Zafferano di Sardegna (DOP)

alt

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE

 

DOP “ Zafferano di Sardegna ”

 

Art. 1

Denominazione

La Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.) “ Zafferano di Sardegna ” è riservata allo zafferano

essiccato in stimmi o fili proveniente dalle coltivazioni di Crocus sativus L. rispondente alle

condizioni ed i requisiti stabiliti nel presente Disciplinare di Produzione.

Art. 2

Caratteristiche del prodotto

Lo “ Zafferano di Sardegna ”, Iridacea geofita, perenne, è una pianta erbacea, alta circa 15 cm,

formata da un apparato ipogeo (bulbo-tubero), da foglie e fiori con le seguenti caratteristiche:

1) bulbo-tuberi – tunicati di forma subovoidale, compressi alla base, conico-rotondati ed

appiattiti all’apice, carnosi, internamente di colore bianco, ricoperti da tuniche reticolate a fibre

sottili, brune ed allungate ad avvolgere gli scapi fiorali in forme di guaine membranose. Il peso

oscilla dai 0,5 ai 25 gr; l’altezza da 1 a 5 cm e la larghezza tra 0,5 e 4 cm.

2) foglie strette, lineari, allungate e di colore verde intenso, avvolte da una spata biancastra

costituita da 3-4 strati di tuniche. Il margine è intero e appena papilloso con uno sviluppo di 60-70

cm. di lunghezza e una larghezza media compresa tra 2-3 mm. Sono presenti in numero di 3-7.

3) perigonio campanulato, violaceo con striature più scure, di forma tubulosa a fauce dilatata in

alto da cui emergono sei tepali (tre interni e tre esterni) di colore rosso violaceo e lunghezza

compresa tra i 4 ed i 5,6 cm, sono per lo più solitari oppure in numero di due o tre, raramente

cinque, ciascuno avvolto da 1 o 2 spate.

4) stimmi interi, trifidi di colore rosso scarlatto, si presentano in numero di 3, con una lunghezza

tra 1,4 e 4,8 cm ed un peso compreso tra 0,02 e 0,055 gr, sporgenti dalle lacinie perigoniali.

Lo “ Zafferano di Sardegna ” D.O.P. ai fini dell’immissione in commercio deve essere classificato

nella categoria “ zafferano in stimmi o fili “: e presentare le seguenti caratteristiche organolettiche:

colore rosso brillante dato dal contenuto di crocina, aroma molto intenso derivante dal contenuto di safranale e gusto deciso scaturente dal contenuto di picrocrocina .

Categoria

Potere colorante espresso in

lettura diretta

dell’assorbenza di crocina a

circa 440 nm su base secca

Potere amaricante

espresso in lettura

diretta

dell’assorbenza di

picrocrocina a

circa 257 nm su

base secca

Potere aromatico

safranale espresso

in lettura diretta

dell’assorbenza a

circa 330 nm su

base secca

I

> = 190

> = 70

Da 20 a 50

Deve, inoltre, essere scevro da qualsiasi forma di sofisticazione o adulterazione.

Art. 3

Zona di produzione

La zona di produzione dello “ Zafferano di Sardegna ” D.O.P. comprende il territorio dei Comuni di

San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca, situati nella provincia del Medio Campidano.

Art. 4

Prova dell’origine

Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna i prodotti in

entrata e quelli in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla

struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei

confezionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è

garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi

elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle strutture di controllo, secondo quanto

disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Art. 5

Metodo di ottenimento

La Denominazione d’Origine Protetta “ Zafferano di Sardegna ” è riservata esclusivamente allo

Zafferano coltivato in pieno campo secondo le tecniche sottoelencate.

Il terreno deve essere sciolto e ben drenato. La sua preparazione inizia con una sistemazione

superficiale seguita da un’aratura a 30–40 cm, da un’erpicatura e assolcatura.

