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Osteria da Barbanera - Executive Chef Diego Attoli
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Microristorante di campagna, ampio spazio per pochi, per chi ricerca qualità tranquillità, solo 13 tavoli di cui 9 interni in una sala fusa tra il semplice bancone con camino e il suo soffitto in legno e rame, 4 tavoli esterni immersi nel verde.




  OSTERIA DA BARBANERA - EXECUTIVE CHEF DIEGO ATTOLI Viale Circe 244
04019 Terracina (LT)
italia


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ristoranti Morosini 7 Pizza e Cucina

Pizzeria Ristorante

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ristoranti Disìo Ristorante Siciliano

Fare il couscous per noi è un rito.


Ci riporta indietro nel tempo, quando eravamo bambini la domenica ci si alzava presto e, con i nonni o le mamme, andavamo al porticciolo per prendere i pesci per fare la zuppa direttamente dalle barche. Incocciavamo la semola nella mafaradda (un contenitore basso di terracotta smaltata) nel frattempo che la lasciava riposare nella maidda (la madia) metteva a cuocere la zuppa di pesce. Poi prendevamo la semola incocciata, la condivamo con tutti gli aromi e le spezie necessari, la mettevamo nella couscussiera  (una sorta di colapasta in terracotta) per poi metterla su una pentola con acqua e gli stessi aromi che usava per condire la semola. Impastavamo la farina con un po’ di acqua e sigillavamo la couscussiera  sulla pentola in modo che il vapore fuoriuscisse solo da sopra permettendo la cottura della semola, l’ impasto in più lo usava per fare i cuccureddi, dalla forma simile ai  taralli, che mettevamo sulla semola e quando risultavano cotti era il segnale che il couscous era pronto.

Il couscous deve cuocere almeno 90 minuti dal momento in cui il vapore inizia a fuoriuscire dalla couscussiera.

Nel frattempo colavamo il brodo e quando era ultimata la cottura del couscous lo bagnavamo con il brodo bollente e lo lasciavamo riposare almeno un ora nel lemmo (una bacinella di terracotta smaltata) con una coperta sopra per mantenere il calore.

Ancora oggi quando prepariamo il couscous nel nostro ristorante ci sembra di rivivere quei momenti, l’odore inconfondibile del mix di aromi che si utilizzano per condire la semola, la zuppa che sobbolle.


Fare il couscous è un rito.


Giuseppe Alongi e Antonio Vultaggio

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ristoranti Seve Ristorante Italiano


Il patron SEVERINO BASSANI è un pizzaiolo italiano che ha iniziato l'avventura a Shanghai nel 2004 portando tutto il suo amore e la sua passione per il cibo italiano. Ben noto tra le comunità occidentali e cinesi, Severino è uno dei nomi più famosi di Shanghai per il cibo italiano originale. 

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ristoranti Trattoria Piccolo Napoli di Corona Giuseppe

La Trattoria Piccolo Napoli è un raccolto e luminoso locale situato nel cuore del Borgo Vecchio, quartiere alle porte della città di Palermo.

La Trattoria Piccolo Napoli, fondata nel 1951 da Orazio e Rosetta Corona, accoglie da sempre i suoi clienti con cordialità offrendo Loro una cucina semplice e tradizionale. Dal 1976 Orazio affida la conduzione del locale al figlio Pippo che, con la moglie e i figli, ancora oggi rimane legata ai suoi valori fondanti, come quello della semplicità di un locale intimo e accogliente, ma soprattutto il gusto per una cucina casalinga che sa come distinguersi.


La Piazzetta Mulino Vento in cui si trova la trattoria è a Borgo Vecchio, senza dubbio in uno dei quartieri più caratteristici e popolari di Palermo, noto anche per il pittoresco mercato, uno dei tanti che ogni giorno animano la città siciliana. Questo quartiere si estende dal Teatro Politeama fino al porto, un tempo abitato esclusivamente da marinai e pescatori. Fu Don Carlo d’Aragona il Presidente e Capitano generale del Regno di Sicilia, a stabilire che “il Borgo”, questo il nome seicentesco del quartiere, diventasse la loro principale residenza. Risale a quel periodo la conformazione del borgo che sarebbe rimasta più o meno uguale fino alla fine del XVIII secolo, quando iniziò a diventare una zona commerciale.


In questo quadro si colloca anche la Trattoria Piccolo Napoli il cui desiderio è quello di far sentire ciascuno a casa propria, gustando il pescato della giornata e la cucina tipica palermitana. Alla Trattoria Piccolo Napoli si può mangiare alla carta ma, la maggior parte dei clienti abituali, preferisce farsi consigliare dai padroni di casa, come si addice ad un classico locale a gestione familiare.


La Sicilia ha la flotta di pescatori più grande d’Italia che garantisce all’isola una grande quantità di pesce fresco ogni giorno. Le specie che si trovano più facilmente nelle acque che circondano l’isola sono l’acciuga, l’aguglia, il cicerello, il pesce Sciabola, la sardina, lo sgombro, il tonno, il pesce spada e la ricciola, ma abbondano anche crostacei e molluschi.
La cucina palermitana, così come quella dell’intera isola, dal 2010 è stata riconosciuta dall'UNESCO come bene protetto nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità. Protagonisti sono i vegetali e le carni rosse, bianche, il pesce e i latticini, infatti esistono in tutta l’isola tantissime varietà di formaggi locali.


Il pesce gustato da Trattoria Piccolo Napoli di solito viene accompagnarlo con del vino bianco. In realtà questo tipo di accostamento non è obbligatorio, infatti, esistono alcune tipologie di vino rosso altrettanto indicate. Il Barolo o il Brunello sono rossi indicati per pasteggiare con pesci magri e con il pesce azzurro mentre gli spumanti rosè sono ottimi per liberare la bocca dal grasso dall’olio della frittura del pesce. Se invece la cena comprende del pesce al forno o in crosta, zuppe, risotti di mare o la classica spaghettata di cozze, si può optare per vini rosati o rossi novelli. Per quanto riguarda gli abbinamenti con un rosso corposo, è possibile berlo con dei crostacei conditi con aglio, pomodori e peperoncino.


Tutto questo e tanto altro si può gustare alla Trattoria Piccolo Napoli, dove mangiare significa entrare nella storia della ristorazione palermitana sentendosi a casa propria.