I AM BAMBÙ non è un'operazione commerciale costruita a suon di marketing, bensì un sogno sussurrato dalla foresta di bambù di Maui (Hawaii)...



I AM BAMBÙ è una visione divenuta realtà grazie a passione, convinzione, dedizione, caparbietà e sacrificio.

Ringrazio l'occasione fortuita di trovarmi a fare trekking in una foresta di bambù a Maui, isola delle Hawaii "in the middle of nowhere", come dicono da quelle parti.

Subito mi sono innamorata del bambù vegetale, perché riunisce in sé qualità eco-sostenibili incomparabili. Inoltre, nel suo essere strong and flexible, è stato un'illuminazione sul lifestyle da perseguire per vivere o sopravvivere in un mondo che pare avere perso la speranza. Non da ultimo, mi sono piacevolmente stupita della morbidezza del tessuto, nonostante la materia prima sia molto dura e resistente.

La lampadina ormai si era accesa e rientrata in Italia ho iniziato un percorso di studio e ricerca pionieristica, perché volevo fare a modo mio.
Volevo creare un prodotto che onorasse la parola 'rispetto' sia nei confronti dell'ambiente sia dell'umanità e quindi del cliente finale. Volevo concretezza, essenza e qualità.
Dopo un periodo d'incubazione, era arrivato quello dell'azione. Decisa ad investire le mie risorse economiche e di knowhow, nacque I AM BAMBÙ.

Il nome del marchio non è casuale. Doveva racchiudere la nascita del concept in terreno americano e la produzione artigianale italiana. Doveva evidenziare l'attenzione per l'essenza delle cose e l'identificazione personale. Doveva ricordare la materia prima, in quanto portatrice della differenza rispetto agli altri materiali per le sue peculiari caratteristiche.
Decisi quindi per l'utilizzo del verbo essere in inglese, nella declinazione della prima persona, che magicamente coincide con le iniziali del mio nome: I AM (Angela Maria) e per la parola BAMBÙ, scritta in italiano per richiamare la lavorazione in Italia.

I AM BAMBÙ vuole promuovere uno stile di vita ECO & SOCIAL FRIENDLY a partire dall'utilizzo della materia prima.
Il bambù è una delle risorse mondiali più rinnovabili ed un'alternativa ecologica responsabile per salvaguardare il pianeta. È la pianta erbacea più veloce a raggiungere la maturità, non ha bisogno di pesticidi ed emette più ossigeno delle altre piante. Le sue radici migliorano la qualità del terreno e riducono l'inquinamento dell'acqua.

La specie utilizzata per i prodotti I AM BAMBÙ non è quella di cui si nutrono i Panda perché si vuole vestire di natura ma non danneggiarla.

La fibra di bambù è 100 biodegradabile come il prodotto finito di I AM BAMBÙ, che pone attenzione anche al proprio packaging scelto in cartone riciclato.

I prodotti I AM BAMBÙ sono scientificamente testati e conformi alla ko-Tex Certification garantendo una lavorazione naturale e salutare per il nostro corpo.

I AM BAMBÙ vuole promuovere ed esaltare la professionalità italiana della lavorazione artigianale per ottenere il massimo della qualità possibile in prodotti pensati e creati in esclusiva.
La materia prima è importata, in quanto in Italia non ci sono foreste di bambù ma il processo lavorativo del design, produzione e confezione è artigianalmente made in Italy.

La modellistica è pensata nel dettaglio per offrire una vestibilità perfetta. L'utilizzo di un tessuto innovativo lavorato artigianalmente permette prestazioni resistenti nel tempo.

La precisione della confezione garantisce un prodotto finale consono alla migliore tradizione artigianale italiana.

  I AM BAMBU' Via Giovanni A Prato 4
38122 Trento (TN)
italia
04611581701
info@iambambu.com

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artigianato Gianfranco Montano Bespoke

L’eccellenza italiana in una calzatura: nasce il calzolaio 3.0

Potremmo definirle “Storie all’italiana” o più semplicemente storie di chi ama la sua terra e, per tornarvi, si reinventa con un’idea imprenditoriale d’altri tempi


Gianfranco Montano Bespoke, ventottenne di Sant’Arcangelo in Basilicata, ha trovato la sua vocazione ed è oggi un richiestissimo calzolaio.

Gianfranco come nasce “La Bottega del Calzolaio”?
“Lavoravo al Nord, a Parma precisamente, per un’azienda farmaceutica ma l’idea di potere tornare nella mia terra d’infanzia era sempre più forte. Per farlo però avevo bisogno di un lavoro e qui, di questi tempi, non è la cosa più facile. Riflettei a lungo ed alla fine arrivò l’idea di riportare in voga una tradizione ormai tramontata: il calzolaio”.

Come ha imparato questo mestiere?
“Maestro è stato mio zio che, a Firenze, insegna calzoleria. Fu lui ad insegnarmi l’abc di questo lavoro, tanto bello quanto a volte difficile. In poco tempo fui in grado di creare da zero una scarpa, riportando così in vita una tradizione, aggiungendovi dell’innovazione”.

Cosa intende per innovazione?
“Tutta una serie di accorgimenti che rendono una tradizionale scarpa fatta a mano una creazione da ‘fare invidia’ per modello, forma e, ovviamente, materiale utilizzato, sempre di massima qualità”.

Come realizza una nuova calzatura?
“Accolgo il cliente in laboratorio e cerco di porgli delle domande che mi permettano di individuare gusti, esigenze, aspettative. Da lì parte l’ideazione su carta del modello, con una forma personalizzata e, a seguire, il montaggio della scarpa con il pellame, dalla tomaia a tutto il resto della scarpa. Per finire la patinatura”.

Quindi ogni modello è unico?
“Sì, tutto nasce dalla mia fantasia e da quello che il cliente desidera ricevere. Al valore aggiunto della qualità va così aggiunto quello della personalizzazione e dell’unicità della scarpa. In un mercato globale sempre più standardizzato noi offriamo un prodotto unico e irriproducibile”.

Ed i materiali utilizzati?
“Solo selezionati e di massima qualità, siano pelle vegetale, vitello, coccodrillo o altre richieste del cliente”.

Chi si rivolge a voi per queste magnifiche scarpe?
“Per ora produciamo prevalentemente scarpe da uomo, per una clientela che parte dai 20 anni fino ai 60. Gli ordini inizialmente erano locali ma poi, a poco a poco, sono arrivare richieste da tutta Italia e, in ultimo, dal mondo. Lavorare con i social ci permette di non avere confini e, con la realizzazione del nuovo sito, a partire dal prossimo anno, cercheremo di essere ancora più presenti”.

Cosa significa essere calzolaio nel 2017?
“Avere riscoperto una professione solo all’apparenza morta ma in verità viva e meritevole di risplendere come un tempo. Siamo italiani, patria della qualità manifatturiera e quindi è giusto puntare su questa eccellenza e farla riscoprire al mondo. Essere calzolaio significa svolgere un lavoro sotto certi punti di vista difficile per impegno, determinazione e caparbietà davanti alle difficoltà, ma è anche una professione che porta grandi, grandissime soddisfazioni”.


Di Valentina Colleoni

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abbigliamento Abbigliamento Lesti