E’ ammessa la concimazione che deve avvenire con l’impiego di fertilizzanti ammessi in

agricoltura biologica apportando 300-400 q.li/ha di letame maturo distribuito nell’autunno

precedente l’impianto. L’arricchimento del terreno di elementi nutritivi è consentito facendo

precedere l’impianto dello Zafferano con una leguminosa da granella (fave, ceci, ecc.).

Il controllo delle erbe infestanti deve avvenire prevalentemente attraverso interventi manuali di

zappatura sulla fila affiancati da quelli meccanici di fresatura tra le file, senza, quindi, l’utilizzo di

sostanze chimiche. Tali interventi devono essere eseguiti in autunno, prima e/o dopo la fioritura, e

in primavera.

La messa a dimora dei bulbo-tuberi deve essere realizzata nel periodo compreso tra il 1° di giugno e

il 10 di ottobre ponendoli alla profondità di 15-20 cm. I sesti d’impianto devono essere caratterizzati

da una distanza sulla fila di 5-10 cm e tra le file di almeno 30 cm. I bulbo-tuberi, di provenienza

dalle zone indicate al precedente articolo 3, devono essere selezionati, scartando quelli che

presentano malformazioni, lesioni ed evidenti sintomi di avversità fitopatologiche.

La fioritura avviene in un arco di tempo compreso tra il 15 ottobre ed il 30 novembre e si protrae

per circa 15-20 gg. I fiori devono essere raccolti a partire dalle prime ore del giorno quando sono

ancora chiusi o leggermente aperti. La raccolta deve essere eseguita con un taglio praticato alla base

del perigonio. I fiori devono, quindi, essere adagiati in sottili strati, senza alcuna compressione,

dentro ceste e conservati in locali areati.

La coltivazione ha una durata di 4 anni ed il bulbo – tubero non può essere reimpiantato sullo stesso

terreno prima di 4 anni.

I valori massimi di resa annua dello Zafferano di Sardegna essicato sono pari a 15 Kg. per ettaro,

mentre quelli dello Zafferano di Sardegna fresco sono pari a 75 Kg. per ettaro.

Lo “Zafferano di Sardegna” DOP deve essere ottenuto attraverso un processo di lavorazione, da

realizzarsi nel giorno di raccolta, che si articola nelle seguenti fasi:

a) separazione degli stimmi dalle restanti parti del fiore (perigonio e stami); tale operazione

deve essere eseguita con molta cura ed esperienza, in modo che gli stimmi non subiscano

troppe manipolazioni né presentino, nel prodotto finito, residui del fiore. Essa deve essere

realizzata aprendo i fiori e recidendo lo stilo poco più in alto dell’attaccatura degli stimmi,

facendo attenzione a non dividerli. Per rendere il prodotto puro, si provvede ad eliminare la

parte biancastra che tiene uniti gli stimmi allo stilo.

b) Essiccazione degli stimmi; deve essere eseguita dopo aver distribuito gli stimmi su dei

supporti di legno e/o carta attraverso la loro esposizione a sorgenti di calore blando, in

modo che il processo avvenga lentamente, fino al punto in cui gli stimmi si spezzano

facilmente con frattura netta. Sono ammessi altri sistemi di essiccamento: solare o in forni o

essiccatoi elettrici. Per tale processo la temperatura della fonte di calore è compresa tra i 20

ed i 45 °C.

c) Prima dell’essiccazione degli stimmi è consentita la pratica dell’umettamento degli stimmi

con olio extra vergine d’oliva prodotto in Sardegna. Essa deve essere realizzata

manipolando il materiale con delicatezza con i polpastrelli delle dita unti; la quantità di olio

per questa operazione è compreso tra 0,1 ml e 1,5 ml per 100 gr di prodotto.

Lo “ Zafferano di Sardegna ” D.O.P. deve essere coltivato, raccolto, lavorato e confezionato nella

zona di produzione indicata all’articolo 3.

Art. 6

Legame con l’ambiente

Le caratteristiche morfologiche e pedo climatiche di alcune zone della Sardegna, unite a tradizionalitecniche di coltivazione e lavorazione tramandate nei secoli di padre in figlio, consentono di ottenere un prodotto con peculiarità organolettiche e gustative uniche ed inconfondibili.

