Sagrantino di Montefalco DOCG

SAGRANTINO di MONTEFALCO
DOCG D.M. 09/10/1992


Art 1 La denominazione di origine controllata e garantita “Sagrantino di Montefalco ” è riservata al vino rosso, nelle tipologie:
vino rosso secco
vino rosso passito
che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Art 2 La denominazione di origine controllata e garantita “Sagrantino di Montefalco” è riservata al vino di cui all’art 1 ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno:
Sagrantino al 100%
Art 3 Le uve destinate alla produzione del vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata che comprende l’intero territorio amministrativo del comune di
Montefalco
e parte del territorio dei comuni di:
Bevagna Gualdo Cattaneo Castel Ritaldi
Giano dell’Umbria
In provincia di Perugina
Tale zona è così delimitata:
da una linea che, partendo dal punto di incontro del confine comunale di Montefalco con il torrente Teverone a nord-ovest di quota 206, prosegue, in direzione sud, lungo il confine del territorio comunale fino a Mercatello. Da Mercatello, la linea di delimitazione, percorre in direzione sud-est la strada fino a Bruna dove incrocia la strada per San Vito che percorre fino a quota 250. Da qui la linea di delimitazione prosegue risalendo un fossatello toccando successivamente le quote 254 e 276; indi prosegue oltre detto fossatello seguendo una carrareccia esistente che passando per quota 351 in prossimità Le Fosse imbocca in direzione sud-ovest la strada Castel Ritaldi-Francocci fino ad incontrare il confine comunale di Castel Ritaldi.
Segue detto confine comunale in direzione C. Lombricchio e prosegue su detto confine, passando per Fosso Rovicciano, quota 452, 445, 488 raggiungendo quota 436 nei pressi di C. Mazzoccanti. Da questo punto la linea di delimitazione prosegue in direzione nord-ovest in comune di Giano dell’Unbria, inizialmente lungo una carrareccia ivi esistente, indi seguendo un fossato e toccando le quote 389 e 377, raggiunge la quota 360 in prossimità di Passo della Puglia.
Di qui la linea di delimitazione segue la carrareccia per il Seggiano passando per le quote 411, 424 e 455. Di qui seguendo sempre la carrareccia e poi un tratto di spartiacque, raggiunge quota 459 e sempre sul crinale, aggira il centro abitato di Giano dell’Umbria, indi prosegue su una carrareccia che tocca quota 530, 552 549 (Casa Mancini) 546. Continua in direzione Casa Casali a quota 549 e di frazione Castagnola e poco prima della frazione stessa imbocca il sentiero esistente che porta a quota 406. Di qui la linea di delimitazione percorre in direzione nord-ovest (Tamagnino), la carrareccia esistente, toccando successivamente le quote 415, 409. Prosegue poi in direzione sud-ovest (Montecchio) toccando le quote 419, 427, 454 e percorrendo sempre detta carrareccia fino ad incontrare il confine comunale di Giano dell’Umbria che segue in direzione nord lungo il Fosso del Peccato fino a quota 341 in prossimità di Casa Regnicolo. Da questo punto, la linea di
delimitazione segue un fossatello esistente e toccando quote 436 e 389 raggiunge la carreggiabile per Le Torri, toccando successivamente le quote 422, 431 e 435.
Da località Le Torri, la linea di delimitazione continua lungo la carreggiabile per S. Terenziano che percorre in direzione nord-ovest fino in prossimità di quota 528. Di qui raggiunge la polla d’acqua in prossimità di quota 524 e segue il fossatello esistente, in direzione nord, passando per quota 322 e più oltre lungo il fosso di Sagrano, proseguendo sempre in direzione nord, risale a quota 344, raggiunge località Il Casino e di qui imbocca una carrareccia che passando per quota 448 raggiunge quota 453. Di qui, la linea di delimitazione procede verso nord, in direzione Il Mulinaccio seguendo il fosso Malvano che discende fino a quota 254 da dove devia in direzione est lungo il fosso tra Casa Vignale e Casa Sant’Angelo fino a raggiungere la carrareccia per Casa Antica. Segue tale carrareccia toccando successivamente quota 491, Casa Antica, quota 479, 451 in prossimità di casa Azzolina e prosegue oltre, sempre su detta carrareccia in direzione sud-est passando per Santa Maria, Case Mattia, Castello e Sant’Andrea. Raggiunge, quindi, quota 320, punto d’incontro con la carreggiabile per Ponte di ferro, che segue in direzione sud, toccando successivamente le quote 343,350, 382 e, poco oltre imbocca la carrareccia che raggiunge a quota 415, la carreggiabile per Casa Bordoni che segue per breve tratto, indi riprende la carrareccia che scende a quota 372, 315. Di qui, la linea di delimitazione continua in direzione sud-est discendendo l’impluvio e toccando successivamente quota 293, 290, 279 fino a raggiungere la confluenza del torrente del Molino con il torrente Puglia. Risale quindi il torrente del Molino fino a quota 287 (Bastardo). Dal Bastardo la linea di delimitazione segue la carreggiabile per Ponte di ferro in direzione nord-est, fino in prossimità di quota 294, indi, in direzione nord-ovest, raggiunge Ponte di ferro, lo supera passando per le quote 257, 251, 247, 246, costeggia Podere Romita, Casa Castellani, Casa Orazio, Poderetto e raggiunge quota 209, in prossimità di Madonna della Puglia.
