Ciliegia dell’Etna (DOP)

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altArt. 1 Denominazione
La Denominazione d’Origine Protetta “Ciliegia dell’Etna” è riservata ai frutti di ciliegio che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal Reg. (CE) 510/2006 ed indicati nel presente
disciplinare di produzione.
Art. 2
Caratteristiche del prodotto.
2. 1. La specie e le cultivar.
La DOP “ Ciliegia dell’Etna” è attribuita ai frutti del ciliegio dolce “Prunus avium L.” famiglia
delle rosaceae. La coltivazione del ciliegio, nell’area considerata, fa riferimento ad una piattaforma
varietale composta dalle seguenti tipologie locali o ecotipi: la Mastrantonio, la Raffiuna, il gruppo
Napoleona (precoce-verifica-forestiera) e la Maiolina.
2. 2. Caratteristiche del prodotto
I frutti allo stato fresco, destinati al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
la colorazione esterna dei frutti deve essere di colore dal rosso brillante al rosso scuro, tipica delle
cultivar del territorio; con un contenuto in zuccheri, espresso in gradi Brix, non inferiore a 15,2. La
polpa è sempre di colore rosso, il gusto va dal moderatamente dolce al dolce con acidità non
inferiore a 0,25 PE/100 ml.
Inoltre:
– i frutti devono esseri interi, di aspetto fresco e sano, asciutti, puliti, privi di sostanze estranee
visibili e privi di odori estranei;
– i frutti vanno raccolti con il peduncolo.
Le caratteristiche specifiche delle cultivar della DOP “Ciliegia dell’Etna” sono:
– Mastrantonio: frutto colore rosso brillante, cordiforme, di pezzatura medio-grossa,
peduncolo lungo, polpa compatta, gradevolmente dolce (varietà tardiva, dalla seconda/terza
decade di giugno alla prima decade di luglio, da 300 a 800 mt s.l.m.);
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– Napoleona precoce: frutto a grappolo, colore da rosso a rosso intenso, sferoidale di media
pezzatura, peduncolo medio-lungo, polpa compatta, dal gusto dolce (varietà precocissima,
prima decade di maggio, fino a 600 mt s.l.m.);
– Napoleona forestiera: frutto colore rosso e rosso scuro, sferoidale di media pezzatura,
peduncolo medio-lungo, polpa tenera, gusto dolce (varietà precoce, prima e seconda decade
di maggio, fino a 600 mt s.l.m.);
– Napoleona verifica: frutto colore rosso brillante, sferoidale di pezzatura medio-grossa,
peduncolo lungo, polpa compatta, dal gusto particolare intenso e dolce (varietà media, prima
decade di giugno fino a 600 mt s.l.m.);
– Maiolina: frutto di colore rosso o rosso scuro, sferoidale con polpa tenera dal gusto
moderatamente dolce (varietà precocissima, fine aprile prima decade di maggio, fino a 400
s.l.m.);
– Raffiuna: frutto di colore rosso/ rosso scuro, cordiforme, di pezzatura medio-grossa,
peduncolo lungo, polpa medio-compatta, dal gusto denso moderatamente dolce (varietà
media, seconda e terza decade di giugno, da 600 a 1.600 mt s.l.m.).
Può ottenere il riconoscimento D.O.P. solo la “Ciliegia dell’Etna” classificabile nelle categorie
commerciali “Extra” e “I”.
Art. 3
Zona di produzione
La zona di produzione della D.O.P. “Ciliegia dell’Etna” comprende, in provincia di Catania, il
territorio amministrativo dei Comuni di: Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia,
Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Milo, Zafferana Etnea, S.
VARIETA’ CONTENUTO DI ZUCCHERO
(espresso in gradi °Brix)
ACIDITA’
(espressa in PE/100 ml)
Mastrantonio non inferiore a 17,4 non inferiore a 0,25
Napoleona precoce non inferiore a 19,7 non inferiore a 0,45
Napoleona forestiera non inferiore a 18,5 non inferiore a 0,80
Napoleona verifica non inferiore a 20,1 non inferiore a 0,60
Maiolina non inferiore a 15,2 non inferiore a 0,50
Raffiuna non inferiore a 21,4 non inferiore a 0,85
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Venerina, Sant’Alfio, Trecastagni, Pedara, Viagrande, Nicolosi, Ragalna, Adrano, Biancavilla, S.
