Mela del Friuli Venezia Giulia (DOP)

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altArticolo 1
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Mela del Friuli Venezia Giulia” è riservata alle mele
che rispondono alle caratteristiche ed alle condizioni stabilite nel presente disciplinare di
produzione.
Articolo 2
Descrizione del prodotto
La Denominazione di Origine Protetta “Mela del Friuli Venezia Giulia” identifica le mele,
ottenute nella zona delimitata di cui al successivo art. 3, delle seguenti varietà: Zeuka, Golden
Delicious, Red Delicious, Morgenduft, Granny Smith, Gala.
Al momento dell’immissione al consumo il prodotto con la denominazione “Mela del Friuli
Venezia Giulia” deve presentare le seguenti caratteristiche:
Categoria: Extra e I^ (prima).
Aspetto esterno: I frutti devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti e privi di
sostanze e odori estranei.
Forma dei frutti: da appiattito globosa a conico globosa, anche asimmetrica oppure
conica.
Colorazione: per le varietà Zeuka, Red Delicious, Morgenduft e Gala, sovracolore da
rosso arancione a rosso intenso più o meno uniforme e da sfumato a striato; colore di fondo
da verde a giallo. Per la Golden Delicious da giallo-verde a giallo. Per la Granny Smith verde.
Parametri chimico fisici:
Varietà Zeuka: durezza dei frutti non inferiore a 5,0 kg/cm2; contenuto zuccherino non
inferiore a 12,0 °Brix; grado di acidità non inferiore a 2,3 g/l di acido malico;
Varietà Golden Delicious: durezza dei frutti non inferiore a 5,0 kg/cm2; contenuto
zuccherino non inferiore a 11,5 ° Brix; grado di acidità non inferiore a 3,35 g/l di acido
malico;
Varietà Red Delicious: durezza dei frutti non inferiore a 5,5 kg/cm2; contenuto zuccherino
non inferiore a 10,0 ° Brix; grado di acidità non inferiore a 2,35 g/l di acido malico;
Varietà Morgenduft: durezza dei frutti non inferiore a 5,5 kg/cm2; contenuto zuccherino
non inferiore a 11,0° Brix; grado di acidità non inferiore a 3,5 g/l di acido malico;
Varietà Granny Smith: durezza dei frutti non inferiore a 5,5 kg/cm2; contenuto zuccherino
non inferiore a 11,0 ° Brix; grado di acidità non inferiore a 3,0 g/l di acido malico;
Varietà Gala: durezza dei frutti non inferiore a 5,5 kg/cm2; contenuto zuccherino non
inferiore a 11,0 ° Brix; grado di acidità non inferiore a 3,0 g/l di acido malico.
Articolo 3
Zona di produzione
La zona di produzione comprende i seguenti comuni della Regione Friuli Venezia Giulia
posti ad livello altimetrico compreso tra 0 e 1.000 metri s.l.m.:
In Provincia di Udine: Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna,
Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buia, Buttrio, Camino al
Tagliamento, Campoformido, Campolongo al Torre, Carlino, Cassacco, Castions di Strada,
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Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano, Chiopris Viscone, Chiusaforte, Cividale del Friuli,
Codroipo, Colloredo di Montealbano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano,
Dogna, Drenchia, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria nel Friuli,
Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Gemona del Friuli, Gonars, Grimacco, Latisana,
Lauco, Lestizza, Ligosullo, Lusevera, Magnano in Riviera, Majano, Malborghetto, Manzano,
Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano,
Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella,
Palmanova, Paluzza, Pasian di Prato, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto,
Povoletto, Preone, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco,
Prepotto, Pulfero, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Rojale, Remanzacco, Resia,
Resiutta, Rigolato, Rive d’Arcano, Rivignano, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San
Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, San Leonardo, San Pietro al Natisone, San Vito
di Fagagna, San Vito al Torre, Santa Maria la Longa, Sauris, Savogna, Sedegliano,
Socchieve, Stregna, Sutrio, Taipana, Talmassons, Tapogliano, Tarcento, Tarvisio,
Tavagnacco, Teor, Terzo d’Aquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo
Grande, Treppo Carnico, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone,
Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco, Zuglio.
