Il mercato italiano si dimostra molto vivace nel settore dell’e-commerce. Come ulteriore prova di questo fenomeno, il recente annuncio da parte di Google di un nuovo servizio che favorisce il contatto tra negozianti e acquirenti sul Web, attraverso il lancio di Google Shopping.

Gli italiani che navigano almeno una volta al mese sono circa 28 milioni, il 16% in più rispetto ad un anno fa. Analizzando il comportamento dei navigatori italiani durante la giornata, si registra un numero di utenti attivi tra 5 e 7 milioni nelle fasce orarie tra le 9  e le 24. In media si trascorrono online 1 ora e 35 minuti al giorno. Anche se il 21% di questo tempo è dedicato ai social network.

Il settore e-commerce nel nostro Paese si dimostra perciò molto attivo, ancora al di sotto dei livelli dei maggiori Paesi dell’UE. I consumatori italiani hanno acquistato nel 2010 prodotti e servizi per circa 11 miliardi di euro; le vendite online hanno raggiunto durante il 2010 i 6,5 miliardi di euro, con un aumento del 14%, superiore a quello registrato nello stesso periodo da Usa e Regno Unito (8%), e Germania (12%).

Le potenzilaità del mercato italiano hanno cominciato ad attrarre colossi come Amazon.com , che di recente ha lanciato in Italia il nuovo portale dedicato che ha già registrato 4 milioni di utenti unici in pochi mesi. Altro esempio è quello della società Groupon , portale di servizi e offerte molto vantaggiose, che in Italia ha già conquistato il 15% del mercato, con ottime prospettive di crescita.

Il lancio in Italia, Spagna e Olanda della versione beta di Google Shopping rappresenta questo nuovo fenomeno economico, legato all’e-commerce. Google Shopping è un motore di ricerca prodotti che consente agli utenti di trovare online le informazioni sugli articoli, di comparare i prezzi e di identificare il venditore dal quale effettuare l’acquisto.

Gli utenti possono cercare i prodotti dalla homepage di Google Shopping e hanno anche la possibilità di cliccare su “Shopping” nel pannello principale, in alto a sinistra della pagina dei risultati di ricerca, per visualizzare i risultati originati esclusivamente da Google Shopping. Con Google Shopping diventa più semplice per gli utenti individuare quali negozi online vendono l’articolo che stanno cercando, mentre i venditori hanno la possibilità di incrementare le vendite grazie al traffico indirizzato sui loro portali. I retailer possono registrarsi a Google Shopping gratuitamente, inserendo una lista dei prodotti in vendita nei propri negozi virtuali sul Merchant Center di Google.

Il fenomeno e-commerce deve perciò essere tenuto in considerazione per comprendere le nuove dinamiche macro economiche nazionali, considernado l’impatto che esso ha in termini di PIL. Infatti, in un recente rapporto stilato dalla BCG per conto di Google, l’economia di internet nel 2009 era pari a 28,8 miliardi euro, ovvero l’1,9% del PIL nazionale; nel 2010 ha raggiunto un valore di 32 miliardi circa, pari al 2,0% del PIL.

Il problema principale, per quanto riguarda l’elaborazione di questi dati, è che internet non viene ancora identificato come settore indipendente all’interno del paniere che compone il calcolo del PIL. Se fosse infatti considerato unicamente, il suo contributo alla crescita del PIL sarebbe del 8% nell’ultimo anno. Un’altro aspetto da evidenziare è come i ricavi della pubblicità online non sono inclusi nel calcolo del prodotto interno lordo; se l’evoluzione dell’online advertising continuerà al tasso registrato nel 2010 (15%), nel 2013 raggiungerà una quota tale da collocarsi al secondo posto dopo la TV.

Un bel risultato per un settore con enormi potenzilità di sviluppo ma che rimane ancorato ad una filosofia, tipicamente italiana, contraddistinta da uno scarso interesse per il digitale. Inoltre, la rete a banda larga non è così pienamente diffusa sul territorio come sarebbe necessario. Secondo le stime, su 156 distretti industriali dello stivale si concentrano ben 400 mila realtà produttive e di queste circa il 10%, ossia 50 mila aziende, risultano prive di connettività o connesse con velocità di gran lunga inferiori ai 2 mbit.

Anche dal punto di vista politico, mancano le iniziative, anzi si procede tagliando fondi che in realtà sarebbero necessari. A fronte dei 500 milioni di euro che sarebbero utili, secondo le analisi, per portare l’intero paese a 20 mbit,  si contrappongono gli 800 milioni previsti dal Ministero dello Sviluppo Economico, divenuti però appena 100 milioni, una cifra insufficiente per qualsiasi progetto su vasta scala.

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