Prosciutto di Parma (DOP)

Art. 1 Denominazione del prodotto 1. La denominazione di origine “Prosciutto di Parma” riconosciuta ed utilizzata ai sensi delle norme comunitarie e nazionali relative alle denominazioni di origine, indicazioni geografiche e attestazioni di specificità dei prodotti agricoli ed agroalimentari, è riservata esclusivamente al prosciutto, munito di contrassegno atto a consentire in via permanente la identificazione, ottenuto dalle cosce fresche di suini nazionali nati, allevati e macellati nelle zone indicate nel regolamento di esecuzione della presente legge, prodotto secondo le prescrizioni della presente legge e sragionato nella zona tipica di produzione per il periodo minimo di cui agli articoli seguenti.(così modificato dall’art. 60 comma 1 della legge 19 Febbraio 1992 n. 142).

Art. 2 Zona tipica di produzione e stagionatura 1. La zona tipica di produzione comprende il territorio della provincia di Parma posto a sud della via Emilia a distanza di questa non inferiore a cinque chilometri, fino ad una altitudine non superiore a 900 metri, delimitato ad est dal corso del fiume Enza e ad ovest dal corso del torrente Stirone. 2. Il periodo di stagionatura decorre dalla salagione e non deve essere inferiore ai dieci mesi per i prosciutti tra i sette e i nove chilogrammi di peso ed ai dodici mesi per quelli di peso eccedente i nove chilogrammi. I pesi sono riferiti ai prosciutti con osso all’atto dell’applicazione del contrassegno di cui al preci dente articolo 1.

Art. 3 Caratteristiche merceologiche 1. Le specifiche caratteristiche merceologiche del prosciutto di Parma a stagionatura ultimata sono: a) forma esteriore tondeggiante: privo della parte distale (piedino), privo di imperfezioni esterne tali da pregiudicare la immagine del prodotto, con limitazione della parte muscolare scoperta oltre la testa del femore (noce) ad un massimo di 6 centimetri (rifilatura corta); b) peso: normalmente tra gli otto e i dieci chilogrammi e comunque non inferiore ai sette; c) colore al taglio: uniforme tra il rosa ed il rosso, inframmezzato dal bianco puro delle parti grasse; d) aroma e sapore: carne di sapore delicato e dolce, poco salata e con aroma fragrante e caratteristico; e) la caratterizzazione mediante l’osservanza di parametri analitici predeterminati, i cui standard sono approvati con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato proposta dell’organismo abilitato di cui all’articolo 11.

Capo II Produzione e vendita

Art. 4 Prescrizioni produttive 1. Le razze, l’allevamento e l’alimentazione dei suini da cui provengono le cosce fresche di cui al precedente articolo 1, devono essere conformi alle prescrizioni, una volta divenute operanti, emanate dall’organismo abilitato di cui al successivo articolo 11 ed approvate dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro della sanità. 2. L’allevatore è tenuto a rilasciare per i suini avviati alla macellazione un certificato attestante la conformità dei medesimi alle prescrizioni di cui al comma 1. 3. I suini devono essere macellati in ottimo stato sanitario e perfettamente dissanguati.

Art. 5 Divieto di conservazione e tipicità delle fasi di produzione 1. Le cosce dei suini impiegati per la produzione del prosciutto di Parma non devono subire, tranne la refrigerazione, alcun trattamento di conservazione, ivi compresa la congelazione, e devono essere muniti di un timbro indelebile impresso a cura del macellatore. 2. All’atto della salagione sulle cosce fresche deve essere apposto un sigillo attestante la data di inizio della lavorazione. 3. Le fasi di produzione devono essere effettuate, dalla salagione alla fine della stagionatura, nella zona tipica di cui al precedente articolo 2.

Art. 6 Contrassegno per il prodotto disossato 1. Il prosciutto di Parma, dopo l’applicazione del contrassegno, può essere commercializzato anche disossato ed in tal caso eventualmente venduto in tranci di forma e peso variabili ovvero affettato ed opportunamente confezionato. 2. Nei casi di cui al comma 1, qualora non sia possibile conservare sul prodotto il contrassegno, questo dovrà essere apposto in modo indelebile ed inamovibile sulla confezione, sotto il controllo dell’organismo abilitato e secondo le modalità che verranno determinate nel regolamento di esecuzione. In questi casi le operazioni di confezionamento dovranno essere effettuate nella zona tipica di cui all’articolo 2.

Art. 7 Norme di garanzia 1. È vietato porre in vendita e comunque immettere al consumo prosciutto non tutelato recante, sul prodotto, sulle confezioni, sugli imballaggi, sugli involucri, sulle etichette e simili, nonché sui documenti comunque riferentisi al prodotto, indicazioni idonee ad ingenerare confusione con il prosciutto di Parma o rivendicare le qualità tipiche di esso. 2. È comunque vietato per il prosciutto non tutelato: a) utilizzare la denominazione “prosciutto di Parma” nonché qualsiasi altra denominazione o indicazione contenente o facente riferimento al nome “Parma” nonché a qualsiasi altro nome di comune compreso nella zona tipica di cui al precedente articolo 2; b) utilizzare espressioni quali “tipo Parma”, “stagionato a Parma”, anche se riferite ad altri comuni della zona tipica, ovvero quali “stagionato nella zona tipica”, “lavorazione alla parmigiana” e simili; c) utilizzare nell’indicazione della sede dell’impresa produttrice o dello stabilimento di produzione, i nomi dei comuni della zona tipica con caratteri di dimensioni superiori a quattro millimetri di altezza e a tre millimetri di larghezza, nonché utilizzare, nell’indicazione della provincia, il nome “Parma”, in luogo del quale dovrà essere utilizzata la sigla “PR”; d) utilizzare segni grafici, timbri, sigilli e simili che per ubicazione, colore, grandezza e tipo di caratteri possano trarre in inganno gli acquirenti ed i consumatori con riferimento al prodotto tutelato ed alle qualità di esso.

Art. 8 Divieto di denominazioni concorrenti 1. L’uso delle denominazioni geografiche riferentisi ai comuni compresi nella zona tipica di cui all’articolo 2 o loro variazioni, deformazioni, derivazioni o abbreviazioni è vietato nella ditta, ragione o denominazione sociale o marchio d’impresa a meno che l’imprenditore interessato non ne dimostri la utilizzazione – con riferimento al prosciutto – da epoca anteriore alla data di entrata in vigore della legge 4 luglio 1970, n. 506. 2. La ditta, ragione o denominazione sociale o marchio d’impresa di cui al comma 1, nell’ipotesi che non siano vietati e vengano utilizzati per il prosciutto non tutelato, devono essere indicati con caratteri di dimensioni non superiori a cinque millimetri di altezza e cinque millimetri di larghezza.

Art. 9 Divieto di denominazioni diverse o integrate e norme accessorie 1. È vietato utilizzare, in alternativa o in aggiunta alla denominazione tutelata, qualsiasi altra denominazione o qualificazione geografica del prodotto, comunque attinente a comuni compresi nella zona tipica di cui al precedente articolo 2. 2. La riproduzione del contrassegno di cui al precedente articolo, comunque utilizzata, è riservata all’organismo abilitato oltre che come segno distintivo della propria attività, in ogni iniziativa volta alla valorizzazione del prodotto tutelato. 3. I divieti di cui al presente articolo ed ai precedenti articoli 7 e 8 si estendono, in quanto compatibili, anche alla reclamizzazione pubblicitaria ed alla promozione in qualsiasi forma del prosciutto. 4. Le violazioni dei divieti di cui al presente articolo ed ai precedenti articoli 7 e 8 costituiscono altresì, salve le sanzioni di cui ai successivi articoli 13 e seguenti, atti di sleale concorrenza ai sensi degli articoli 2598 e seguenti del codice civile.