In Provincia di Pordenone: Andreis, Arba, Arzene, Aviano, Azzano Decimo, Barcis,
Brugnera, Budoia, Caneva, Casarsa della Delizia, Castelnuovo del Friuli, Cavasso Nuovo,
Chions, Cimolais, Claut, Clauzetto, Cordenons, Cordovado, Erto e Casso, Fanna, Fiume
Veneto, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Morsano al
Tagliamento, Pasiano di Pordenone, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Porcia, Pordenone,
Prata di Pordenone, Pravisdomini, Roveredo in Piano, San Giorgio della Richinvelda, San
Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sacile, Sequals, Sesto al
Reghena, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Valvasone, Vajont,
Vito d’Asio, Vivaro, Zoppola.
In Provincia di Gorizia: Capriva del Friuli, Cormons, Doberdò del Lago, Dolegna del Collio,
Farra d’Isonzo, Fogliano/Redipuglia, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Mariano del Friuli, Medea,
Monfalcone, Moraro, Mossa, Romans d’Isonzo, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Canzian
d’Isonzo, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino, San Pier d’Isonzo, Savogna
d’Isonzo, Staranzano, Turriaco, Villesse.
In Provincia di Trieste: Duino Aurisina.
Articolo 4
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli
output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di
controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei
condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei
quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o
giuridiche iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura
di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di
controllo.
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Articolo 5
Metodo di ottenimento
Sistema di coltivazione. Il prodotto deve essere ottenuto applicando le tecniche tradizionali
in uso nel territorio di origine assieme a metodi di produzione integrata.
Materiale vivaistico. Gli astoni di melo da utilizzare nei nuovi impianti devono essere
prodotti nella zona di origine.
Tecnica di impianto e sistema di allevamento. I frutteti dovranno essere disposti su filari
singoli; i sistemi di allevamento ammessi sono: forma libera, semilibera, a spalliera oppure a
fusetto; densità massima d’impianto: 5.000 piante per ettaro. E’ ammesso l’impiego di astoni
innestati. L’impianto di un nuovo frutteto dovrà essere eseguito a partire dal mese di ottobre e
fino al successivo mese di aprile.
Gestione del terreno. Gli interfilari dovranno essere sempre inerbiti e le infestanti dovranno
essere controllate con metodi riconosciuti di lotta integrata. E’ ammessa la pacciamatura
lungo i filari.
Ristoppio e conservazione della fertilità del suolo. In caso di ristoppio, il nuovo sesto
d’impianto dovrà essere sfalsato rispetto a quello precedentemente applicato. Solo nel caso
del ristoppio, sarà possibile lavorare l’interfilare durante il primo anno dall’impianto ed
eseguire l’inerbimento a partire dal secondo anno.
Concimazione e fertilizzazione. L’apporto di concimi e fertilizzanti in fase di impianto,
mantenimento e produzione dei frutteti dovrà essere effettuato con l’applicazione di metodi
riconosciuti di produzione integrata.
Potatura. Sono ammesse: la potatura secca (dalla caduta delle foglie al successivo mese di
aprile) e la potatura verde (dal mese di maggio al successivo mese di settembre). Le potature
dovranno essere eseguite manualmente o con l’ausilio di attrezzature agevolatrici.
Regolazione della produzione e diradamento. Nei nuovi impianti dovranno essere intercalati
con frequenza diversificata, filari di diverse varietà. Nei casi di impianti monovarietali, dovrà
essere previsto l’impianto di impollinatori scelti fra i seguenti gruppi varietali: Zeuka, Golden
Delicious, Red Delicious, Morgenduft, Granny Smith, Gala; il carico produttivo del frutteto
deve essere regolato con operazioni di potatura e/o di diradamento. Quest’ultima pratica
colturale potrà essere svolta con mezzi manuali oppure secondo metodi di produzione
integrata riconosciuti.
Irrigazione. E’ ammessa, sopra o sotto chioma, secondo le seguenti tipologie: irrigazione di
soccorso (dalla primavera fino alla raccolta), irrigazione antibrina (ogni qualvolta si verifichi
la necessità), fertirrigazione (dalla primavera alla raccolta). Gli interventi irrigui devono
essere registrati in ordine alla data di effettuazione ed al volume di adacquamento impiegato.
