Piano per il Sud: 80 miliardi per rilanciare imprese e infrastrutture

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E’ stato ufficializzato il piano di finanziameto per il Mezzogiorno e le PMI del sud Italia. Il nuovo programma finanziario conterà su risorse per 80 miliardi di euro e punterà sulle infrastrutture, dalle ferrovie a nuove scuole, sulla fiscalità di vantaggio e sulla Banca del Mezzogiorno. Tutto in un documento e due decreti, uno ministeriale e uno legislativo.

Il nuovo piano rappresenta – secondo le dichiarazioni del ministro Tremonti – una parte significativa del programma di risanamento che l’Italia presenterà all’Europa. Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha annunciato inoltre che il nuovo piano dovrà essere concordato insieme con le Regioni. I governatori si dividono: quelli vicini alla maggioranza plaudono al piano; critici i governatori in quota Pd. Tra gli elementi chiave del piano, come emerge dalla bozza del documento, figura la Banca del Mezzogiorno, progetto fortemente voluto da Tremonti, e il via ad un Fondo specifico per le Pmi.

IL GIUDIZIO DEI SINDACATI
Susanna Camusso, neo segretario della Cgil, ha lasciato il giudizio in sospeso perché – ha dichiarato – “le risorse annunciate sono molte, 75-80 miliardi di euro, ma bisognerà capire che cosa concretamente ci sarà nel programma”. “Da tempo chiediamo una svolta per il Sud – ha detto il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni – perché i mancati investimenti peggiorano le cose. Speriamo che ora possa partire una nuova stagione”. “Chiederemo l’attivazione di strumenti che inducano la pubblica amministrazione nel Mezzogiorno – ha sottolineato il segretario generale della Uil Luigi Angeletti – a funzionare meglio”.
Il Piano per il Sud sarà utile se ci sarà anche “un graduale abbandono dell’assistenza”, ha evidenziato il segretario generale Ugl Giovanni Centrella. Ivan Malavasi della Cna chiede “trasparenza nella gestione delle risorse” e Francesco Sgherza della Confartigianato chiede “la concentrazione dei fondi in pochi grandi obiettivi”.
BANCA MEZZOGIORNO, FINANZIARE IL MEDIOCREDITO
Giunge finalmente a compimento la costituzione della Banca del Mezzogiorno. Martedì prossimo, infatti, Poste e Bcc formalizzeranno a Unicredit l’offerta di acquisto sul Mediocredito Centrale per dare corpo al progetto e dare un’anima operativa al futuro istituto. La tempistica è stata data, secondo le indiscrezioni raccolte, dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti al tavolo sul Sud a Palazzo Chigi. L’azione del governo – si legge nella bozza del documento presentata ieri – mira a coinvolgere nell’azionariato un’ampia rete di banche con un forte radicamento territoriale, quali le banche di credito cooperativo e le banche popolari.
Il sistema si pone quindi l’obiettivo di “sviluppare il credito” per favorire la nascita e l’espansione delle piccole e medie imprese del Meridione. In sostanza si tratterà di “una banca di garanzia” nell’ambito della gestione di strumenti di agevolazione creditizzia, a carattere sia nazionale sia sovranazionale; Il piano  prevede inoltre la nascita di un “Fondo Jeremie Mezzogiorno” (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprise) che utilizzerà i fondi strutturali europei. Sarà perciò la Banca del Mezzogiorno a utilizzare questo fondo, operando come fondo rotativo per sostenere il credito agevolato, il capitale di rischio e le garanzie. Nel concreto la struttura dovrà operare per almeno cinque anni come istituzione finanziaria di secondo livello (senza sportelli propri per il pubblico), favorendo la raccolta a medio-lungo termine senza la velleità di risolvere da sola altri problemi tipici del Mezzogiorno quali, ad esempio, le carenze infrastrutturali o i servizi pubblici inefficienti.
La quota dello Stato (di minoranza e finanziariamente simbolica) sarà comunque dismessa entro 5 anni. Tra i possibili servizi si prevede che la Banca potrà essere “di garanzia” per i clienti delle banche socie, potrà fare consulenze a queste e alle Pmi. E’ prevista anche la valutazione del merito di credito per progetti imprenditoriali innovativi e a medio-lungo termine. Si ipotizza poi l’emissione di titoli per finanziare progetti infrastrutturali. La ‘rete’ sulla quale potrà contare la Banca del Mezzogiorno (oltre a ‘punti’ dedicati negli uffici di Poste Italiane) saranno molti e coincideranno inizialmente con le 111 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali presenti nel Mezzogiorno: cioé 620 sportelli con una raccolta diretta di 15,7 miliardi.

REDAZIONE EccellenzeItaliane.com

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