Capo III Controlli e vigilanza

Art. 10 Obbligo di assoggettamento a controllo 1. Gli allevatori, i macellatori ed i produttori nonché tutti co-loro che, a qualsiasi titolo, confezionano, detengono, trasportano, vendono o comunque distribuiscono al consumo prosciutti sono tenuti a consentire ogni forma di controllo volta ad accertare l’esatto adempimento degli obblighi posti a loro carico dalla presente legge e dal relativo regolamento di esecuzione, ivi comprese le ispezioni necessarie per verificare l’idoneità all’uopo dei locali e degli impianti.

Art. 11 Vigilanza e controllo 1. La vigilanza ed i controlli per l’applicazione delle disposizioni contenute nella presente legge sono svolti dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministero dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministero della sanità. I Ministeri suddetti possono avvalersi, per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 1, dell’attività di un organismo specificamente abilitato, costituito da un consorzio volontario di produttori che: a) sia retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro della sanità; b) comprenda tra i propri soci non meno del cinquanta per cento dei produttori in rappresentanza del cinquanta per cento almeno della produzione tutelata dell’ultimo triennio; c) garantisca, per la sua costituzione ed organizzazione e per i mezzi finanziari di cui dispone, un efficace ed imparziale svolgimento delle attività istituzionali. 3. L’organismo cui viene affidato l’incarico di cui al comma 1 è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, che la esercita d’intesa con il Ministero dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministero della sanità.

Art. 12 Strumenti e tariffe di controllo 1. Il consorzio volontario di produttori di cui al comma 2 dei precedente articolo 11, ove specificamente abilitato, fornisce ai macellatori il timbro indelebile e ai produttori appositi registri per il controllo delle diverse operazioni nonché i sigilli di cui controlla l’applicazione, presenzia alla apposizione del contrassegno e può adottare prescrizioni ed emanare direttive nell’ambito della attuazione della presente legge, anche in relazione alla adozione di piani di programmazione della produzione tutelata, nell’ambito della zona tipica di cui all’articolo 2. 2. I simboli relativi al timbro, al sigillo ed al contrassegno di cui al comma 1 sono predisposti dal consorzio abilitato ed approvati con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato. 3. Le tariffe delle operazioni e prestazioni eseguite dal consorzio abilitato per l’attuazione della presente legge e del relativo regolamento di esecuzione sono stabilite dallo stesso e sono comunicate ai Ministeri vigilanti. 4. Il mancato pagamento delle suddette tariffe, nei termini fissati dal consorzio abilitato, comporta la interruzione, fino ad avvenuta regolarizzazione contabile, della prosecuzione delle stesse operazioni o prestazioni nonché del compimento di quelle relative alle tariffe non pagate. 5. I crediti derivanti dalla mancata corresponsione delle tariffe di cui al presente articolo sono da considerarsi privilegiati ai sensi dell’articolo 2758 del codice civile.

Capo IV Sanzioni SEZIONE I SANZIONI PENALI

Art. 13 Norme penali relative alla tipicità del prodotto 1. Chiunque viola gli articoli 7, comma 2, lettere a), b) e d), 8, comma 1, e 9, commi 2 e 4, è punito con la reclusione da un mese ad un anno o con la multa da due milioni a venti milioni di lire. 2. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene per vendere, pone in vendita, o immette altrimenti in circolazione prosciutti muniti di contrassegno contraffatto o alterato. 3. Indipendentemente dalla applicazione delle sanzioni penali di cui ai commi 1 e 2, con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato può essere disposta anche la chiusura, per un periodo non superiore a tre mesi, dell’esercizio di vendita.

Art. 14 Norme penali relative alla contraffazione del contrassegno 1. Chiunque contraffà o altera il contrassegno ovvero lo detiene o lo usa contraffatto o alterato è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da cinque a cinquanta milioni di lire. 2. Il produttore che commette uno dei fatti previsti dal comma 1, indipendentemente dalla applicazione della sanzione penale, può essere privato con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato del diritto alla marchiatura, per un periodo da sei mesi ad un anno, dei prosciutti che in quel periodo completano il periodo minimo di stagionatura.

Art. 15 Norme penali relative alla contraffazione del timbro e del sigillo 1. Chiunque contraffà o altera il timbro indelebile o il sigillo ovvero detiene o usa tale timbro o sigillo contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da uno a sei mesi e con la multa da due a venti milioni di lire. 2. Il macellatore ed il produttore che abbiano commesso uno dei fatti di cui al presente articolo, indipendentemente dalla applicazione delle sanzioni penali, possono essere privati con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, rispettivamente del diritto di utilizzazione del timbro indelebile o del diritto di applicazione del sigillo per un periodo da uno a sei mesi.

Art. 16 Aggravamento delle sanzioni e pubblicazione della sentenza di condanna 1. Le pene e le sanzioni di cui agli articoli precedenti sono raddoppiate in caso di recidiva o nel caso in cui risulti che i reati siano commessi con riferimento a prosciutti comunque destinati all’esportazione. 2 – Le sentenza di condanna per i reati previsti dai precedenti articoli è pubblicata su due giornali a larga diffusione nazionale, di cui uno specializzato o di categoria.

SEZIONE II SANZIONI AMMINISTRATIVE

Art. 17 Sanzioni relative alla regolarità della produzione animale 1. L’allevatore che rilascia il certificato di cui all’articolo 4 per suini non allevati ed alimentati conformemente alle prescrizioni di cui al medesimo articolo 4 ovvero a quanto disposto dalla presente legge è punito con la privazione del potere di certificazione per un periodo da uno a sei mesi. 2. Chiunque falsifica il certificato di cui all’articolo 4 è punito con la sanzione pecuniaria da lire cinquecentomila a lire dieci milioni. 3. Il macellatore che appone il timbro indelebile su cosce suine non accompagnate dai prescritti certificati e chiunque ne fa uso indebito è punito con il ritiro del timbro indelebile per un periodo da tre a dodici mesi o con la sanzione pecuniaria da duecentomila a due milioni di lire.

Art. 18 Sanzioni per controlli e ispezioni 1. Qualora impediscano o non consentano i controlli e le ispezioni di cui al precedente articolo 10 sono puniti: a) l’allevatore con la privazione del potere di certificazione per un periodo da uno a tre mesi; b) il macellatore con il ritiro del timbro indelebile per un periodo da uno a tre mesi; c) il produttore con la sospensione della sigillatura per un periodo da uno a tre mesi; d) il commerciante o qualsiasi altro soggetto diverso da quelli indicati alle precedenti lettere a), b), c), con la sanzione pecuniaria da centomila ad un milione di lire. 2. Il produttore soggiace alla stessa sanzione di cui alla lettera c) del precedente comma 1 qualora non provveda alla regolare tenuta dei registri forniti dal consorzio abilitato e alla conservazione dei documenti necessari a dimostrare il rispetto delle disposizioni della presente legge.

Art. 19 Sanzioni relative al sigillo 1. Il produttore che fa uso irregolare del sigillo, ivi compresa la apposizione dello stesso su cosce suine prive del timbro indelebile, è punito con la sanzione pecuniaria da duecentomila a due milioni di lire o con la sospensione della sigillatura per un periodo da uno a tre mesi. 2. Il produttore che appone il sigillo su cosce suine non conformi alla presente legge, al regolamento di esecuzione o alle prescrizioni emanate al riguardo dal consorzio abilitato è punito con la sanzione pecuniaria di diecimila lire per ogni coscia. 3. L’accertamento della sussistenza delle infrazioni di cui ai commi i e 2, comporta – senza far decadere l’obbligo di corresponsione delle tariffe di cui al precedente articolo 12 – la asportazione dei sigilli indebitamente applicati.

Art. 20 Sanzioni relative alla denominazione al confezionamento e alla etichettatura 1. Chiunque viola gli articoli 7, comma 2, lettera c), 8, comma 2, e 9, commi 1 e 3, della presente legge nonché le disposizioni concernenti il confezionamento e l’etichettatura del prosciutto di Parma, è punito, qualora il fatto non costituisca reato, con la sanzione pecuniaria da un milione a dieci milioni di lire. 2. Nei casi in cui sia possibile eliminare gli effetti dell’illecito amministrativo, può essere disposta anche la confisca dei materiali utilizzati per il compimento dei suddetti illeciti.

Art. 21 Norme procedimentali 1. L’applicazione delle sanzioni amministrative deve essere preceduta dalla contestazione degli specifici addebiti. Tale contestazione deve essere trasmessa al contravventore a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento con l’indicazione di un termine non superiore a giorni venti per la formulazione da parte del contravventore stesso delle proprie controdeduzioni. 2. Tali controdeduzioni devono essere inviate all’organo accertatore a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. 3. Trascorso il termine utile per la presentazione delle controdeduzioni il suddetto organo, qualora accerti la sussistenza del fatto contestato, ne dà comunicazione all’ufficio provinciale dell’industria, del commercio e dell’artigianato competente per territorio, perché proceda alla erogazione della sanzione amministrativa. 4. La sanzione amministrativa deve essere comunicata a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento e diviene esecutiva a decorrere dalla data del suo ricevimento. 5. Avverso i provvedimenti sanzionatori di illeciti amministrativi è consentito all’interessato di proporre ricorso gerarchico al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato entro trenta giorni dalla esecutività della sanzione amministrativa.

Capo V Norme transitorie e finali

Art. 22 Parere per l’inserimento nella zona tipica di industrie insalubri 1. Ai fini della salvaguardia delle condizioni proprie dell’ambiente di produzione da cui dipendono le caratteristiche organolettiche e merceologiche del prosciutto di Parma, a far tempo dall’entrata in vigore della presente legge, l’insediamento nell’ambito della zona tipica di cui all’articolo 2 di industrie insalubri di prima classe – così come individuate a norma dell’articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 – e di ogni altra attività che pregiudichi un equilibrato mantenimento delle condizioni ambientali, è subordinato al preventivo favorevole parere del comitato regionale per l’inquinamento atmosferico competente per territorio.

Art. 23 Norme di esecuzione 1. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro della sanità sono emanate le norme per l’esecuzione della presente legge concernenti in particolare: a) le modalità dei controlli degli allevamenti, della macellazione e della produzione del prosciutto di Parma; b) le fasi di produzione e le modalità di lavorazione del prosciutto di Parma, atti a conferire, mantenere e migliorare le tradizionali caratteristiche qualitative del prodotto; c) la determinazione e le modalità dell’applicazione del timbro indelebile, del sigillo e del contrassegno atti a garantire il rispetto delle norme contenute nella presente legge, ivi compresa la apposizione del contrassegno sulle confezioni ai sensi del precedente articolo 6; d) le modalità per la tenuta dei registri e della documentazione necessaria a dimostrare il possesso dei requisiti prescritti dalla presente legge per il prosciutto di Parma; e) le regole di etichettatura e di presentazione del prosciutto di Parma; f) le modalità per l’ottenimento, da parte di un consorzio volontario, dell’affidamento di cui al precedente articolo lì ed i poteri riconosciuti agli incaricati di tale consorzio; g) la definizione di produttore del prosciutto di Parma ai fini della applicazione del precedente articolo 11, comma 2; h) le procedure per l’adozione dei piani di programmazione della produzione tutelata, di cui all’articolo 12, comma 1: i) le procedure per l’approvazione dei parametri analitici di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e), e per le relative modalità di controllo, rilevamento e certificazione. 2. Il decreto di cui al comma 1 deve essere emanato entro quattro mesi dalla pubblicazione della presente legge.

REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DELLA LEGGE 13 FEBBRAIO 1990, N. 26, SULLA TUTELA DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE DEL “PROSCIUTTO DI PARMA” Decreto 15 febbraio 1993, n. 253 – GURI n. 173 del 26/7/1993

Art. 1 Nel presente regolamento: a) per “legge”, si intende la legge 13 febbraio 1990, n. 26; b) per “organismo abilitato” si intende il consorzio volontario di produttori ubicati nella zona delimitata ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge, di cui i Ministeri dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dell’agricoltura e delle foreste e della sanità, possono avvalersi per lo svolgimento della vigilanza e dei controlli per l’applicazione delle disposizioni contenute nella legge e nel presente regolamento; c) per “produzione tutelata” si intende il prosciutto di Parma recante il contrassegno di cui all’art. 1 della legge; per “circuito della produzione tutelata” si intende tutto il sistema produttivo regolato dalla legge e dal presente regolamento: d) per “prescrizioni produttive” si intendono le disposizioni emanate dall’organismo abilitato ai sensi dell’art. 4, comma 1 della legge; per “direttive”‘ si intendono tutte le disposizioni applicative emanate dall’organismo abilitato e notificate ai Ministeri (di cui alla lettera b), e) per “produttore di prosciutto di Parma”, ai fini dell’art. 23 comma 1, lettera g), della legge, si intende il produttore che abbia destinato alla produzione di origine tutelata una quantità di cosce suine fresche espressa in chilogrammi pari almeno al 75% (settantacinque per cento), su base annua, della produzione complessiva di prosciutto crudo effettuata presso i propri stabilimenti ubicati nella zona di cui all’art. 2, comma 1, della legge: f) per “refrigerazione” si intende che le cosce suine devono essere conservate nelle fasi di deposito e trasporto ad una temperatura interna tra –1°C e + 4°C: g) per “prosciuttificio” si intende lo stabilimento di produzione riconosciuto nelle forme previste dall’art. 12.

Art. 2 Prescrizioni produttive 1 . L’organismo abilitato, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, propone al Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato lo schema delle prescrizioni produttive. 2. Lo schema propositivo delle prescrizioni produttive viene predisposto sentita la commissione di cui all’art. 31, comma 7, e previa consultazione delle organizzazioni professionali agricole più rappresentative sul piano nazionale.

Art. 3 Origine delle cosce suine I. Le cosce suine fresche devono essere ottenute da suini che abbiano i requisiti previsti dalle prescrizioni produttive e siano nati, allevati e macellati in una delle seguenti regioni: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Molise, Umbria, Toscana, Marche, Abruzzo e Lazio.

Art. 4 Adempimenti degli allevatori 1. Per essere compresi nel circuito della produzione tutelata, gli allevatori devono essere preventivamente riconosciuti e codificati dall’organismo abilitato. 2. A tal fine, gli allevatori interessati presentano richiesta all’organismo abilitato, che ne dispone la codificazione e fornisce la documentazione di cui all’art. 5. 3. L’allevatore riconosciuto appone sulle cosce posteriori di ogni suino, entro il quarantacinquesimo giorno dalla nascita, un timbro indelebile recante il proprio codice di identificazione. 4. Nelle ipotesi in cui il suino timbrato venga trasferito ad altro allevamento, quest’ultimo deve essere stato preventivamente codificato dall’organismo abilitato e deve apporre un nuovo timbro indelebile recante il proprio codice di identificazione, comunque prima dell’avvio alla macellazione. 5. Le modalità di codificazione e di applicazione dei timbri di cui al presente articolo sono stabilite dall’organismo abilitato, su conforme parere della commissione di cui all’art. 31 comma 7.

Art. 5 Certificazioni dell’allevatore I. All’atto della spedizione dei suini presso il macello, l’allevatore deve compilare, in triplice copia, la certificazione di cui al comma 2 dell’art. 4 della legge, attestante l’osservanza delle prescrizioni produttive, rilasciandone un esemplare al macellatore e trasmettendone un altro all’organismo abilitato. 2. La certificazione di cui al comma I avviene su supporti distribuiti a cura dell’organismo abilitato e dallo stesso prenumerati e codificati. 3. Il veterinario ufficiale competente per territorio mette a disposizione dell’organismo abilitato, su richiesta dello stesso, tutti gli atti di ufficio ritenuti necessari al controllo del regolare svolgimento delle operazioni previste dalla legge e dal presente regolamento, nonché per tutti gli accertamenti ritenuti indispensabili.