Maria di Licodia, Belpasso, Aci S. Antonio, Acireale.
La zona si estende dal mar Ionio fino ai 1.600 metri s.l.m sui versanti orientale – sud orientale
dell’Etna. Partendo da Giarre, Riposto, lungo la strada ferrata, fino a Mascali, essa comprende
Ficarella, Gona, Fiumefreddo di Sicilia; da Ponte Boria fino a Randazzo, lungo la strada SS n.120,
comprende Quartiere Notara, Piedimonte, Casa Reganati, Terremorte, C.da Alboretto, C.da
Vaccarile, Linguaglossa, Catena, Rovitello, Solicchiata, C.da Marchesa, Passopisciaro,
Montelaguardia; prosegue, da qui, lungo la strada per C.da Piano fino a Cisternazze, lungo la linea
di delimitazione del Parco dell’Etna e comunque fino a quota 1.600 s.l.m.. Segue tale delimitazione
fino al “Leccio secolare” e prosegue fino a quota 1.600 s.l.m.. Attraversa C.da “Cassone”, C.da
Tarderia, costeggia colate recenti fino ad intersecare la Nicolosi-Etna, a Nord di Monte Manfrè. Da
qui segue quota 1.600 s.l.m. fino a raggiungere il vivaio Forestale, C.da Milia, Casa Gemmellaro,
la base di Monte Intraleo, Casa Fisichella, il limite del Parco dell’Etna, la strada per “Prato Fiorito”
e quindi il limite inferiore del Parco dell’Etna fino al Castello Spitaleri in C.da Solecchiata di
Adrano. Da qui coincide con il limite più estremo del Parco dell’Etna, costeggia a Nord i centri
abitati di Ragalna e Nicolosi, prosegue lungo la strada intercomunale Nicolosi-Pedara-Trecastagni-
Viagrande- Aci S. Antonio, tenendosi a monte dei centri abitati, fino ad intersecare la strada ferrata
che porta a Giarre e Riposto.
Art. 4
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli
output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di
controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei
condizionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è
garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi
elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto
dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
Art.5
Metodo di ottenimento
5. 1. Sistemi di conduzione degli impianti
I sistemi di conduzione degli impianti della D.O.P. “Ciliegia dell’Etna” sono riconducibili alle
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tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le
prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar di ciliegio, dal suolo, dal clima e dallo
uomo. La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
-convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della
Regione Siciliana;
-integrata, ottenuta nel rispetto delle” Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione
Siciliana in applicazione del Reg. (CE) 1257/99;
-biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
5. 2. Preparazione dei terreni – reimpianto
Nei nuovi impianti, la preparazione dei terreni deve prevedere: analisi chimico-fisiche del
terreno, secondo metodi ufficiali, allo scopo di realizzare eventuali impianti di drenaggio e
qualità/quantità delle concimazioni di fondo con la distribuzione di 20/30 tonnellate di sostanza
organica ad ettaro, lo scasso e quindi l’interramento della sostanza organica, ed altre azioni
correttive, il livellamento delle superfici per facilitare il deflusso delle acque, la concimazione
minerale d’impianto con 1,5/2,0 tonnellate di concimi fosfatici e 0,5/1,0 di tonnellate di concimi
potassici ad ettaro.
5.3. Impianti
Gli impianti del tipo tradizionale caratterizzati da esemplari di grandi dimensioni con produzioni
elevate, possono coesistere in consociazione all’agrumeto nella fascia pianeggiante collinare, al frutteto
o vigneto nella fascia montana. Nell’impianto è ammesso esclusivamente l’uso di astoni (certificati) di
ciliegio selvatico Prunus avium o di altri soggetti del genere Prunus, anche ibridi. I portinnesti utilizzati
in funzione del tipo di terreno (condizioni di umidità, profondità e tessitura) e di coltivazione (forme di
allevamento e sistemi di potatura) sono il “franco” (Prunus avium L.) e suoi derivati, per le eccezionali
doti di adattamento a terreni poveri, ricchi di scheletro e sciolti con scarsa disponibilità idrica e per la
loro resistenza alle malattie fungine. Sono ammesse tutte le forme di allevamento sia in volume che in
parete. Per le forme in volume, specie per i nuovi impianti, la chioma potrà assumere, con operazioni di
potatura, una forma a vaso basso su tre o quattro branche principali; per le forme in parete si può fare
riferimento alla spalliera o alla ipsilon. Adottando queste forme di allevamento a ridotto sviluppo, sarà
possibile utilizzare mezzi di difesa fisica (coperture fisse o mobili quali reti o films plastici).
5. 4. Innesti
Gli innesti a ”marza” (a scheggia, a triangolo, a spacco) vanno fatti in ogni caso a gemma
dormiente, ossia dal 15 agosto al 15 settembre, mentre l’innesto a corona e gli innesti a gemma
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vanno fatti in primavera. L’utilizzo dei portinnesti certificati è associato a quello di marze di pari
categoria (certificate).
5. 5. Densità d’impianto
La densità di piantagione massima ammessa è di 800 piante per ettaro. Nei nuovi impianti, i
sesti non dovranno essere inferiori alle seguenti ampiezze minime: metri 3,50/5,00 sul filare e metri
4,50/7,00 tra i filari. La densità d’impianto deve garantire le operazioni colturali (lavorazione – potatura
-raccolta) con l’ausilio di macchine e la loro movimentazione.
5.6. Conduzione del terreno
Viene adottata la tecnica di aridocoltura con lavorazioni a 20-30 cm di profondità, in primavera. Le
concimazioni devono tenere conto di quanto previsto dalla “Buona Pratica Agricola” della Regione
Siciliana. Le pratiche di fertilizzazione, in relazione al regime pluviometrico dell’area, dovranno essere
effettuate a fine inverno ed assicurare il rapporto 2:1:1 dei macroelementi nelle fasi vegetative e 1:1:2
nelle fasi di produzione, facendo ricorso alle numerose formulazioni disponibili nella conduzione
convenzionale. Le quantità massime di macroelementi nutritivi ammessi ad ettaro saranno: Kg 110 di
azoto, Kg 80 di fosforo e potassio. Adottando il “Metodo di Coltivazione Biologico”, l’impiego
periodico di sostanza organica, il ricorso alla pratica del sovescio e l’uso di cover crops, sono
raccomandati.
5.7. Irrigazione.
In considerazione della lunga stagione vegetativa in periodo asciutto, risulta diffuso il ricorso
ad impianti irrigui localizzati che consentono irrigazioni di soccorso e fertirrigazione. E’ sempre
richiesto, dopo il trapianto, per 1-2 stagioni, l’uso dell’irrigazione di soccorso.
5. 8. Difesa fitosanitaria
La difesa fitosanitaria dovrà salvaguardare e tutelare la salute umana, l’agro-sistema ed in
particolare il patrimonio apistico locale, facendo riferimento alle ”Norme Tecniche” previste dalla
Regione Siciliana. Inoltre vengono adottate le seguenti pratiche agronomiche: la potatura di
arieggiamento delle chiome, l’eliminazione delle eventuali produzioni non raccolte, la corretta
gestione del terreno in primavera e il controllo del deflusso delle acque in eccesso.
5 . 9. Raccolta del prodotto
La raccolta della “Ciliegia dell’Etna” D.O.P., seguendo la naturale maturazione del frutto,
deve essere effettuata a mano (con il peduncolo per evitare infezioni e marciumi), disponendo il
prodotto direttamente nei contenitori di cui all’articolo 8, con pareti rigide di dimensioni adeguate
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per evitare danni da costipamento, dopo essere state sottoposte ad una prima selezione per
eliminare i frutti di scarto e non rientranti nella categoria “extra” e “I”.
Il condizionamento della “Ciliegia dell’Etna” D.O.P. deve avvenire nell’ambito della zona di
produzione delimitata all’articolo 3 per impedire che il trasporto dello stesso allo stato sfuso causi
il deterioramento e la perdita delle sue peculiari caratteristiche definite al precedente articolo 2.
