Da san Colombano a re Alboino: storie e leggende della colomba pasquale.

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Una lunga e complessa tradizione accompagna la vicenda legata all’origine della colomba pasquale.

Le più diffuse provengono dal settentrione e si aggirano intorno all’epoca longobarda.

La Leggenda di San Colombano.

Un’antica usanza che si è tramandata nel tempo a Milano, Pavia e dintorni, divulgandosi poi a macchia d’olio, riguarda il consumare una colomba di pane dolce per le festività pasquali. Tale tradizione pare essersi divulgata per celebrare il ricordo di San Colombano. La sua storia risale addirittura all’epoca longobarda, nel 612 d.C. e narra del suo arrivo in città (chi dice Pavia, chi Milano) e del sontuoso pranzo che gli venne offerto, ricco di selvaggina.

Benché non fosse venerdì egli rifiutò quelle sostanze troppo ricche servite in periodo di penitenza ( la leggenda vuole infatti che il tutto avvenisse in periodo quaresimale). La regina Teodolinda, non comprendendo il rifiuto di Colombano, si offese; ma ingegnosamente quest’ultimo riuscì a cavarsela affermando che avrebbero mangiato quelle pietanze dopo averle benedette. Detto fatto: Colombano con la mano destra fa il segno della croce sopra le succulente carni rosolate e queste d’un tratto si trasformano in delicate colombe di pane, dolci e bianche. La regina, sbalordita, comprese la santità dell’abate e donò il territorio di Bobbio dove nacque l’Abbazia di San Colombano. Da allora la colomba bianca divenne anche il simbolo iconografico del Santo e viene sempre raffigurata sulla sua spalla.

Re Alboino e l’assedio di Pavia.

Un’altra ipotesi sulla nascita della colomba pasquale è sempre ricollegata alla storia dei longobardi. Si narra infatti che verso la metà del VI secolo Re Alboino, sovrano dei Longobardi, dopo aver lungamente assediato la città di Pavia, riuscì ad occupare la città il giorno della vigilia di Pasqua del 572. Il re, prima di appiccare il fuoco alla città e trucidare i suoi abitanti ricevette diversi doni dalla popolazione in segno di sottomissione: tra di esse spiccavano dodici bellissime fanciulle con la speranza che riuscissero a placare l’ira funesta del sovrano. Proprio mentre Alboino meditava sul destino della città gli si avvicinò un vecchio artigiano con dei pani dolci e porgendoli al re come doni disse “ mio sire, le porto queste colombe come segno di pace nel sacro giorno di Pasqua”.

Il re assaggiò i dolci e ne restò così soddisfatto da proclamare pace immediata: “ inoltre” aggiunse “ rispetterò sempre le colombe, simbolo dei tuoi doni.” Leggenda vuole dunque, che grazie alla colomba pasquale la città di Pavia venne risparmiata assieme a tutti i suoi abitanti.

La colomba oggi.

Altre versioni rivendicano la creazione del dolce pasquale risalente alla genesi o alla battaglia di Legnano del 1176, quando tre colombe si posarono sopra le insegne lombarde e secondo il condottiero Carroccio portarono fortuna al suo esercito che infine sconfisse le truppe di Federico Barbarossa. Ma leggende e tradizioni a parte fu Dino Villani, già celebre al tempo per i suoi panettoni natalizi, che negli anni trenta del 1900 ideò un dolce per la festività pasquale. La ricetta venne ripresa da Angelo Vergani che negli anni quaranta fondò la Vergani sfl, azienda tutt’oggi produttrice di colombe.

Giangiacomo Morozzo


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