Art. 6 Controlli presso gli allevamenti 1. L’organismo abilitato, per lo svolgimento dei propri compiti di vigilanza e controllo, può avvalersi dell’opera di organismi professionali competenti, individuati su conforme parere della commissione di cui all’art.31, i quali destinano a tale scopo proprio personale qualificato. 2. I controlli, in particolare riguardano: a) l’osservanza delle prescrizioni produttive; b) la regolare apposizione del timbro indelebile di cui all’art. 4.

Art. 7 Adempimenti dei macellatori 1.I macelli che intendono fornire le cosce fresche destinate alla produzione del prosciutto di Parma devono inoltrare all’organismo abilitato domanda per ottenere un apposito riconoscimento. 2. La domanda deve essere corredata dalla documentazione attestante il possesso dell’autorizzazione sanitaria, nonché dei requisiti igienico-sanitari richiesti dalle norme vigenti in materia. 3. L’organismo abilitato provvede alla attribuzione di un codice di identificazione del macello ed alla fornitura del timbro di cui all’art. 8.

Art. 8 Timbro del macellatore e controlli 1. Sulle cosce fresche destinate alla preparazione del prosciutto di Parma il macellatore è tenuto alla apposizione del timbro indelebile, impresso a fuoco sulla cotenna, in modo ben visibile secondo le direttive impartite dall’organismo abilitato. 2. Il timbro riproduce il codice di identificazione del macello presso il quale è avvenuta la macellazione. 3. Il macellatore è tenuto a munire ogni singola partita di cosce fresche sulle quali ha provveduto ad apporre il timbro di cui al comma 1, di un esemplare o di una copia della certificazione rilasciata nelle forme previste dall’art. 5. 4. Qualora la certificazione originariamente rilasciata dall’allevatore si riferisca a suini le cui cosce vengano destinate a diversi stabilimenti e, comunque, a separate forniture, il macellatore è tenuto a trasmettere, al prosciuttificio, per ogni singola consegna di cosce fresche sulle quali è stato apposto il timbro di cui al comma 1, copia della certificazione stessa nonché eventuali altri documenti richiesti dall’organismo abilitato. 5. Il veterinario ufficiale competente per territorio mette a disposizione dell’organismo abilitato, su richiesta dello stesso, tutti gli atti di ufficio ritenuti necessari per controllare il regolare svolgimento delle operazioni e degli adempimenti previsti dalla legge e dal presente regolamento.

Art. 9 Laboratorio di sezionamento 1. I laboratori di sezionamento eventualmente ricompresi nel circuito della produzione tutelata sono tenuti ad unire alla documentazione accompagnatoria delle cosce fresche destinate alla preparazione del prosciutto di Parma fotocopia dei documenti previsti dalla vigente normativa amministrativa e sanitaria, relativamente al trasferimento delle mezzene o degli altri tagli da uno dei macelli riconosciuti, nonché copia della certificazione di cui all’art. 5. 2. I laboratori di sezionamento sono altresì tenuti alla trasmissione dei documenti di cui al comma 4 dell’art. 8 e ad osservare gli obblighi stabiliti dall’art. 10 della legge.

Art. 10 Spese Le spese derivanti agli allevatori ed ai macella tori in applicazione della legge e del presente regolamento sono regolate dal regime tariffario di cui all’art. 12 della legge e sono commisurate al costo dei servizi resi.

Art. 11 Riconoscimento dell’impresa produttrice 1. Le aziende che intendono produrre il prosciutto di Parma devono essere riconosciute dall’organismo abilitato e, a tal fine, presentano domanda dalla quale risultino: a) l’iscrizione alla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Parma; b) la denominazione e la sede della ditta; c) la sede dello stabilimento, nonché la relativa capacità produttiva, con gli estremi della autorizzazione sanitaria in conformità alle norme vigenti in materia. 2. L’organismo abilitato, all’atto del riconoscimento, provvede alla attribuzione di un numero di identificazione del produttore; tale numero figura sul contrassegno di cui all’art. I della legge. 3. Sono a carico delle aziende interessate tutte le spese derivanti dagli adempimenti previsti dal presente articolo e le spese per le perizie a tal fine richieste dall’organismo abilitato o dall’interessato.

Art. 12 Idoneità degli stabilimenti 1. Per essere considerati idonei alla produzione del prosciutto di Parma, gli stabilimenti devono essere in possesso delle autorizzazioni igienico-sanitarie prescritte dalle norme vigenti e devono essere muniti di: a) locale per il ricevimento ed il primo trattamento delle cosce suine: b) celle dotate di apparecchiature sistemi idonei a mantenere l’umidità e la temperatura ai livelli prescritti nelle norme vigenti per le fasi di salagione e riposo; c) altri locali indipendenti per le operazioni di stagionatura.

Art. 13 Registro del produttore 1. Il produttore. deve tenere per ogni singolo stabilimento un apposito registro, suddiviso in fogli mensili; le registrazioni devono essere effettuate nella parte mensile del registro corrispondente al mese ed all’anno indicati nel sigillo. 2. Il registro deve indicare: a) il numero d’ordine progressivo e la data di ogni singola registrazione; b) il numero delle cosce con l’indicazione della data di apposizione del sigillo e del macello di provenienza; c) il numero delle cosce con sigillo pervenute da altro stabilimento; d) il numero delle cosce con sigillo inviate ad altro stabilimento; e) il numero delle cosce dalle quali viene asportato il sigillo; f) il numero dei prosciutti muniti di contrassegno, con l’indicazione del numero progressivo del verbale e della data delle relative operazioni; 3. Nel registro sono inoltre annotati, in apposita sezione, le decisioni, le osservazioni ed i provvedimenti degli incaricati dell’organismo abilitato, relativi ad errori o ad irregolarità riscontrati.

Art. 14 Controlli presso gli stabilimenti 1. Per ogni operazione di introduzione di cosce fresche destinate alla preparazione del prosciutto di Parma presso uno stabilimento riconosciuto, un incaricato dell’organismo abilitato verifica la documentazione sanitaria di accompagnamento nonché quella di cui all’art. 8, comma 4, ed accerta: a) gli allevamenti ed il macello di provenienza l’eventuale laboratorio di sezionamento e la data di spedizione lo stabilimento di lavorazione; b) il numero delle cosce fresche munite dei timbri di cui agli articoli 4 e 8; c) l’assenza di trattamenti diversi dalla refrigerazione.

Art. 15 Sigillo 1. Per ottenere l’apposizione del sigillo sulle cosce fresche, il produttore deve farne richiesta all’organismo abilitato che, mediante i propri incaricati, controlla il corretto svolgimento di tutte le operazioni. 2. L’apposizione del sigillo è effettuata a cura del produttore, comunque prima della salagione, in modo da rimanere visibile permanentemente. 3. Il sigillo riporta l’indicazione del mese e dell’anno di inizio della lavorazione; tale data equivale alla data di produzione ai sensi delle leggi vigenti in materia di vigilanza sanitaria sulle carni. 4. L’incaricato dell’organismo abilitato vieta l’apposizione del sigillo: a) sulle cosce ritenute non idonee alla produzione tutelata; b) sulle cosce non accompagnate dalla prescritta documentazione o prive dei timbri di cui agli articoli 4 e 8; c) sulle cosce che risultino ricavate da suini macellati da meno di 24 ore o da oltre 120 ore. 5. Qualora circostanze pregiudizievoli vengano accertate successivamente, il sigillo eventualmente già apposto è rimosso a cura degli incaricati dell’organismo abilitato. che redigono apposito verbale. 6. Il produttore può far inserire a verbale sue eventuali ragioni di dissenso in merito all’operato degli incaricati dell’organismo abilitato e chiedere, entro il termine di tre giorni, un nuovo esame tecnico, con l’intervento della stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari di Parma, con facoltà di nominare un proprio consulente.