Infatti, le operazioni di manipolazione e trasporto potrebbero causare il deterioramento dei frutti ed
in particolare dell’esocarpo e della polpa, con ammaccamenti, spacchi e quindi insorgenza di
muffe, che andrebbero ad inficiare la qualità del prodotto immesso al consumo con la
denominazione “Ciliegia dell’Etna” DOP.
E’ dunque necessario che tali operazioni siano eseguite all’interno dell’areale di produzione da
personale dotato di specifica professionalità, senza subire alcun trasferimento prima del
confezionamento. Infatti, Fino al momento della commercializzazione i frutti dovranno essere
mantenuti in luoghi freschi e ombreggiati per evitare perdite di qualità e conservabilità. Qualora non
sia effettuata la commercializzazione nell’arco delle 24 ore i frutti dovranno essere sottoposti a
raffreddamento, utilizzando la tecnica della frigo-conservazione ed in generale a tutti gli
accorgimenti atti a rallentare il metabolismo respiratorio dei frutti.
Art. 6
Legame con l’ambiente
L’esposizione a Est – Sud est, l’elevato grado d’insolazione, i terreni sabbiosi a reazione subacida
di origine vulcanica recuperati dall’industriosa popolazione che con paziente lavoro di scasso,
di sistemazione di muri e terrazzi, con la captazione di acque sotterranee, ha saputo rendere
produttive estese superfici di lave aspre e brulle, i venti dominanti e l’umidità, conferiscono al frutto
antropizzato in tale area particolari caratteristiche di qualità, precocità, colore intenso tipico del
territorio. Le singolarità pedoclimatiche ed antropiche del territorio agricolo etneo, che si estende
dal mare Ionio fino ad altitudini di 1.600 metri s.l.m, caratterizzano fortemente la qualità della
“Ciliegia dell’Etna”, conferendole in particolare parametri esclusivi in termini di tempi di
maturazione. In effetti, questi ultimi coprono un ventaglio molto ampio che va dalla fine di aprile,
per le cultivar più precoci, alla prima decade di luglio, per quelle più tardive.
Inoltre, il suolo di origine vulcanica e le notevoli escursioni termiche determinano il colore
rosso della polpa e la colorazione esterna della “Ciliegia dell’Etna”. Infatti, la zona delimitata è
caratterizzata da suoli che evolvono su substrati di origine vulcanica: nella fascia montana si hanno
suoli che presentano profilo poco profondo, elevata rocciosità superficiale, tessitura sabbiosa e ricca
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di scheletro, mentre dalla fascia collinare e litoranea sono presenti profili più evoluti, profondi, con
tessitura franco-sabbiosa, suscettibili di irrigazione. I casi di gelate sono rari e da ricondurre a
fenomeni di inversione termica, meno evidenti nelle aree più ventilate di collina. I valori assoluti
delle massime hanno raggiunto punte di 44,3° C a luglio e mediamente si hanno valori di 39-40°C
(Zafferana Etnea 44°C – Linguaglossa 34°C – Nicolosi 36°C). I valori annui delle precipitazioni
raggiungono i massimi della provincia e della stessa Sicilia; esse aumentano con il crescere della
quota, passando dai 685 mm di Catania e 798 mm di Acireale, fino ai più alti valori di Nicolosi
(1036 mm), Linguaglossa (1071 mm) e Zafferana Etnea (1192 mm). Condizioni intermedie si
riscontrano nelle stazioni di Piedimonte Etneo e Viagrande.
Attorno alla coltivazione della “Ciliegia dell’Etna” si è stratificato un retroscena culturale ed un
importante indotto economico fatto di mestieri, tradizioni e usi ripetuti nei secoli dai coltivatori
ortofrutticoli, che ancora si tramandano nel lessico dialettale il nome di “cirasa” o ”ciriegia”, la
preparazione dei terreni (terre scatinate), le tecniche di coltivazione, l’innesto a sgroppo o a pezza e
la tecnica di raccolta con le scale a trenta pioli e con i panari ecc.. La qualità del prodotto è
confermata dal successo della tradizionale sagra.
