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Alimentari Arrigoni Dal 1894
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…il bisnonno Carlo Arrigoni, per far conoscere il suo formaggio speciale, scese da un piccolo borgo della Val Taleggio e riempendo una carriola di tutto legno, arrivò in un paese curioso, crocevia di tre province, Milano, Bergamo, Cremona, incrocio di due fiumi, Adda e Brembo, di due dialetti, milanese e bergamasco.

Nulla poteva allentare la tenacia per intraprendere a valle la sua nuova attività, avendo dalla sua la capacità di produrre il “bianchino”, formaggio a pasta cremificata bianchissima arrotolata in tele di juta e tagliata con un semplice coltello da tavola senza lama, pesato mozzando a mano la parte che eccedeva al peso fisso stampigliato sulla carta di 150 grammi.

Produrre il bianchino richiedeva un buon latte, ma soprattutto un allevatore che non allungasse in percentuale elevata l’alimento necessario per la speciale produzione.


Nessuno credeva nelle capacità del bisnonno, ma solo per la curiosità di renderlo ridicolo, qualcuno accettò la sfida e promise di aiutarlo. Grazie a questo coraggioso personaggio, Carlo non solo riuscì a far conoscere il suo bianchino, ma poco meno di un anno dopo, iniziò la produzione di un altro super formaggio, il vero taleggio o come tutti lo conosceranno il “taleggio vero”.

Il prodigioso latte veniva raccolto in rudimentali fusti di legno e trasportato con carretto e cavallo. Questo lavoro spettava a Giuseppina, giovane moglie maritata con Giuseppe, figlio di Carlo, fautore della leggendaria transumanza.


Essendosi consolidato il consumo, la produzione aumentò e aumentarono le opportunità riuscendo così a sfruttare lo scarto della produzione lattiero casearia per una parallela attività quale l’allevamento suino; il siero veniva così riciclato come sostanza liquida proteica per il nobile animale di cui nulla si scarta.

Antonio, fratello di Giuseppe era un esperto salumiere, insaccava salsiccie, salamelle e salami, con carne proveniente dall’allevamento suino, destinato al consumo della famiglia e successivamente anche alla vendita. Giuseppe e Pina accrebbero in modo esponenziale le capacità commerciali aggiungendo alle precedenti attività anche quella della macinatura del granoturco, con un vero mulino, fatto di legno, cinghie e ruote che alimentavano gli ingranaggi.

Protagonista di questa nuova evoluzione fu Giovanni, figlio di Giuseppe, che alla morte prematura del padre o forse ancor prima a causa di una poca propensione al commercio del genitore, decise di commercializzare il goloso formaggio in tutti i paesi limitrofi. Giovanni non abbandonò la vendita del bianchino ma incrementò la stessa procurandosi la pasta necessaria ed elaborandola per ottenere ciò che suo nonno faceva con tanta determinazione.


E ’questo l’inizio di una nuova e ancora presente attività, sconosciuta allora ed ora rivalutata e sfruttata da tutti. Giovanni fu il capostipite degli attuali affinatori, i quali scelgono, acquistano ed elaborano il prodotto “formaggio”.

Oltre Carlo, Giuseppe e Giovanni, tante figure femminili hanno contribuito non a poco a sviluppare questa attività esclusivamente a carattere famigliare, ma raramente figurano nella storia di tutte le famiglie, così dopo più di cent’anni di attività, siamo arrivati all’attuale generazione, la quale allarga le prospettive aggiungendo alla vendita del prodotto caseario e dei salumi ogni genere di prodotti alimentari.

Selezionatori di prodotti che fanno la storia del nostro paese come quel paese curioso che invogliò un allora giovane casaro a fermarsi e coltivare un orto di rare prelibatezze e soprattutto farle conoscere ed assaggiare a chi questa fortuna non poteva avere.


Io, adesso come allora seleziono, confronto le diverse produzioni e scelgo quello che per me è il meglio per portarlo a maturazione ottimale ed offrirlo ai nostri clienti, lavoro con la consapevolezza di offrire la qualità di un prodotto nato per chi se ne intende, cresciuto con la ricerca della qualità e venduto al solo fine di soddisfare il palato.

Vorrei trasmettere ad altri la passione che ho innata per continuare quell’attività con lo stesso stile che i nostri “vecchi “ ritenevano fosse necessario per fare qualsiasi attività.






  ALIMENTARI ARRIGONI DAL 1894 Prolungamento di Via Giuseppe di Vittorio 5/7
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