Da questo punto la linea di delimitazione segue, in direzione nord, il fosso Rubiantino toccando le quote 221, 226, 228 e, poco oltre, devia in direzione est risalendo il fossato esistente fino a raggiungere la carrareccia per Podere Torre Pomonte, in prossimità di quota 316, che segue per breve tratto. Quindi risale l’impluvio esistente che passa per le quote 279, 299, 370 e 436. Da quota 436, la linea di delimitazione imbocca la carrareccia esistente in direzione sud-est e la percorre toccando successivamente quota 427, 435, Casemarco, Casa La Botte, Podere La Romita, quota 395, Casa Piccini fino a raggiungere il fosso Castellara, in prossimità della quota 470.
Discende tale fosso fino ad incontrare una carrareccia che costeggia ad ovest la località Le Macchie sino a raggiungere la quota 326 laddove incrocia il fosso che costeggia a nord la località Bentino, lungo il quale risale, toccando quota 378, fino a raggiungere la quota 550.
Sempre lungo il corso d’acqua, la linea di delimitazione risale verso nord per circa 300 metri, fino ad incontrare la carrareccia esistente che segue percorrendola in direzione est fino a raggiungere quota 590 e poi, in direzione nord, costeggiando Casa Puccini raggiunge, superata quota 626, il fosso esistente, in prossimità di quota 647. Ridiscende tale fossato in direzione nord-est fino alla quota 304 dopo aver superato Casa Figarelli.
Da quota 304, la linea di delimitazione raggiunge la carreggiabile esistente e la percorre in direzione ovest fino in prossimità della quota 455. Di qui segue la carrareccia che costeggia a sud-ovest Colle del Pino e raggiunge il fosso di Nasso, lo segue in direzione nord fino alla confluenza di questi con il rio dell’Acqua Rossa che risale in direzione nord-ovest fino in prossimità di Casa Bollena.
Attraversa la strada per tale cascina e prosegue per l’impluvio che in direzione nord raggiunge il fosso di Castelbuono, lo percorre in direzione nord-est fino ad incontrare la carrareccia per la località Il Collaccio. La percorre in direzione nord fino a quota 338 ove raggiunge il fosso Rapace. Segue il fosso Rapace, in direzione nord, fino in prossimità di Limigiano, punto di confluenza con il fosso Casco dell’Acqua. Risale quest’ultimo fino a
quota 276 e quindi imbocca la carrareccia che, in direzione nord-est, raggiunge la strada per Cannara sul confine comunale di Bevagna. Segue per il confine comunale di Bevagna in direzione nord-est fino in prossimità di Casa Pesci ove incontra la Via Ducale che percorre fino a quota 198, poco oltre Ponte dell’Isola.
Segue quindi la carreggiabile che costeggia ad est il convento dell’Annunziata e a quota 213, in prossimità di Capro, riprende la Via Ducale che percorre fino a Bevagna e più esattamente fino in corrispondenza di quota 204 ove detta strada raggiunge il torrente Teverone.
Da qui la linea di delimitazione segue il torrente Teverone fino a raggiungere il punto d’incontro del torrente con il confine comunale di Montefalco, a nord-ovest di quota 206 ove la delimitazione ha avuto inizio.
Art 4 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le relative caratteristiche.
Sono pertanto da considerarsi idonei unicamente i terreni collinari di buona esposizione con esclusione dei fondovalle.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
E’ esclusa ogni pratica di forzatura.
La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” non deve essere superiore a
80 quintali per ettaro di vigneto in coltura specializzata.
Al limite massimo di resa in ettaro sopra indicato, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione totale del vigneto non superi del 20% il quantitativo sopra indicato.
La regione Umbria, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle condizioni ambientali di coltivazione, può stabilire un limite massimo di produzione di uva per ettaro inferiore a quello fissato dal presente disciplinare di produzione, dandone immediata comunicazione al Ministero dell’agricoltura e delle foreste ed al Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini.
Le uve, di cui all’art 2, destinate alla vinificazione, devono assicurare ai vini a DOCG un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
Sagrantino di Montefalco secco 12,50%
Sagrantino di Montefalco passito 14,00% dopo l’appassimento.
Art 5 Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nell’ambito territoriale dei comuni compresi, anche solo in parte, nella zona di produzione delle uve di cui all’art 3.
E’ inoltre facoltà del Ministero dell’agricoltura e delle Foreste consentire che tali operazioni siano effettuate anche nell’ambito territoriale dei comuni di
Foligno Spoleto
E per il solo invecchiamento nel comune di
Marsciano
Tutti in provincia di Perugia
a condizione che si tratti di casi preesistenti d’aziende singole od associate che già vinificano o invecchiano al momento dell’entrata in vigore del presente disciplinare di produzione.
La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore:
Sagrantino di Montefalco secco 65%
Sagrantino di Montefalco passito 45%
riferito allo stato fresco dell’uva.
Qualora le rese uva-vino superino i limiti sopra riportati le eccedenze non avranno diritto alle rispettive denominazione di origine controllata e garantita.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche, leali e costanti, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.
Il vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” nella tipologia secco non può essere immesso al consumo se non dopo aver subito un periodo di invecchiamento di almeno:
trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno.
Il vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco passito” non può essere immesso al consumo se non dopo aver subito un priodo di invecchiamento di almeno:
trenta mesi.
I periodi di invecchiamento, di cui sopra, decorrono dal
1° dicembre dell’anno di produzione delle uve.
Art 6 I vini a DOCG “Montefalco” all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Sagrantino di Montefalco secco
Colore: rosso rubino intenso, talvolta con riflessi violacei e
tendente al granata con l’invecchiamento;
profumo: delicato, caratteristico che ricorda quello delle more
di rovo;
sapore: asciutto, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,00%
acidità totale minima: 5,00 grammi/litro
estratto secco netto minimo: 26,00 grammi/litro
Sagrantino di Montefalco passito
Colore: rosso rubino carico, talvolta con riflessi violacei
E tendente al granata con l’invecchiamento;
profumo: delicato, caratteristico che ricorda quello delle
more di rovo;
sapore: abboccato, armonico, gradevole;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,50%
residuo zuccherino minimo: 30,00 grammi/litro
acidità totale mima: 5,00 grammi/litro
estratto secco netto minimo: 30,00 grammi/litro
E’ facoltà del Ministero dell’Agricoltura e delle foreste di modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
Art 7 Nella designazione e presentazione dei vini a DOCG “Sagrantino di Montefalco” in deroga alle misure stabilite dagli articoli 1 e 6 del presente disciplinare, può figurare il nome del vitigno “Sagrantino” seguito dalla specificazione “di Montefalco”.
In ogni caso il nome del vitigno deve figurare in etichetta alla stessa altezza del nome geografico “Montefalco” oppure al di sotto della dicitura “denominazione di origine controllata e garantita” e pertanto non può essere intercalato tra quest’ultima dicitura ed il nome “Montefalco”, inoltre il nome del vitigno “Sagrantino” deve figurare in etichetta in caratteri di dimensioni non superiori a quelli utilizzati per la DOCG “Montefalco”, della stessa evidenza e riportati sulla medesima base colorimetrica.
Nella designazione del vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” le specificazioni di tipologia “secco, passito” devono figurare al di sotto della dicitura “denominazione di origine controllata e garantita” ed essere scritti in caratteri di dimensioni non superiori a quelli utilizzati per la DOCG “Sagrantino di Montefalco”, della stessa evidenza e riportati sulla medesima scala colorimetrica.
E’ vietato usare assieme alla DOCG “Sagrantino di Montefalco” qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: superiore, riserva, selezionato, extra. Fine e similari.
E’ consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
Le indicazioni tendenti a specificare l’attività agricola dell’imbottigliatore quali: viticoltore, fattoria, cascina, podere ed altri termini similari sono consentite in osservanza delle disposizioni della Comunità Europea e nazionali in materia.
E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento ad unità amministrative, frazioni, aree e località dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto, alle condizioni previste dal decreto ministeriale 22/aprile/1992.
Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” deve figurare l’indicazione, veritiera e documentabile, dell’annata di produzione delle uve.
Art 8 Ai fini della utilizzazione della DOCG “Sagrantino di Montefalco”, ai sensi dell’art 13, comma 1, delle Legge n. 164/92, deve essere sottoposto nella fase di produzione ad una analisi chimico fisica ed organolettica e ad un ulteriore esame organolettico nella fase precedente all’imbottigliamento secondo le norme all’uopo stabilite dal Ministero dell’Agricoltura e delle foreste.
Il vino a DOCG “Sagrantino di Montefalco” deve essere immesso al consumo in bottiglia o altri recipienti di vetro di capacità non superiore ai cinque litri, muniti di un contrassegno di Stato, applicato in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza l’inattivazione del contrassegno stesso, ai sensi dell’art 23 della Legge 164/92.
I recipienti di cui al comma precedente devono essere chiusi con tappi di sughero e, per quanto riguarda l’abbigliamento e la tipologia, confacenti ai tradizionali caratteri di un vino di particolare pregio.
Art 9 Chiunque produce, vende, pone in vendita, o comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata e garantita “Sagrantino di Montefalco”, vini che non rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare è punito a norma degli articoli 28, 29 30 e 31 della legge 164/92.

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