Da un’attenta analisi qualitativa dello zafferano prodotto in Sardegna è stato, infatti, riscontrato  che il contenuto medio di crocina (l’elemento al quale è collegato il potere colorante dello zafferano),picrocrocina (l’elemento al quale sono riconducibili gli effetti euptetici ed il correttivo di sapore) e safranale (l’elemento al quale sono associate le proprietà aromatizzanti) è notevolmente superiore alla norma.

Queste peculiari caratteristiche del prodotto “ Zafferano di Sardegna ” DOP esprimono in realtà il

forte legame con il territorio di origine, particolarmente vocato, sia per le sue potenzialità umane

che per le favorevoli condizioni climatiche, dove ben prospera una pianta che, come si è soliti

affermare, “timit su frius e cikat su kallenti”(teme il freddo e cerca il caldo).

Il clima della zona di coltivazione dello zafferano, è tipicamente mediterraneo, con piogge

concentrate nel periodo autunno- invernale, generalmente mite, mentre le estati sono calde e aride.

La temperatura media invernale è di 11,3 °C, mentre quella estiva risulta di circa 24°C, con una

media annuale di 17,6 °C. Le brinate sono rarissime, eccezionali le nevicate.

Il 95% degli apporti idrici annuali, che ammontano a circa 560 mm, è dovuto a precipitazioni di

carattere piovoso, mentre la rugiada e la grandine concorrono per il restante 5%. La distribuzione

annua delle piogge è notevolmente irregolare, presentando un picco di 196 mm durante la stagione

invernale ed un assenza quasi totale (21mm) nel corso dell’estate. I giorni piovosi ammontano

mediamente a 51.

I terreni destinati alla coltivazione dello zafferano sono di ottima fertilità. Si tratta in gran parte di

terreni di origine alluvionale profondi (vertisuoli) a tessitura franco sabbiosa-argillosa, permeabili,

privi o con ridotta percentuale di scheletro e con un ottima capacità di ritenzione idrica.

Lo zafferano di Sardegna deve le sue peculiarità, oltre agli aspetti pedoclimatici della zona di

produzione alle tecniche agronomiche e di lavorazione e trasformazione del prodotto, adottate nelle diverse fasi del processo produttivo.

In particolare già dalla fase di avvio della coltura e a partire dalla selezione del materiale di

propagazione oggetto di attenta e meticolosa selezione per poi arrivare alla raccolta, mondatura,

essiccazione, conservazione, l’uomo interviene apportando conoscenze e pratiche acquisite nei

secoli e tramandate ai giorni nostri che consentono di ottenere un prodotto con elevate qualità

intrinseche ma anche con un forte e solido legame con la storia e la cultura del territorio in cui viene

prodotto. Lo zafferano di Sardegna ha condizionato nelle sue alterne vicende economiche e per la

sua importanza la vita delle popolazioni locali in cui veniva coltivato.

Il ciclo di coltivazione dello zafferano in Sardegna è poliennale. Le tecniche agronomiche poste in

atto in tutte le fasi del ciclo colturale sono quelle tipiche di una coltivazione “biologica”, cioè senza

l’apporto e l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Particolare importanza e tipicità riveste

l’operazione dell’umettamento degli stimmi con olio extravergine nella fase che precede

l’essiccazione. Operazione questa che si tramanda da secoli e che richiede l’attenzione di mani

esperte.

La cultura dello zafferano in Sardegna, infatti, è molto antica ed affonda le sue radici

all’epoca dei Fenici che, probabilmente, la introdussero nell’Isola.

Sotto il dominio punico e nel periodo romano e bizantino, si consolidò la coltivazione e

l’uso della droga nell’isola, utilizzata principalmente per usi tintori, terapeutici e ornamentali.

Ma la prima vera testimonianza di commercializzazione del prodotto “zafferano” si ha nel

XIV° secolo con il Regolamento del porto di Cagliari del 1317 (Breve Portus) che contiene una

norma per disciplinare l’esportazione degli stimmi dalla Sardegna.