Art. 16 Verbalizzazione delle operazioni 1. Al termine delle operazioni di cui agli articoli 14 e 15, viene redatto per ogni partita avviata alla produzione tutelata apposito verbale contenente le seguenti indicazioni: a) gli estremi del documento sanitario di accompagnamento; b) la data della salagione; c) il numero ed il peso complessivo delle cosce fresche sulle quali è stato apposto il sigillo; d) il numero ed il peso complessivo delle cosce ritenute inidonee od oggetto di contestazione; e) il numero ed il peso complessivo delle cosce sulle quali non è stato apposto il sigillo trattenute presso lo stabilimento, ovvero da rendere al macello conferitore, avvero da avviare ad altro stabilimento. 2. L’operazione di apposizione del sigillo deve risultare distintamente per ciascuna partita nell’apposito registro. 3 Il verbale è redatto in duplice copia, di cui una è conservata presso lo stabilimento di lavorazione e l’altra dall’organismo abilitato. 4. Il produttore può far inserire a verbale sue eventuali ragioni di dissenso in merito all’operato degli incaricati dell’organismo abilitato e chiedere, entro il termine di tre giorni, un nuovo esame tecnico, con l’intervento della stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari di Parma, con facoltà di nominare un proprio consulente. 5. Qualora, in esito al nuovo esame effettuato, le cosce oggetto della contestazione risultino idonee alla produzione tutelata, la data della relativa operazione è quella del giorno dell’avvenuta contestazione; le cosce oggetto di contestazione sono custodite con le cautele necessarie per impedire la loro manomissione, previa identificazione, a cura dell’organismo abilitato che le affida in custodia al produttore presso lo stabilimento di lavorazione. 6. L’incaricato dell’organismo abilitato può procedere all’identificazione delle cosce ritenute non idonee e che non costituiscono oggetto di contestazione, in tutti i casi in cui lo ritenga necessario, mediante l’applicazione di ,specifici contrassegni indicati a verbale.

Art. 17 Fasi della lavorazione 1. La lavorazione del prosciutto di Parma, dalla macellazione sino alla applicazione del contrassegno, avviene attraverso le seguenti fasi: – isolamento; – raffreddamento; – rifilatura; – salagione; – riposo; – lavaggio; – asciugamento; – stagionatura. 2. È consentito l’impiego di sale (cloruro di sodio) e di pepe, con esclusione di ogni trattamento chimico. 3. Nel corso della stagionatura, anche a più riprese, si procede alla sugnatura mediante rivestimento in superficie, sulla porzione scoperta della coscia, con un impasto composto di sugna, sale, pepe e derivati di cereali; tale impasto non è considerato ingrediente ai fini dell’etichettatura. 4. Completata la lavorazione, è vietata l’aggiunta di qualsiasi sostanza nonché la ripetizione di un precedente trattamento, ad esclusione della sugnatura e del lavaggio. 5. Per la stagionatura, le cosce vengono collocate in appositi locali muniti di superfici finestrate tali da consentire una opportuna ventilazione ed un adeguato ricambio dell’aria. Tali locali possono essere muniti di attrezzature idonee a mantenere il giusto equilibrio e le caratteristiche termoigrometriche, proprie dell’ambiente.

Art. 18 Trasferimento delle cosce 1. Salvo che nei primi sei mesi della lavorazione, è consentito il trasferimento delle cosce munite del sigillo presso altro stabilimento abilitato alla produzione del prosciutto di Parma. 2. Da parte dell’interessato deve essere presentata preventiva richiesta scritta all’organismo abilitato, che prescrive le modalità da osservare, esercita i necessari controlli e può opporsi al trasferimento con motivato provvedimento scritto. 3. Il trasferimento è consentito, in deroga al comma I, ove sussistano provate motivazioni di forza maggiore tali da pregiudicare la lavorazione dei prosciutti o determinare la loro perdita o il loro deperimento; si applicano in tal caso le procedure di cui al comma 2. 4. Ogni operazione di trasferimento, a qualsiasi titolo venga effettuata, deve essere annotata sul registro.

Art. 19 Controllo ed ispezioni 1. Durante le fasi della lavorazione, gli incaricati dell’organismo abilitato possono operare controlli ed ispezioni sia per effettuare verifiche ed esami sulle carni, sia per accertare la regolarità della tenuta dei registri e di ogni altra documentazione, sia per constatare che le modalità di lavorazione corrispondano alle prescrizioni della legge e del presente regolamento. 2. In caso di contestazione, ovvero in caso di accertamenti il cui esito non sia immediato, gli incaricati dell’organismo abilitato provvedono ad una speciale identificazione del prodotto. 3. Il veterinario ufficiale incaricato della vigilanza sanitaria mette a disposizione dell’organismo abilitato, su richiesta dello stesso, tutti gli atti d’ufficio ritenuti necessari per controllare il regolare svolgimento delle operazioni e l’osservanza delle prescrizioni previste dalla legge e dal presente regolamento.

Art. 20 Apposizione del contrassegno 1 .Gli incaricati dell’organismo abilitato presenziano all’apposizione del contrassegno, accertando preliminarmente la sussistenza dei seguenti requisiti: a) compimento del periodo minimo di stagionatura prescritto, previo esame dei registri, della documentazione e del sigillo e computando nel periodo stesso il mese nel quale è stato apposito il sigillo; b) conformità delle modalità di lavorazione; c) esistenza delle caratteristiche merceologiche prescritte dalla legge; d) rispetto della osservanza dei parametri analitici di cui all’art. 3 della legge. 2. Gli incaricati procedono preliminarmente alla spillatura di un numero di prosciutti sufficiente per ricavarne un giudizio probante di qualità; se necessario, possono effettuare l’ispezione del prodotto, mediante apertura di prosciutti fino ad un massimo di 5 per mille o frazione di mille, che restano a carico del produttore. 3. Le caratteristiche organolettiche sono valutate nel loro insieme, potendosi operare una compensazione solo per lievissime deficienze. 4. Il contrassegno è apposto, anche in più punti, sulla cotenna del prosciutto in modo da restare visibile fino alla completa utilizzazione del prodotto. 5. L’organismo abilitato custodisce la matrice degli strumenti per l’apposizione del contrassegno; gli strumenti devono recare ciascuno il numero di identificazione del produttore di cui all’art. 11, comma 2, e sono affidati dall’organismo abilitato ai propri incaricati in occasione dell’applicazione del contrassegno sui prosciutti. 6.Gli strumenti per l’applicazione del contrassegno possono recare anche speciali segni di identificazione disposti dall’organismo abilitato in funzione delle procedure di controllo.

Art. 21 Parametri analitici 1. L’organismo abilitato propone al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato entro novanta giorni dalla data di pubblicazione del presente regolamento i parametri analitici, di cui all’art. 3 della legge. 2. La proposta di cui al comma 1 deve essere corredata di idonea relazione tecnica concernente la definizione dei parametri analitici e delle relative soglie minime e massime.

Art. 22 Verbalizzazione apposizione contrassegno 1. L’incarico dell’organismo abilitato compila, per ogni operazione di apposizione del contrassegno, apposito verbale da cui risultino: a) il numero dei prosciutti presentati per l’apposizione del contrassegno, b) la data dell’inizio della lavorazione; c) riferimenti per l’individuazione del’ prodotto, riportati nell’apposito registro; d) il numero complessivo dei prosciutti sui quali è apposto il contrassegno e la data delle relative operazioni; e) il numero dei prosciutti ritenuti inidonei alla produzione tutelata; f) il numero dei prosciutti eventualmente oggetto di contestazione. 2. I prosciutti oggetto di contestazione sono custoditi, con le cautele necessarie e con l’apposizione di eventuali segni di identificazione, per impedire la loro sostituzione e comunque la loro manomissione, a cura dell’organismo abilitato che li affida in custodia al produttore. 3. Il produttore, al quale viene consegnata una copia del verbale, può inserire sue osservazioni e chiedere, entro il termine di tre giorni, un nuovo esame tecnico con l’intervento della stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari di Parma, con facoltà di nominare un proprio consulente. 4. I prosciutti non idonei alla produzione tutelata Sono privati del sigillo; l’operazione di annullamento è compiuta a cura del produttore, alla presenza dell’incaricato dell’organismo abilitato. 5. Le operazioni di apposizione del contrassegno o di annullamento del sigillo devono essere trascritte nell’apposito registro.

Art. 23 Annullamento del contrassegno 1. Gli incaricati dell’organismo abilitato provvedono all’asportazione del contrassegno in occasione di verifiche da Cui risulti che lo stesso è apposto su prosciutti non idonei o non conformi. 2. Delle operazioni eseguite è redatto apposito verbale, dal quale risultano i dati identificativi dei prosciutti a cui è stato rimosso il contrassegno. 3. Il produttore può far inserire a verbale sue eventuali ragioni di dissenso in merito all’operato degli incaricati dell’organismo abilitato e chiedere, entro il termine di tre giorni, un nuovo esame tecnico, con l’intervento della stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari di Parma, con facoltà di nominare un proprio consulente.

Art. 24 Sezionamento in tranci 1. Le operazioni di riduzione in tranci del “prosciutto di Parma” devono essere effettuate in modo che sulla cotenna di ogni pezzo figuri il contrassegno preventivamente apposto presso i prosciuttifici.

Art. 25 Affettamento 1. Le operazioni di affettamento e confezionamento del “prosciutto di Parma” sono effettuate presso laboratori situati nella zona tipica, di cui all’art. 2, comma 1, della legge, attrezzati in modo specifico e preventivamente riconosciuti dall’organismo abilitato. 2. Gli interessati devono presentare istanza all’organismo abilitato, indicando: a) l’iscrizione alla Camera di commercio, industria. artigianato e agricoltura di Parma; b) la ragione sociale e la sede della ditta; c) la sede del laboratorio di confezionamento. d) gli estremi dell’autorizzazione sanitaria. 3. L’organismo abilitato, espletati gli accertamenti ritenuti necessari, provvede al riconoscimento del laboratorio ed alla attribuzione di uno specifico numero di identificazione. 4. Qualora il laboratorio sia ricompreso nell’ambito di uno stabilimento di produzione già riconosciuto il numero di identificazione può coincidere con quello attribuito ai sensi dell’art. 11, comma 2.

Art. 26 Contrassegno prosciutto affettato 1. Gli incaricati dell’organismo abilitato presenziano alle operazioni di affettamento e confezionamento del prosciutto di Parma cd accertano: a) i riferimenti necessari alla individuazione dei prosciutti oggetto di confezionamento, desunti dal registro o, se il laboratorio di confezionamento non è annesso ad uno stabilimento riconosciuto, da un documento di trasporto rilasciato dal produttore, sii cui saranno richiamati i riferimenti in questione; b) il numero ed il peso dei prosciutti provvisti del contrassegno, del quale gli incaricati prescrivono la asportazione per l’affettamento; c) il numero ed il peso complessivo dei prosciutti ritenuti inidonei. 2. Gli incaricati dell’organismo abilitato accertano l’avvenuta asportazione del contrassegno e verificano altresì: a) il numero ed il peso complessivo dei prosciutti cui e stato asportato il contrassegno; b) l’avvenuto affettamento e il peso complessivo netto del prosciutto affettato per il confezionamento; c) il numero delle confezioni sulle quali viene applicato il contrassegno. 3. Per i prosciutti e le confezioni oggetto di contestazione si osservano le procedure di cui all’art. 22. 4. Le operazioni compiute sono fatte risultare in apposito verbale compilato a cura dell’incaricato dell’organismo abilitato, copia del quale viene rilasciata dalla ditta interessata.

Art. 27 Abilitazione dei fornitori di confezionamento 1. Le ditte confezionatrici riconosciute ai sensi dell’art. 25 devono notificare contestualmente all’istanza ivi prevista e, successivamente, in tempo comunque utile, all’organismo abilitato, la ragione sociale e la sede del fornitore delle confezioni. 2. Il fornitore delle confezioni è abilitato a fornire le stesse con l’osservanza delle prescrizioni stabilite dall’organismo abilitato.

Art. 28 Registro del confezionatore Il laboratorio di confezionamento riconosciuto deve tenere un apposito registro nel quale; per ogni singola operazione, devono essere distintamente indicati: a) il numero d’ordine progressivo e la data della registrazione: b) il numero dell’operazione di scarico rilevabile dal registro di cui all’art. 13 o, nel caso di laboratorio autorizzato non annesso ad uno stabilimento riconosciuto, gli estremi del documento di trasporto ricevuto; c) il numero ed il peso complessivo dei prosciutti provvisti del contrassegno; d) il numero ed il peso complessivo dei prosciutti ritenuti inidonei; e) il numero ed il peso complessivo dei prosciutti dai quali è stato asportato il contrassegno per il successivo confezionamento; f) il peso complessivo netto del prosciutto affettato; g) il numero delle confezioni prodotte e la data di confezionamento.

Art. 29 Etichettatura 1. Le indicazioni obbligatorie da riportare nella etichettatura del prosciutto di Parma, con le modalità previste dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.109. 50110 le seguenti: a) per il prosciutto di Parma intero con osso: 1.”prosciutto di Parma” seguita da “denominazione di origine tutelata”; 2.il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del produttore o de! venditore: 3.la sede dello stabilimento di produzione; b) per il prosciutto di Parma confezionato, intero, disossato oppure presentato in tranci od affettato: 1.”prosciutto di Parma” seguita da “denominazione di origine tutelata”; 2.il nome o la ragione sociale o il marchio depositato del produttore o del confezionatore o del venditore; 3.la sede dello stabilimento di confezionamento: 4.la data di produzione, qualora il sigillo non risulti più visibile per i fini di cui all’art. 15, comma 3; 5.la quantità netta; 6.il termine minimo di conservazione: 7.le modalità di conservazione; 8.la dicitura di identificazione del lotto. 2. È vietata l’utilizzazione di qualificativi quali, “classico”, “autentico”, “extra”, “super”, e di altre qualificazioni, menzioni ed attribuzioni abbinate alla denominazione di vendita, ad esclusione di “disossato” ed “affettato” nonché di altre indicazioni non specificamente previste dal presente articolo, fatte salve le esigenze di adeguamento ad altre prescrizioni di legge. 3. I divieti di cui al comma 2 sono estesi anche alla pubblicità ed alla promozione, in qualsiasi forma. del prosciutto tutelato. 4. Qualora venga utilizzato quale ingrediente di un altro prodotto alimentare il prosciutto di Parma deve essere menzionato con la sola dicitura “prosciutto”.

Art. 30 Piano di programmazione 1 .L’organismo abilitato può adottare prescrizioni ed emanare direttive in relazione alla adozione di piani di programmazione della produzione tutelata. 2. I piani di cui al comma 1, e le eventuali successive modifiche, sono adottati dall’organismo abilitato ed approvati dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministero dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministero della sanità. 3. I piani sono costituiti da una relazione indicante le motivazioni tecniche, produttive ed economiche, nonché i criteri adottati per la loro formulazione e le modalità di determinazione delle eventuali quote di produzione spettanti ad ogni stabilimento riconosciuto, unitamente ai sistemi di controllo del relativo sviluppo. 4. Nel caso di applicazione dei piani di programmazione, l’aliquota di prodotto a denominazione di origine di cui all’art. I, lettera e), potrà essere variata secondò criteri omogenei esplicitati dall’organismo abilitato nella relazione di cui al comma 3.