Oltre all’ambiente naturale, il fattore uomo, con la sua secolare tradizione, la fatica a
trasformare le “sciare” (dall’arabo terra bruciata) in terreni fertili, ha contribuito in maniera
determinante a caratterizzare il forte legame tra la “Ciliegia dell’Etna” ed il territorio etneo. Come
riportato dai diversi autori del tempo, la coltivazione del ciliegio, da parte della popolazione rurale,
era ben radicata. La tradizionale esperienza, con le sue capacità culturali acquisite di generazione
in generazione, con continua ricerca e messa in atto di specifiche tecniche colturali, ha determinato
le condizioni affinché la coltivazione si consolidasse nel tempo, fino a costituire un patrimonio
storico-tradizionale e culturale del territorio.
La zona del massiccio etneo è molto nota per la sua produzione di ciliegie e per la loro
eccellente qualità. Il nome “Etna” è strettamente legato alle ciliegie considerato che in Italia un gran
numero di consumatori associa automaticamente il luogo con il prodotto “ciliegia” e viceversa.
L’uso della denominazione “Ciliegia dell’Etna” è confermato tra l’altro dalle indagini
effettuate dal Dipartimento di Scienze Agrarie ed Estimative dell’Università di Catania che hanno
portato alla pubblicazione dei “PRIMI RISULTATI DI INDAGINI ECONOMICHE SULLA
PRODUZIONE E SUL MERCATO DELLA “CILIEGIA DELL’ETNA” da cui risulta che il 71%
degli intervistati conoscono la “Ciliegia dell’Etna” ed il 79% sono interessati al suo consumo.
L’indagine risulta tanto più rilevante se si considera che il 50% del campione è stato oggetto di
rilevazione presso la grande distribuzione e l’altro 50% presso il dettaglio con una fascia di età
prevalente tra i 31 ed i 50 anni.
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Art. 7
Controlli
La “Ciliegia dell’Etna” D.O.P. per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di
produzione sarà controllato da un organismo autorizzato, in conformità agli articoli 10 e 11 del Reg.
CE 510/06.
Art. 8
Etichettatura
8. 1. Confezionamento
La D.O,P. “Ciliegia dell’Etna” deve essere commercializzata allo stato fresco in imballaggi
nuovi, puliti ed asciutti, di materiale conforme alle norme in vigore per gli imballaggi, con una
capacità massima di 10 Kg di prodotto, in contenitori di altezza non superiore ai 12 cm per evitare
danni da costipamento. Il contenuto dell’imballaggio deve essere costituito esclusivamente da
ciliegie di uguale varietà e qualità. La grandezza dei frutti deve essere omogenea con colorazione e
maturazione uniformi.
8. 2. Etichettatura
La parte visibile del contenuto dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme.
Ciascuna confezione deve essere avvolta da un film plastico, e chiusa mediante un apposto sigillo di
garanzia in maniera tale che l’apertura della confezione comporti la rottura dello stesso sigillo.
All’esterno di ogni imballaggio devono essere riportate oltre al logo della denominazione, al
simbolo grafico comunitario e relative menzioni, le informazioni corrispondenti ai requisiti di
legge: il nome, la ragione sociale e l’indirizzo del confezionatore, la categoria commerciale di
appartenenza secondo quanto disciplinato dall’art.2 del presente disciplinare, nonché l’eventuale
nome delle aziende da cui provengono i frutti, il peso lordo all’origine, la data di confezionamento.
Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente
prevista dal disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il
consumatore.
8.3 Logo
Il logo della denominazione è di forma rettangolare di dimensioni 100 mm X 38 mm. In alto è
riportata la dicitura “Denominazione d’Origine Protetta”, al centro l’acronimo DOP ed in basso la
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denominazione “Ciliegia dell’Etna”. Sul lato destro sono raffigurate 2 ciliegie di dimensioni diverse
sovrapposte alla raffigurazione della Regione Siciliana.
Carattere utilizzato Times New Roman – Commercial Script
Pantone: Blu reflex; Yellow 109-483U –141 C; Green 353 U; Red 032 C; Violet 326

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