La gestione delle concimazioni, della lotta fitosanitaria e dei diserbi dovrà essere effettuata
con metodo integrato a basso impatto ambientale applicando i criteri contenuti nel Codice di
Buona Pratica Agricola ovvero nelle Misure Agroambientali contenute nel PSR della Regione
Friuli Venezia Giulia ovvero in altre procedure riconosciute di produzione integrata.
L’impiego dei prodotti dovrà essere opportunamente registrato.
Raccolta. La raccolta non potrà iniziare prima della terza decade di luglio e protrarsi oltre la
terza decade di ottobre. Lo stacco delle mele dovrà essere eseguito solo manualmente.
La produzione massima ammissibile è di 65 ton/ha.
Operazioni post-raccolta. Le mele dovranno essere immesse in cella frigorifera entro 48 ore
dalla raccolta rispettando i seguenti parametri di conservazione che dovranno essere raggiunti
entro 96 ore: temperatura compresa fra – 1° e +3,0°C; umidità relativa: compresa fra il 40 e il
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95%. Le tecniche di frigoconservazione ammesse sono: Atmosfera Controllata – AC
(frigoconservazione tradizionale), atmosfera modificata.
La durata della conservazione non potrà superare: il 31 gennaio successivo alla data di
raccolta quando conservate in “AC”; dodici mesi dalla data di raccolta quando conservate in
“atmosfera modificata”. Le fasi di lavorazione, conservazione e confezionamento dovranno
essere effettuate esclusivamente nella zona di origine allo scopo di ridurre al minimo la durata
dei trasferimenti del prodotto dai frutteti agli impianti di lavorazione e la movimentazione del
prodotto stesso che possono provocare lo scuotimento dei frutti e l’ammaccatura della polpa
con grave danno qualitativo. L’ammaccatura comporterebbe infatti la rottura dei tessuti
cellulari, il versamento dei liquidi vacuolari (ricchi di zuccheri, sali minerali e acidi organici)
e il conseguente innesco di ossidazioni, fermentazioni e la proliferazione di muffe che
porterebbero alla rapida distruzione dei frutti. A questo scopo il confezionamento verrà
effettuato utilizzando esclusivamente confezioni alveolate o monofrutto che permettono di
immobilizzare le singole mele evitando il contatto fra esse. Questo metodo di lavorazione
permette di evitare il decadimento chimico fisico delle mele, garantendo la freschezza e quel
livello superiore di qualità organolettica, chimico fisica ed estetica che deve distinguere e
caratterizzare il prodotto con la denominazione “Mela del Friuli Venezia Giulia”.
Articolo 6
Legame con l’ambiente
Gli elementi distintivi che differenziano la “Mela del Friuli Venezia Giulia” DOP da quelle
provenienti da altre zone geografiche sono di carattere sia fenologico che organolettico.
La combinazione irripetibile delle componenti pedoclimatiche come la mitezza delle
temperature primaverili, l’ampiezza delle escursioni termiche (mediamente di 10°), la quota
altimetrica contenuta combinata con la latitudine, la conseguente elevata quantità e uniformità
di irraggiamento solare sul territorio, la natura asciutta e la composizione chimico fisica dei
suoli interagiscono in maniera determinante sul metabolismo dei fruttiferi, sul rendimento
della fotosintesi clorofilliana e sulla produzione dei fitoregolatori endogeni. I livelli di
intensità di questi processi metabolici condizionano in maniera diretta le caratteristiche
fisiche e la qualità dei frutti. In particolare, essi agiscono sulla sintesi degli zuccheri, degli
acidi organici, sulla colorazione dell’epidermide, sulla durezza della polpa, sulla forma del
frutto e soprattutto sulla produzione di precursori aromatici che insieme creano una
combinazione fenologico-organolettica unica e rendono la polpa dolce e saporita con uno
spettro aromatico molto ampio ed originale, ove emergono sentori di vaniglia, banana,
melone e susina acerba.
La fine combinazione fra questi descrittori, la dolcezza mai eccessiva ed il grado di acidità
rendono la produzione denominata “Mela del Friuli Venezia Giulia” molto caratteristica e
differente dalle mele di altra provenienza geografica. Anche il ciclo vegetativo risente delle
componenti inizialmente descritte in quanto il periodo di raccolta delle mele friulane è
sensibilmente anticipato rispetto a quello che si verifica in altre aree geografiche situate alla
stessa latitudine. La forma dei frutti è tendenzialmente tondeggiante (globosa), le dimensioni
sono elevate sia in termini di peso che di diametro, le lenticelle sull’epidermide sono
caratteristicamente più fitte ed evidenti; la lunghezza del picciolo è ridotta, la colorazione di
fondo dei frutti tende al verde sfumato o al giallo-verde; la rugginosità dell’epidermide è
quantomeno assente.
La saggia tecnica colturale e la scelta del momento ottimale della raccolta consentono di
ottenere un prodotto di alta qualità per cui le mele prodotte in Friuli Venezia Giulia
(indipendentemente dalla varietà) posseggono un elevato indice di sapidità differenziandosi
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da quelle di altra origine geografica per l’ampiezza e la ricchezza del gusto, del retrogusto e la
combinazione unica dei descrittori sensoriali (profumi, sapori, aromi, consistenza della polpa
e succulenza). Fra tutti i descrittori organolettici (studiati ed evidenziati grazie agli studi
condotti dal laboratorio di analisi sensoriale dell’Università degli Studi di Udine) spiccano in
particolare le seguenti casistiche: la varietà Golden Delicious evidenzia un gusto/retrogusto di
melone e/o vaniglia e/o banana; la varietà Red Delicious evidenzia un gusto/retrogusto di
vaniglia e/o banana; la varietà Gala evidenzia un gusto/retrogusto di banana e/o melone; la
varietà Morgenduft evidenzia un gusto/retrogusto dolce con tenue aroma di limone; la varietà
Granny Smith evidenzia un gusto/retrogusto erbaceo, di limone e/o susina acerba; la varietà
Zeuka evidenzia un gusto della polpa che richiama il limone e la susina acerba.
La reputazione della Mela del Friuli Venezia Giulia è indiscutibile, infatti la coltivazione del
melo è presente sul territorio del Friuli Venezia Giulia da oltre duemila anni.
Già nel I sec a.C., nell’agro della città di Aquileia veniva coltivata una varietà autoctona,
chiamata “Matiana” che giungeva sui mercati di Roma dove era apprezzatissima. Se ne trova
testimonianza negli scritti del greco Ateneo, di Columella nel “De re rustica”, di Macrobio
Teodosio e di Caio Svetonio Tranquillo, nell’Editto di Diocleziano, nella dieta alimentare
dell’Imperatore Domiziano e nel preziosissimo mosaico “Asaraton di Aquileia” (I sec. a.C.).
Ulteriori testimonianze storiche sulla diffusione del melo in Friuli Venezia Giulia pervengono
dagli affitti agrari, dalle terminologie linguistiche nella lingua friulana, dalle citazioni nella
letteratura locale, in una serie di affreschi risalenti al XV e XVI secolo e nell’iconografia
quattrocentesca della “Patria del Friuli”. Nel 1450 Maestro Martino da Como, cuoco dei
Patriarchi di Aquileia inventò le “frictelle de poma” o “frittelle ex pomis” (le frittelle di
mele) assieme ad altre ricette che diventeranno la base dei piatti tradizionali friulani
tramandati sino ad oggi. Dagli “Annali di Agricoltura” (pubblicazioni ministeriali del sec.
XIX) si evince che in Friuli si trovavano aree molto vocate (le Valli del Natisone, la Carnia,
la pedemontana del pordenonese) ove i paesi erano chiamati “i paesi delle mele” ed i frutti
venivano esportati anche in Egitto e in Austria. Delle Valli del Natisone è originaria la mela
Zeuka, la regina fra oltre 200 varietà autoctone friulane. Carlo Mader, professore trentino,
pubblicò nel 1898 una relazione descrivendo la coltivazione del melo nella Contea di Gorizia
e Gradisca ove si trovava “una pregiatissima collezione di frutta” con una produzione “non
dissimile dalle mele tirolesi”. Egli definì “metodo friulano” la tipica modalità locale di
potare i meli la cui produzione veniva prevalentemente esportata, quale primizia, sui mercati
dell’Impero Asburgico. Negli ultimi cinquant’anni la melicoltura friulana si è sviluppata
mantenendo una dimensione equilibrata e di elevata qualità.
Le informazioni storiche riguardanti le origini del prodotto denominato “Mela del Friuli
Venezia Giulia” dimostrano la vocazionalità generalizzata del territorio friulano. La regione
friulana è caratterizzata da elementi geografici, climatici e pedologici non riscontrabili in altre
zone produttive melicole e tali da caratterizzare in maniera tipica ed esclusiva le mele ivi
ottenute. Infatti, la disposizione orografica dei rilievi montuosi e la presenza, a breve distanza,
del mare caratterizzano in maniera determinante il clima ed hanno condizionato la pedogenesi
del suolo agrario. L’Arco Alpino, formato dalle Alpi Carniche e dalle Alpi Giulie chiude
l’accesso alle correnti molto fredde provenienti sia dal Nord Europa che da est favorendo
l’accesso delle correnti più miti, temperate e ventilate provenienti dall’Adriatico. La
conseguente e caratteristica presenza delle brezze marine o montane agisce sul ricambio delle
masse d’aria mantenendo ridotta la concentrazione di umidità e pressochè assenti le foschie e
le nebbie. La zona di origine è inoltre situata a cavallo del 46° parallelo di latitudine che la
colloca fra le più settentrionali del territorio italiano. Questa posizione determina una quantità
notevole di irraggiamento solare al suolo (superiore ai 2.330 kJ/m2) con oltre 10 ore di luce
solare diretta al giorno. La quota altimetrica relativamente contenuta, la giacitura del frutteti
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generalmente pianeggiante e l’assenza di ostacoli orografici consentono alla radiazione solare
di diffondersi in maniera uniforme su gran parte dell’area produttiva e di irraggiare i filari dei
frutteti durante tutto il giorno e su entrambe le pareti fogliari, essendo disposti generalmente
con orientamento nord-sud. Infine, la natura dei suoli coltivati a meleto, di origine glaciale ed
alluvionale, è tipicamente costituita da depositi ghiaiosi di natura calcarea o calcareo
magnesiaca ricoperti da sottili strati di suolo attivo (generalmente 20/80 cm), non
eccessivamente feraci e con un contenuto di sostanza organica ottimale variabile fra l’1,9 e il
3,0%. La pianura friulana storicamente considerata infeconda a causa della natura permeabile
dei suoli è stata rivitalizzata grazie alla costruzione di una fitta rete irrigua. La disponibilità
d’acqua e la forte vocazione territoriale destò così l’interesse di numerosi melicoltori
altoatesini i quali, nel secondo dopoguerra, si trasferirono qui numerosi per impiantare nuove
ed ampie superfici a melo, riavviando la tradizione produttiva locale.
La melicoltura rappresenta la coltura frutticola economicamente più importante della regione.
La superficie media aziendale a melo è di 2,24 ettari, per un totale di oltre 1.500 ettari,
distribuiti sul territorio in piccoli frutteti inseriti nel contesto ambientale in maniera discreta,
ma caratteristica. L’apprezzamento della “Mela del Friuli Venezia Giulia”, specialmente
presso le regioni limitrofe, è affermato da decenni e questa denominazione usata
correntemente, come dimostrato dai numerosi documenti di trasporto, rappresenta un
elemento distintivo, sinonimo di qualità. Gli interventi di sistemazione fondiaria ed idraulica,
iniziati in epoca romana e proseguiti fino ad oggi, rappresentano uno dei fattori umani che
maggiormente hanno accelerato la diffusione del melo, in gran parte del Friuli Venezia
Giulia.
Le peculiarità ambientali assieme alla tradizione storica ed alle tecniche produttive
permettono di ottenere sul territorio friulano mele di elevata qualità e dalle caratteristiche
sorprendenti. Gran parte della produzione friulana viene da anni fortemente ricercata per
essere rivenduta sui principali mercati melicoli delle regioni limitrofe grazie alla sua
riconosciuta qualità ed alla precocità di maturazione che permette di avviare le vendite in
attesa delle mele di montagna più tardive o in alternativa alle mele ottenute a latitudini meno
elevate e di qualità meno pregiata.
Articolo 7
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, da una struttura di
controllo, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg.(CE) n. 510/2006.