Art. 31 Consorzi incaricati della vigilanza 1. Qualora un consorzio volontario di produttori venga incaricato quale organismo abilitato ai sensi della legge e del presente decreto, il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nomina il presidente del collegio sindacale. 2. L’incarico di vigilanza viene affidato con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con il Ministro della sanità e con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste. 3. Lo statuto del consorzio è approvato dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con i Ministri dell’agricoltura e delle foreste e della sanità. Esso deve prevedere i seguenti organi: assemblea, presidente, vice presidente, consiglio di amministrazione, comitato esecutivo e collegio sindacale. Le modifiche dello statuto sono preventivamente approvate con la medesima procedura. 4. Del consiglio di amministrazione fanno parte un membro nominato dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Parma e tre membri nominati dalle organizzazioni professionali agricole più rappresentative sul piano nazionale. 5. Il consiglio di amministrazione è validamente costituito con l’accettazione dei soli membri elettivi, nelle more delle nomine dei membri di cui al comma 4, che rimangono in carica fino alla data della loro sostituzione. 6. I membri del consiglio di amministrazione di cui al comma 4 sono scelti tra persone qualificate ed estranee alle strutture amministrative delle organizzazioni interessate. 7. Il consorzio deve inoltre disporre di una commissione interprofessionale, costituita da rappresentanti degli allevatori, dei macellatori e dei produttori, che assicuri agli organi consortili attività di orientamento e consulenza, relativamente all’applicazione delle prescrizioni disposte dalla legge ‘e dal presente regolamento nonché delle direttive adottate dal consorzio stesso. 8. Salvo quanto previsto al comma 4, alla composizione degli organi consortili di cui al comma 3 possono partecipare soltanto i produttori di cui all’art. I, comma 1, lettera e) del presente regolamento.

Art. 32 Richiesta dell’incarico di vigilanza 1. La richiesta dell’incarico di vigilanza deve essere avanzata dal legale rappresentante del consorzio volontario al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, corredata dai seguenti documenti: a) elenco degli associati, unito ad una dichiarazione del legale rappresentante attestante la sussistenza dei requisiti di cui all’art. 11 della legge; b) copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto del consorzio; c) relazione sull’organizzazione tecnica ed amministrativa del consorzio e sui mezzi finanziari di cui può disporre per l’espletamento dei compiti di vigilanza. 2. La domanda ed i documenti sopra indicati devono essere inviati in triplice copia.

Art. 33 Svolgimento dell’incarico di vigilanza 1. Il consorzio incaricato della vigilanza in qualità di organismo abilitato deve trasmettere ai Ministeri dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dell’agricoltura e delle foreste, e della sanità una relazione annuale sull’attività svolta in esecuzione dell’incarico, i bilanci approvati – corredati dalle relazioni del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale – nonché copia delle delibere adottate e delle direttive emanate in applicazione della legge.

Art. 34 Scioglimento del consiglio di amministrazione 1. Il consiglio di amministrazione del consorzio al quale è affidato l’incarico di vigilanza può, previa formale diffida, essere sciolto con decreto motivato dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con i Ministri dell’agricoltura e delle foreste e della sanità, nei casi previsti dall’art. 2619 del codice civile. 2. Con lo stesso decreto di cui al comma l è nominato, per la gestione straordinaria, un commissario governativo che provvederà entro sei mesi alla convocazione dell’assemblea per la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione. 3. Nei casi di maggiore gravità, e segnatamente quando risulti che le funzioni di vigilanza sono svolte irregolarmente, può essere disposta, con decreto dei Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con i Ministri dell’agricoltura e delle foreste e della sanità, la revoca dell’incarico di vigilanza. 4. La revoca è obbligatoria quando vengano meno le condizioni di cui all’art. 11, comma 2, della legge. 5. Il consorzio che per qualsiasi motivo abbia perduto la qualifica di organismo abilitato deve consegnare i sigilli, i punzoni, le matrici, i registri e, comunque, tutto il materiale in suo possesso necessario allo svolgimento dell’attività prevista dalla legge e dal presente regolamento.

Art. 35 Personale di vigilanza 1. Il personale incaricato della vigilanza può svolgere ispezioni ed indagini e richiedere l’esibizione di ogni documentazione ritenuta utile, nonché ottenere copia della stessa anche al fine della rilevazione degli illeciti amministrativi e penali; può accedere liberamente presso gli allevatori, i macellatori ed i produttori, nonché presso i fornitori di materiali, prodotti e servizi rientranti nel circuito della produzione tutelata e, in genere, ovunque si producano o si distribuiscano a qualsiasi titolo per il consumo, o si smercino, prosciutti. 2. Degli accertamenti ispettivi e peritali relativi alle violazioni della legge e del presente regolamento è redatto apposito verbale a cura degli agenti incaricati; nel caso che i fatti accertati siano oggetto di sanzioni amministrative, gli agenti incaricati specificano a verbale la descrizione del fatto che potrà essere oggetto di addebiti. 3. L’applicazione delle sanzioni amministrative è avviata nelle forme previste dalla legge e dal presente regolamento, dall’organismo abilitato. 4. Nella ipotesi di accertamento di fatti costituenti reato, deve essere data notizia all’autorità giudiziaria competente. 5. Gli organi di vigilanza e di controllo diversi dall’organismo abilitato, qualora accertino violazioni della legge e del presente regolamento, inviano immediatamente per l’ulteriore seguito il rapporto all’organismo abilitato, con la prova delle eseguite contestazioni.

Art. 36 Adempimenti ministeriali 1. Indipendentemente dalla sentenza penale di condanna e dall’applicazione di sanzioni amministrative per le violazioni alla legge e comunque, nei casi previsti dagli articoli 13, 14 e 15 della stessa, l’organismo abilitato può richiedere al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato l’emissione dei provvedimenti ivi contemplati. 2. La richiesta deve essere accompagnata dalla documentazione giustificativa degli addebiti mossi e dalle eventuali controdeduzioni inviate dal contravventore. 3. Il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sussistendo la violazione, determina il periodo di applicazione del provvedimento e ne dà comunicazione all’organismo abilitati il quale notifica il provvedimento alla parte interessata per l’esecuzione.

Art. 37 Adempimenti degli UU.PP.I.C.A. 1. L’ufficio provinciale dell’industria, del commercio e dell’artigianato competente per territorio per l’irrogazione delle sanzioni amministrative riceve, ai sensi dell’art. 21 della legge, la comunicazione dell’organismo abilitato accompagnata dalle eventuali controdeduzioni formulate dal contravventore, l’ufficio predetto esamina i documenti inviati e, dopo aver determinato la natura della sanzione, provvede alla notifica di cui all’art. 21 della legge. Qualora la sanzione abbia natura pecuniaria, il contravventore può effettuare, entro sessanta giorni dalla contestazione, il pagamento in misura ridotta nei modi previsti. dall’art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e ne dà comunicazione all’organismo abilitato. 2. Gli organi di vigilanza e di controllo diversi dall’organismo abilitato qualora accertino violazioni della legge e del presente regolamento, seguono la procedura di cui all’art. 21 della legge.

Art. 38 Riconoscimento della qualifica di ispettore 1. L’espletamento dei compiti di vigilanza affidati al consorzio è svolto da ispettori cui è riconosciuta la qualifica di agente di polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 57 del codice di procedura penale, dopo che sia stata loro attribuita dal prefetto di Parma la qualifica di guardia particolare, ai sensi degli articoli 133 e 138 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e del relativo regolamento. 2. L’organismo abilitato emana il regolamento organico del personale di vigilanza e di quello comunque addetto alle operazioni previste dalla legge e dal presente regolamento. 3. Il personale decade dalla qualifica di agente di polizia giudiziaria e di guardia particolare per estinzione del rapporto di lavoro. 4. Il personale incaricato di svolgere i compiti di vigilanza deve essere munito di un documento di riconoscimento rilasciato dall’organismo abilitato o da altra amministrazione pubblica, da esibire ogni volta che si procede ad una operazione di controllo.

Art. 39 Tenuta e conservazione dei registri, delle certificazioni e dei verbali 1. I registri previsti nel presente regolamento sono forniti e vidimati in ciascun foglio dall’organismo abilitato a richiesta e spese delle ditte interessate e devono essere conservati almeno fino al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello nel quale è stata effettuata l’ultima registrazione. Tutte le registrazioni sugli stessi devono essere effettuate, senza abrasioni o spazi in bianco, entro il giorno successivo a quello delle operazioni cui si riferiscono. 2. Ciascun esemplare. o copia dei certificati di cui all’art. 5, dei verbali redatti dagli incaricati dell’organismo abilitato in base alle disposizioni del presente regolamento e di ogni altro documento prescritto dallo stesso, deve essere conservato in fascicoli annuali, almeno fino al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello nel quale è stata rilasciata la certificazione o redatto il verbale o il documento.

Art. 40 Disposizioni sanitarie 1. Per i prodotti in commercio non conformi alle norme di cui all’art. 29 è concesso un periodo di smaltimento di centottanta giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento. 2. Le disposizioni di cui all’art. 31, comma 4, si applicano a decorrere dalla data del rinnovo delle cariche sociali immediatamente successiva a quella di entrata in vigore del presente regolamento.

 

Ci sono 100 produttori di “Prosciutto di Parma”:

» Aristide Bianchi Srl – Langhirano (PR)
» Armani & Ferrari Spa – Medesano (PR)
» Ausonio Tosini Spa – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Azienda Galloni – Langhirano (PR)
» Azienda Villani – Langhirano (PR)
» Barbieri Enzo & C. Snc – Riano (PR)
» Bardini F.lli Snc di Bardini G.B. & C. – Langhirano (PR)
» Bedogni Egidio Spa – Langhirano (PR)
» Bianchi & Ugolotti Srl – Langhirano (PR)
» Bizeta Spa – Langhirano (PR)
» Boschi Cav. Umberto Spa – Felino (PR)
» C.I.M. Alimentari Spa – Langhirano (PR)
» Capanna Alberto Srl – Collecchio (PR)
» Carretta Prosciutti Srl – Felino (PR)
» Casa Graziano Stagionatura Salumi – Tizzano Val Parma (PR)
» Caselli Ferdinando – Collecchio (PR)
» Casoni Snc di Casoni Vittorio & C. – Neviano degli Arduini (PR)
» Cesare Fiorucci Spa – Langhirano (PR)
» Corradi Guerino Spa – Langhirano (PR)
» Dallaglio Ermes & C. Snc – Langhirano (PR)
» Devodier Prosciutti Snc di Devodier Dr Luigi & C. – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Dolcevalle Prosciutti di Limonta Paolo e Alberto & C. – Langhirano (PR)
» Egidio Galbani Spa – Langhirano (PR)
» F.lli Cobianchi di Cobianchi Walter & C. Snc – Langhirano (PR)
» F.lli Ghirardi Spa – Langhirano (PR)
» Fontana Ermes Spa – Sala Baganza (PR)
» Gallina Mario Spa – Tizzano Val Parma (PR)
» Geminiani Stag. di Coppellotti Emanuele – Varano de’ Melegari (PR)
» Gennari Giuseppe – Langhirano (PR)
» Gielle Spa – Langhirano (PR)
» Giuseppe Citterio Salumificio Spa – Felino (PR)
» Greci Enzo Spa – Felino (PR)
» Gualerzi Spa – Langhirano (PR)
» I.F.M. Italia Spa – Felino (PR)
» Italfine Srl – Corniglio (PR)
» Langhiranese Prosciutti Srl – Langhirano (PR)
» Leporati Prosciutti Spa – Langhirano (PR)
» Luppi Alimentari Spa – Sala Baganza (PR)
» Magnani Arnaldo & Figlio Srl – Langhirano (PR)
» Monastero Srl – Medesano (PR)
» Montali & Tosini Snc di Tosini Bruno & C. – Langhirano (PR)
» Montechiodo Master Sas di Salati Liliana & C. – Neviano degli Arduini (PR)
» Orlandini & C. – Langhirano (PR)
» Pelacci Callisto Snc di Pelacci Giuliano Alessandro & C. – Traversetolo (PR)
» Piazza Peppino & C. Snc – Langhirano (PR)
» Prosciutti Langhirano di Ferrari Carletto & Pelagatti Stefano Srl – Langhirano (PR)
» Prosciuttificio Ghirardi Onesto Spa – Langhirano (PR)
» Prosciuttificio Il Mulino – Tizzano Val Parma (PR)
» Prosciuttificio Le Valli – Collecchio (PR)
» Prosciuttificio M.P. Srl – Langhirano (PR)
» Prosciuttificio Montali Daniele Srl – Riano (PR)
» Prosciuttificio Mozzani Spa – Felino (PR)
» Prosciuttificio San Domenico Spa – Tizzano Val Parma (PR)
» Prosciuttificio San Giacomo di Alessandri Fontana e Bolondi Snc – Sala Baganza (PR)
» Prosciuttificio San Pietro – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Prosciuttificio Tre Stelle Spa – Felino (PR)
» Quattro Stagioni Spa – Langhirano (PR)
» Ravanetti Artemio snc di Ravanetti Ercole e Antonio – Langhirano (PR)
» Ristorante Dolceparma – Langhirano (PR)
» Sagem Srl – Traversetolo (PR)
» Salumicio Val d’Enza Snc di Simonini & Vicini – Palanzano (PR)
» Salumificio Casetta di Piazza W. & C. Snc – Langhirano (PR)
» Salumificio Chiastra Marcello – Traversetolo (PR)
» Salumificio Conti Snc – Langhirano (PR)
» Salumificio F.lli Canetti Snc – Langhirano (PR)
» Salumificio Ferrari Enrico & Mario & C. Snc – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio Ferrari Giovanni & C. Snc – Tizzano Val Parma (PR)
» Salumificio Fontana & Anghinetti Snc – Riano (PR)
» Salumificio La Perla Snc di Lanfranchi Car,lo e Fabrizio – Langhirano (PR)
» Salumificio La Torre Di Grassi G. & Figli Srl – Langhirano (PR)
» Salumificio Monica & Grossi Spa – Langhirano (PR)
» Salumificio Monpiu’ – Sala Baganza (PR)
» Salumificio Paini Ermanno & C. Snc – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio Petrolini Igino & C. Spa – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio Ponte Romano Srl – Corniglio (PR)
» Salumificio Quinzanello Spa – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio Rivazza & C. Spa – Felino (PR)
» Salumificio Rossetti Augusto Spa – Langhirano (PR)
» Salumificio S.Ilario di Montali Pietro – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio S.Pietro Spa – Lesignano de’ Bagni (PR)
» Salumificio San Prospero Srl – Corniglio (PR)
» Salumificio Santa Rita – Langhirano (PR)
» Salumificio Simonini & Marvani Snc di Simonini Delio & C. – Langhirano (PR)
» Salumificio Valparma Snc di Campanini F.lli – Langhirano (PR)
» San Marco Prosciutti Spa – Langhirano (PR)
» San Nicola Prosciuttificio del Sole Spa – Corniglio (PR)
» Schianchi & C. Srl – Langhirano (PR)
» Schianchi Evaristo & Luigi Snc – Langhirano (PR)
» Selva Alimentari Srl – Langhirano (PR)
» Sial – Specialit? Italiane Alimentari Srl – Langhirano (PR)
» Simonini Vittorio Spa – Langhirano (PR)
» Slega Srl – Langhirano (PR)
» Tanara Emilio & C. Snc – Tizzano Val Parma (PR)
» Tanara Giancarlo Spa – Langhirano (PR)
» Tenimenti Angelini Spa – Langhirano (PR)
» Tosini Pio Spa Industria Prosciutti – Langhirano (PR)
» Trombi Gabriele – Langhirano (PR)
» Ugo Annoni Spa – Collecchio (PR)
» Ugolotti Eugenio & Lucio & C. Snc – Langhirano (PR)
» Unibon Salumi Scarl – Langhirano (PR)

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