Nell’800, si diffonde ulteriormente la coltura e l’uso della droga, impiegata non solo per le

sue qualità aromatiche e medicinali, ma anche per la tintoria delle sete e dei cotoni. Non meno

importante era però l’utilizzo che veniva fatto in cucina nelle preparazioni tipiche di pane, primi,

secondi e dolci o, nei mercati, come merce di scambio.

Già a partire dalla guerra e con la ripresa economica, lo zafferano perde però la sua funzione

di metro di valutazione dello stato sociale delle famiglie ma rimane, per molte di esse,

un’importante fonte di integrazione al reddito, oltre che il simbolo della cultura e della tradizione di

un popolo che da sempre si dedica all’agricoltura ed alla pastorizia.

Art. 7

Controlli

I controlli saranno garantiti da una struttura di controllo rispondente agli articoli 10 e 11 del Reg.

CE 510/06.

Art. 8

Etichettatura

Lo “ Zafferano di Sardegna ” D.O.P., in attesa del confezionamento, deve essere conservato in

contenitori di vetro o latta o acciaio inox, a chiusura ermetica che lo preservino dall’esposizione alla luce e all’aria.

Il confezionamento deve avvenire con cura e in confezioni tali da non provocare danni interni o

esterni al prodotto. Il materiale delle confezioni deve essere di vetro o terracotta, o sughero o

cartoncino (quello a diretto contatto con il prodotto è costituito da vetro o carta) e deve essere tale

da evitare danni o alterazioni durante il trasporto e la conservazione. Le confezioni hanno un peso

di 0,25 g, o 0,50 g, o 1 g, o 2g, o 5 g.

Le confezioni devono recare:

1) Il logo della D.O.P. “Zafferano di Sardegna” ;

2) il logo comunitario della D.O.P;

3)ogni altra indicazione prevista dalle leggi vigenti;

4)il bollino recante la numerazione progressiva delle quantità prodotte, rilasciato dal

Consorzio di tutela incaricato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

o in caso di sua assenza dalla Struttura di controllo.

Il logo della denominazione è costituito da tre parti ben distinte con al centro il simbolo dello

zafferano rappresentato, con segno stilizzato, da un fiore a sei tepali disposto a sinistra per

lasciar spazio agli stimmi che si protendono verso destra e verso sinistra; in alto è disposto ad

arco la dicitura “Zafferano di Sardegna” in carattere Futura Condensed; in basso chiusa in un

bacchettone la scritta “Denominazione di Origine Protetta” in carattere Futura Condensed.

La D.O.P. deve figurare in etichetta con caratteri chiari, indelebili, con colorimetria di ampio

contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere distinto nettamente dal complesso

delle indicazioni che compaiono in etichetta.

Alla Denominazione d’Origine Protetta è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non

espressamente prevista dal Disciplinare di Produzione, mentre è consentito l’uso di ragioni sociali e marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente.

 

Il logo deve essere presentato a colori in quadricromia. I colori di riferimento sono indicati di

seguito:

 

Se l’applicazione del logo su diversi tipi di etichette o confezioni rende necessario ridurre le

dimensioni, è prescritto il seguente formato minimo.

.

Art. 9

Prodotti trasformati

I prodotti per la cui preparazione è utilizzato lo “Zafferano di Sardegna” DOP, anche a seguito

di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo, in

confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione di origine, senza l’apposizione del

logo comunitario, a condizione che:

1)il prodotto a denominazione di origine protetta certificato come tale, costituisca il

componente esclusivo della categoria merceologica;

2)gli utilizzatori del prodotto a Denominazione d’Origine Protetta siano autorizzati dai

titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della D.O.P.,

riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole alimentari

e forestali. Lo stesso consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi

registri ed a vigilare sul corretto uso della Denominazione d’Origine Protetta.

In assenza di un Consorzio di Tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MIPAAF

in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. CE 510/06.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *