frequentazione umana risalenti al Mesolitico. Il cammino sull'isola non richiede attrezzatura specialistica, ma la morfologia del terreno impone attenzione: i versanti scendono ripidi verso il mare e il sentiero principale, che percorre la dorsale dell'isola, alterna tratti ombreggiati a passaggi esposti al vento.
Tino si trova a sud-est di Palmaria, separata da uno stretto braccio di mare. L'isola è sede di una stazione del faro della Marina Militare Italiana e per questa ragione l'accesso è regolamentato con rigore: il pubblico può sbarcarvi soltanto il 13 settembre, giorno della festa di San Venerio, eremita vissuto sull'isola nel VII secolo e poi venerato come patrono dei fanalisti e dei naviganti del Mar Ligure. In quella sola giornata, migliaia di pellegrini raggiungono l'isola via mare per visitare i resti dell'abbazia benedettina, edificata in epoca medievale sul luogo dell'eremo del santo. Le strutture superstiti — absidi, muri perimetrali, tracce del chiostro — restano per il resto dell'anno in un silenzio che la presenza militare contribuisce a preservare involontariamente.
Tinetto è la più piccola delle tre, poco più di uno scoglio emergente a breve distanza da Tino. Le sue dimensioni ridotte e la conformazione rocciosa la rendono inaccessibile nella pratica, ma la sua storia è tutt'altro che marginale: scavi condotti nel corso del Novecento hanno portato alla luce i resti di un oratorio paleocristiano e di strutture riferibili a un insediamento eremitico altomedievale, anteriore all'abbazia di Tino. L'isolotto è visibile chiaramente dalla costa di Tino e dal mare aperto, e la sua sagoma bassa sull'acqua — con le pietre antiche affioranti tra la vegetazione rada — comunica con precisione la natura di questo arcipelago: un luogo dove la storia si è depositata per strati, spesso senza che nessuno la cercasse.
Il modo più diretto per avvicinarsi all'arcipelago è il traghetto o il servizio di battelli che parte da Portovenere, con traversate brevi ma sufficienti a modificare la prospettiva sulla costa. Chi dispone di un'imbarcazione propria può circumnavigare le isole e osservare da vicino le pareti rocciose e le grotte marine che non hanno accesso a terra. La stagione più favorevole per l'esplorazione di Palmaria è la primavera e l'autunno, quando la luce è obliqua e il traffico di imbarcazioni si riduce. L'unico appuntamento fisso e irripetibile rimane il 13 settembre su Tino: una data che concentra in poche ore l'accesso a un luogo che per il resto dell'anno appartiene soltanto al mare e alla storia.
Aconcagua (talk) · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons
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