Tale struttura è l’Organismo di controllo INEQ – Istituto Nord Est Qualità, Via Rodeano, 71,
33038 – S . Daniele del Friuli (UD), Tel. 0432 940349, Fax 0432 943357.
Articolo 8
Etichettatura
Etichettatura. Sulle confezioni e sui bollini adesivi applicati sui singoli frutti dovrà apparire
in maniera evidente ed inconfondibile la dicitura “Mela del Friuli Venezia Giulia D.O.P.”. A
questa designazione non è consentito associare qualsiasi altra indicazione di origine o
espressione laudativa che possa trarre in inganno il consumatore. Alla dicitura della
denominazione di origine potranno essere associati il nome ed il segno grafico che
individuano il Consorzio incaricato della tutela. Sulle etichette e sulle confezioni dovrà essere
riportato il simbolo riservato alle DOP costituito e riprodotto nel rispetto delle forme, delle
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dimensioni minime e dei requisiti grafici previsti dal Reg. CEE n° 2037/93 e successive
modifiche.
Tipologia delle confezioni. Il prodotto con la denominazione “Mela del Friuli Venezia Giulia
D.O.P.“ potrà essere commercializzato solo se confezionato nei seguenti tipi di contenitore:
cassette in cartone, alveolate, da uno a quattro strati, delle seguenti misure: cm. 30 x 50 da kg
3,5 a 14,5; cm. 40 x 30 da kg 2,5 a 6,5; cm. 40 x 60 da kg 6,5 a 15,5. Casse e cassette,
alveolate, da uno a quattro strati, in materiale plastico riutilizzabile delle seguenti dimensioni:
cm 30 x 50 da kg 3,5 a 14,5; cm 40 x 30 da kg 2,5 a 6,5; cm 40 x 60 da kg 6,5 a 15,5; cm 60 x
80 da kg 40 a 60; cm 80 x 120 da kg 60 a 120. Vassoi da 3 a 6 frutti. Scatolette monofrutto in
cartoncino. Tutte le tipologie di cassette e vassoi utilizzati dovranno essere sigillati con film
plastico trasparente. Almeno sull’80% dei frutti confezionati dovrà essere apposto il bollino
riportante la denominazione di origine.
Caratteristiche grafiche della dicitura: al fine di rendere ottimale la distinguibilità della
dicitura prescelta sulle diverse tipologie di materiale utilizzato per il confezionamento, sono
ammesse le seguenti versioni grafiche ove i caratteri di scrittura richiamano volutamente
quelli usati dai Romani nei mosaici aquileiesi fra i quali primeggia “l’Asaraton” simbolo del
legame fra la produzione denominata “Mela del Friuli Venezia Giulia” ed il territorio di
origine:
1) Colore di sfondo: Pantone 295 EC. Caratteri utilizzati per la dicitura: Albertus MT Light;
colore: bianco;
2) Colore di sfondo: bianco. Caratteri utilizzati per la dicitura: Albertus MT Light; colore:
Pantone 295 EC;
3) Colore di sfondo: celeste (C=100%, M=30%, Y=0%; K=0% ovvero Blu Process). Caratteri
utilizzati per la dicitura: Albertus MT Light; colore: bianco;
4) Colore di sfondo: bianco. Caratteri utilizzati per la dicitura: Albertus MT Light; celeste
(C=100%, M=30%, Y=0%; K=0% ovvero Blu Process);
5) Colore di sfondo: trasparente. Caratteri utilizzati per la dicitura: Albertus MT Light;
Colore: Pantone295EC
Per garantire la corretta leggibilità della dicitura sulle confezioni, le dimensioni della stessa
non potranno essere inferiori ad una larghezza di mm 85 ed un’altezza di mm 5,7 per le
versioni 1, 2, 3 e 4 ed una larghezza di mm 85 ed un’altezza di mm 3,5 per la versione 5.
Parimenti, sui bollini adesivi, la dicitura potrà essere apposta solo se gli stessi avranno una
larghezza minima di mm 20 e un’altezza di mm 17 ed i caratteri dovranno avere una
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dimensione minima di p.ti 10, carattere Quantum e Pantone 295 EC. Ogni ingrandimento
della dicitura dovrà essere eseguito in maniera proporzionale alle dimensioni indicate

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